mercoledì 28 ottobre 2009

La Vanessa cerca casa

Questa è una di quelle sere in cui la tua schiena ti chiede pietà, tutto il tuo corpo chiede solo di essere lasciato libero di accasciarsi in un angolo, e vuoi solo dormire, dormire dormire.
Ti senti stanca come se avessi fatto un favore ad un amico e dato una mano nel trasloco, portando su all'ottavo piano il comò intarsiato di sua nonna del peso di duecento chili (il comò, non la nonna). Mi rendo conto di avere un'autonomia di dieci minuti, la tastiera sembra allontanarsi e le idee escono fuori deformate (beh, non più del solito).
Il fatto è che ci siamo messi a cercar casa, e il nido ideale non è facile da trovare, per niente.
Al budget che non consente la villa quadricamere/settebagni/tresaloni in località residenziale e silenziosa, comoda ai servizi ma fuori dai piedi, si aggiunge il fatto che a volte non mi è chiaro se ai costruttori di case dei tempi recenti venga in mente che alle persone può anche garbare passare del tempo a casa propria, e non sprazzi di vita, come in albergo. E quindi mi aspetto che una camera matrimoniale riesca a contenere non solo il suddetto talamo (comunque sempre più piccolo di quello dei miei che fa concorrenza all'ormai celeberrimo lettone di Putin), ma anche, che dico!, un armadio per tenerci dentro i vestiti ( a meno che io non voglia tenerli buttati a casaccio sul divano o sulle sedie in cucina), due comodini sindacali per tenerci la lampada e un tascabile, forsanco due aspirine, e un comò per le canottiere e le mutande. Non mi sembra di chiedere così tanto.
(Ah, anche una cucina possibilmente non risicata tra porta d'ingresso e termosifone. Vorrei anche mangiare, ogni tanto).
E invece ti ritrovi con la camera che ti suggerisce di dormire con i piedi che sporgono sul terrazzo, e se vuoi tenere tutti i mobili che hai, ti devi buttare sul letto col fosbury ( e per uscire devi strisciare lungo la parete tipo geco).
Insomma, ho visto sette case finora, e quelle più grandi erano quelle vecchie. Quando insomma si costruiva ragionando, mettendo armadi a muro e sgabuzzini (perché la gente non può tenere tutto sul balcone, ti voglio vedere a lasciare lo stendino con la biancheria a - 3 in gennaio, tutto bello farcito di cavallettoni che ti albergano tra le mutande) oppure l'aspirapolvere che diventa umidino (la Pianura Padana non perdona, si sa). E le camere matrimoniali erano di 18 mq una volta, se non di più, per quelle belle camerotte in radica che pesavano il delirio e ti davano gli incubi...
Adesso te le fanno di 14. Ma dimmi te, era la mia cameretta alla Mansion Valentine, e mi andava bene, ma ero una bimba.
Ho visto case faraoniche di 130 mq, con sotto però una pizzeria (ma tranquilla!, non c'è mai nessuno!), salvo scoprire poi che è il polo d'attrazione della gioventù del paese. Il prezzo, a onor del vero, era ghiotto.
Ho visto case curatissime con porte di legno massiccio e parquet così belli che mi sarei messa a piangere, ma con mansarde a strapiombo che inducevano riflessioni suicide.
E altre con giardini stupendi, un sogno di buon vicinato (già mi vedevo con la torta in mano calda di forno, a fare il giro visite, tipo Bree Van De Kamp, mentre tutti potavano e tagliavano l'erba e i bimbi giocavano, ma silenziosamente). Peccato le stanze lilliput, ancora.
Ti offrono la casa chiavi in mano, non devi nemmeno piantare i gerani perché l'hanno già fatto loro, i bagni sono mosaicati, pannelli solari e riscaldamento a pavimento, peccato che tu debba fare a meno dei mobili. Cioè, se ti accontenti di mangiare surgelati per il resto della tua vita e di tenere i vestiti in uno scatolone, la casa è perfetta.
Stiamo andando verso una società di single, che vivono la maggior parte del tempo fuori. E quindi vale il concetto di casa/albergo, sempre in ordine perché disabitata (del resto, il casino porta via spazio vitale, e non te lo puoi permettere. Finirà con l'ucciderti nel sonno, sommergendoti).
Ogni casa, poi, mi deve parlare, mi deve dare sensazioni, mi deve far intuire come vivrò nelle sue stanze (è un talento da gatto, credo, percepisco la sottile atmosfera di ogni casa, e cerco sempre il posto migliore in cui stare, proprio come i felini. Spesso non c'entra la luce o il volume, ma quel non so che che ogni casa possiede, e che mostra solo a chi le vuole bene davvero). Se una casa è triste, io lo sento. Se è stata amata, anche.
La ricerca continua, quindi. Solo che è stancante, ma davvero tanto tanto.
E sono solo all'inizio.
Per piccina che tu sia, tu mi sembri un'abbadia, Sembri, ho detto.

7 commenti:

gillipixel ha detto...

Non lasciarti vincere dalla stanchezza, Vale...so che per noi pigri lo sforzo è disumano :-) ma tieni sempre a mente che quello dovrà essere il regno della pura pigrizia praticata, appunto :-)
Lasciati guidare dal tuo intuito micesco e non sbaglierai :-)

Visir ha detto...

Se c'è un piacere materiale al quale dedico le mie attenzioni senza mai stancarmi è la casa.
Una dimora confortevole e con "un’anima calda" è forse uno dei piaceri più sani che un uomo possa godere, fosse anche perchè così evita di andare in giro a fare danno.
Trovare poi il giusto equilibrio fra comfort e design è la prova del nove del gusto e della misura.
Ho amici con super loft che paiono progettati da Le Corbusier, non esagero, sembrano case uscite da AD in cui, però, non sai come muoverti, dove sedere, figuriamoci andare al cesso.
Quando mi invitano in queste case pulitissime, organizzatissime e un po’ morte mi porto per sicurezza un WC biologico portatile che alla bisogna sistemo sul loro terrazzo nel caso di un impellente bisogno. Inutile dire che passo nella loro considerazione come una persona bizzarra.
Ci sono altri amici invece la cui casa assomiglia ad un mercato di Kabul appena dopo un attentato kamikaze.
Il caos regna sovrano ed è impossibile anche appoggