sabato 25 luglio 2009

Il Grande Caldo

Alfine la grande reunion ha avuto luogo.
Era nell'aria già da tempo, con vari messaggi su Facebook e mail, tentativi per conciliare le mirabolanti vite di tutti e farci arrivare compatti alla stessa ora sul medesimo binario esistenziale.
Sto parlando della cena con gli ex compagni del liceo, momento della vita che trova appassionati e detrattori in parti uguali, ma che comunque ha luogo inesorabilmente, pietra miliare, bilancio vitale, serata di relax e svacco piacevole (nella mia accidiosa prospettiva, ovvio). In questi casi tanti si danno alla macchia, accampando rogne sul lavoro, mogli o mariti gelosi, vacanza con la suocera, i denti o le colichette del pargolo, ricoveri ospedalieri per togliere la maledetta cisti dal malleolo, e così cantando. Del resto, diciannove anni di distanza dalla maturità, che in una vita sono anni luce, mordono il fisico e l'anima, ed è comprensibile che tanti non vogliano più ricordare i cinque anni che sconvolsero il mondo, magari ci hanno speso un botto di euro in analisti per dimenticare la tizia bellina con le treccine che li ha illusi e lasciati per morti, affossando l'autostima e minando una libido che altrimenti sarebbe potuta essere più che discreta, oppure l'insegnante sadica che sorrideva e ti pigliava per il culo, dandoti tre nel compito su Kant (quanto odio Kant ancora, Gesù), o infine i piovigginosi pomeriggi adolescenziali, quando, come canterebbero i Cure, piove anche dentro di te, e la vita non arriva mai.
Però pero. Adesso andiamo tutti quasi per i 38, ohimè qualcuno li ha già fatti, e quindi la cena di classe è la nostra piéce de résistance, c'è un piccolo fondo torbido in noi che si agita, non decanta mai del tutto, sorride malvagio. Vogliamo vedere come si sono ridotti gli altri. Dai, io faccio outing, ammettetelo anche voi. Vogliamo tutti vedere come sono invecchiati i compagni di banco, a parte quelli che abbiamo visto di recente o che frequentiamo più spesso, ai quali ci siamo insomma abituati e che vedremo in una prospettiva normale. Di fronte agli altri simuleremo un educato sgomento.
Dimenticando che loro faranno lo stesso.
Camillo si è sbattuto un sacco per organizzare tutto, tanto per dirne una. Le reunion sono sempre partite da lui, il liceo è (parole sue) uno dei periodi più belli della sua vita (e io aggiungerei, madunina bela, pensa al resto, allora). Lui è veramente un puro, gentile, un'anima bella, se ce ne sono ancora in giro. Un ragazzo buono, sul serio. E ha fatto il diavolo a quattro per trovarci tutti via web, via telefono, via piccione viaggiatore.
La pizzata era prevista a casa sua, in giardino, e sfiga ha voluto che capitasse nei giorni della cosiddetta bolla d'afa, con i 35° che ti squagliavano l'infradito sotto i piedi. E così, dopo il lavoro, e un giretto di negozi e d'aria condizionata, Elena ed io ci siamo incontrate per gustarci lo spritzetto nell'incasinata piazzetta della ridente Mirano, con i ragazzini scout che impazzavano ovunque, ballando e cantando sfiatati su di un palchetto improvvisato, sotto il sole (sventurate creature, che pena vederle correre attorno alla piazza nella canicola, io manco per cinquemila euro scollavo il mio regale sedere dallo sgabello, all'ombra). Con Elena siamo state compagne di banco storiche, lei mi dava di gomito perché copiassi il compito di greco da lei ma io rifiutavo sempre, cortese ma ferma, preferendo un onesto quattro tutta farina del mio sacco. Penso fosse un caso piuttosto significativo ma affascinante di masochismo. Lei ricorda ancora con meditabonda ammirazione le mie letture di Jay McInerney e Raymond Carver durante le mortifere lezioni di fisica e matematica, quando il professore veniva lì e mi guardava con i suoi occhietti da camaleonte, in grado di ruotare indipendenti a 180°, capendo in un attimo che al Nobel non ci sarei probabilmente mai arrivata.(Ho sempre puntato a quello per la Pace, mi sembra di avere, non so, un pelo più di chance lì, ecco).
Così, mentre chiacchieravamo e ci preparavamo psicologicamente per la serata, il sole mangiava le ore, come dice sempre la Mama. Io, ovviamente, le ho scroccato un passaggio fino alla ancor più ridente S. Maria di Sala, alla casa vecchia di Camillo. Il quale aveva approntato tavolini, Cochecole, patatine puff al formaggio (le quali alle reunion non mancano mai), di tutto di più tranne la cosa che in assoluto urge maggiormente in queste situazioni, ovvero l'alcool, il dolce solvente/collante sociale che scioglie e riassembla la gente in queste e in pratica in tutte le situazioni. Camillo è astemio, ebbene sì.
Inutile dire che gli abbiamo fatto il cazziatone, incolpandolo dell'afa e invitandolo a condizionare l'intero paese. Lui ci guardava sinceramente contrito, come se fosse davvero colpa sua. Ma con gli uomini come lui è troppo facile, come sparare a Titti mentre si dondola sul trespolo.
Via skype avevamo anche il collegamento con Gaia, da Milano, influenzata e a casa per forza, costretta a subire le nostre attenzioni moleste circa la sua vita privata. Lei era acciaccatissima e tossicchiante, ma è rimasta fino alla fine (io, in tutta franchezza, sarei svenuta prima). Devo dire che la Beck's che sorseggiava non mi sembrava l'antidoto più efficace per la febbre, ma comunque. Poi è capitato lì in velocità Ettore con il suo splendido pupo primogenito, solo per salutarci. Sua moglie aveva partorito una bimba due giorni prima e lui, dopo averci salutati, è tornato da lei in ospedale. E come biasimarlo, rivedere anche lui è stato davvero bello. E' un ragazzo sempre sorridente, ha lo stesso vocione basso di quando aveva quattordici anni. L'avevo visto in tribunale e sua moglie aspettava il primo figlio, e adesso han fatto ambo.
Poi alla spicciolata sono arrivate Luisa, Marta e Cecilia, tutte eleganti e tirate a lustro, Luisa addirittura con le paillettes sulla canotta, e le donne devo dire che erano tutte stragnocche e decisamente renitenti alla vecchiaia.
Marta però ha decisamente affermato che si crepava dal caldo e che una pizzeria gelida era l'unica per mangiare e non morire. Ci ha trovati tutti d'accordo, saremmo tornati al giardino di Camillo dopo cena, per le ciacole notturne.
Con una entrata d'effetto è arrivato l'altro giovanotto della serata, Flavio, stazzonato ma fascinoso, con una pacca di sonno addosso che la metà bastava, e naturalmente anche lui necessitante di alcool. Gaia ce la siamo portata in pizzeria col computer, poi abbiamo staccato il collegamento perché Flavio aveva il pc vicino e diceva che stava andando arrosto dal caldo.
Naturalmente, facevamo un sacco di battute alla Verdone, citavamo "Compagni di scuola" e il famigerato "Ma tu chi sei? Fabris...primo banco, a destra...", con tutti i personaggi che prendevano di mira l'ex bello e capellone divenuto uno straccio calvo e smagrito ("ahò, te c'hai avuto un tracollo!"), e intanto raccontavamo aneddoti spaventosi sugli assenti, splendide malignità luccicanti come diamanti, battute sui recenti episodi politici, narrazioni sulle epopee sentimentali che avevano condotto a matrimoni, fidanzamenti, divorzi...le conversazioni era sciolte, si sovrapponevano, si sommergevano, giocavano e si intrecciavano, si interrompevano come capita sempre quando hai un casino di cose da raccontarti, vent'anni più o meno sono tanti, ed anche se eravamo in pochi e le defezioni erano state tante, già così eravamo immersi in un beato bordello (considerando anche che Camillo ha un tono di voce che si fa agevolmente sentire da una valle all'altra, e assordava tutti). Abbiamo riso da matti.
Il giardino, dopo cena, era già più fresco, le zanzare si erano finalmente ritirate satolle e sonnacchiose, la citronella bruciava gagliarda e illuminava facce da quasi quarantenni, un po' scavate e marcate, un po' stanche ma tutto sommato sfuggite per miracolo alle procelle troppo brutali che si possono incontrare in navigazione.
C'è stato un momento perfetto, almeno per me, di sospensione, di serenità, di realizzata beatitudine, in cui mi sono sentita nel posto giusto con delle persone che non avevo avuto modo di capire bene, perché in realtà da adolescente sei già troppo incasinata a conoscere te stessa, figurati gli altri...e innamorarsi di tutti i ragazzini del mondo non è conoscere davvero. Adesso li vedevo nella luce giusta, complessi, mutevoli, definiti dall'esistenza, essenziali. E mi piacevano davvero. L'unico dono che ti fa la vita è un paio d'occhi spietati e sinceri.
Quando ci siamo sentiti ben frollati dal sonno, ci siamo salutati con un appuntamento per settembre. Solo noi, a questo punto, pochi ma buoni, rilassati ma cazzuti.
E più che a Verdone io pensavo a "Il Grande Freddo", in originale "The Big Chill", vecchio film con William Hurt e Kevin Kline, e un castone stellare, anche quello su vecchi compagni di scuola che alla fine il tempo non divide e gela come gemme sulla pianta, ma in realtà rinsalda e riscalda.
E' un bel film. Sul serio.
Come la realtà.

10 commenti:

gillipixel ha detto...

Che meraviglia, Vale!!!...riesci a farmi piacere anche le cene di classe, che mi sono sempre state "on the browns" (trad.: sui maroni :-)
...ed il finale che hai scritto, poi...mi regalato un friccico di commozione...bravissima!!!

Esther ha detto...

Il frammento che mi ha colpito di piu' in questo bellissimo testo:
Adesso li vedevo nella luce giusta, complessi, mutevoli, definiti dall'esistenza, essenziali. E mi piacevano davvero. L'unico dono che ti fa la vita è un paio d'occhi spietati e sinceri.
Vai avanti. Questi sono i pregi di diventare grande. Dopo i 40 sara' la vita ancora molto molto molto meglio. Vedrai.

Galatea ha detto...

Chissà perché dai per scontato che il Nobel per la Letteratura non riusciresti a prenderlo... secondo me sì.
"Elena".

Vanessa Valentine ha detto...

Ah, ah, Gilli!"On the browns" è magnifica!!:))))))
Sì, le cene di classe andrebbero rivalutate, fanno bene all'autostima e ti fanno scoprire tante cose che non sai o non immagini...
E i film con gli amici ritrovati mi fanno frignottare un po', perché sono belli belli, davvero. Non ci posso fare niente, sono una tenerona...;)

Vanessa Valentine ha detto...

Grazie, Esther, sei molto gentile, e sono felice che il post ti sia piaciuto!:))))
Credo anch'io che con i 40 la prospettiva diventerà ancora più profonda...anche perché non mi dimenticherò di certo la mia componente folle e adolescenziale, spero che coabiteranno in santa pace...;)

Vanessa Valentine ha detto...

Galatea, a questo punto mi compro la piantina di Stoccolma e aspetto che mi chiamino loro... ricordami un po' quant'è il montepremi...una miliardata?Uhmmmmm...Mah, la concorrenza è spietata...;))))
Mi son dimenticata di scrivere che al bar mi sono cascati tutti i soldi nel vassoio dei grissini, sul bancone...lo spritz era probabilmente più robusto di quanto pensassi...:))))))))
Mi inchino davanti alla tua graziosissima Maestà!
Un abbracciotto!

Visir ha detto...

Ho letto come il solito, ma non del solito, volentieri.
Il momento catartico della cena con i compagni di classe delle superiori è stato anche per me un momento nodale di riflessione.
Come lo specchio che ci abitua, familiarizzandoci, alla nostra forma che cambia; così, spesso, non notiamo i cambiamenti di chi ci sta vicino.
Ecco che una pausa ventennale può dare quello shock salutare per aprire un poco gli occhi.

Dici bene, quando scrivi che la vita ci regala, solo per alcuni però, due occhi sinceri e spietati.
E' il sapore agrodolce della realtà.
Non a tutti piace, ma tutti dobbiamo, volenti o nolenti, digerirlo.
Come dicevo anche a me è capitato questa "convention" di ex studenti ed ex (ahimè) giovani.
Il tempo per alcuni è stato spietato, per altri miracoloso donandogli maturità e fascino. Alcuni non c’erano più, ed erano, secondo me, soltanto andati avanti prima.

Grazie a quella occasione di ricongiungimento ho avuto anche un’esperienza sentimentale con una mia compagna di classe...Solamente venti anni dopo. E' stata un'esperienza bizzara, bellissima ed incredibile, nata con un gap temporale non indifferente e sicuramente necessario.

Era così strano ritrovarsi da uomo fatto a provare il batticuore per una ragazza che adesso era donna.
Se penso poi che ai tempi non l’avevo mai considerata molto attraente si deve aggiungere anche una nota di mistero a questa "liaision" post-adolescenziale.
La vita è strana, capita anche che si ripresentano occasioni che nemmeno consideravamo, ma solamente perchè non eravamo pronti, o peggio attenti.
Quanto ho perso? Mi sono domandato anche in quella occasione, semplicemente perchè magari non ho osato, visto, sentito abbastanza.
Un dubbio inquietante cui, per scaramanzia, ho rimandato la risposta fra venti anni, quando ci rincontreremo superstiti da questo naufragio esistenziale.

Si dice che se alla fine della notte riesci a tornare a casa in realtà non ti sei mai perso.
Lo penso anche delle occasioni che (raramente) ritornano e poi sono finalmente colte.
E’ un regalo dell’esistenza e come tale e forse per quello, ancora più gradito.
Posso solo dire “grazie” e sorridere o almeno a me piace pensarla così.

PS chiedo scusa del commento forse un po' lunghetto. :)

sogliadiattenzione ha detto...

Cavolo, ma sei del '71 anche te?! Che annata però, ne ho sempre più conferme.

Vanessa Valentine ha detto...

Visir, il tuo commento è molto bello e profondo e non ti preoccupare, puoi scriverlo anche di 2 km e io lo leggerò tutto sempre, visto che mi piace molto il tuo narrare.
E' un po' triste pensare che alcuni compagni di classe non ci siano più, da giovane non te lo chiedi poi quando superi la boa dell'età di mezzo immagino che il pensiero diventi più frequente...riguardo all'avventura sentimentale con la compagna di classe direi che hai avuto la splendida occasione di conoscere davvero una persona che con il tempo era uscita dalla crisalide, per diventare vera e tangibile. Crescere è in definitiva liberarsi, come le sculture fanno uscendo dal marmo. E' anche vero però che è cosa rara, e non riesce con tutti. Certi compagni che ti stavano sulle palle a quindici anni sono quarantenni stronzi e fine, pace.
Sarà che io di temperamento sono una malinconica allegra, ma mi piace molto rimuginare sulla vita, le pieghe matte che mi ha lasciato addosso, la gente persa, ritrovata, eccetera. Non è tutto triste, diciamo, è umano, accettabile, ineluttabile.
E, come sempre, quello che non ti aspetti è sempre più bello...:)))) capiterà quando la vita vorrà fartici inciampare...

Vanessa Valentine ha detto...

Ebbene sì, Sogliadiattenzione, io appartengo al glorioso 1971, gonnellone lunghe, austerity, Era dell'Acquario etc etc.
Dovremmo mettere in piedi il "Partito dei figli del '71"(tanto, uno più o uno meno chissene), e poi governare il mondo! ;))))))
Grazie comunque per l'apprezzamento, ricambiato!:)))))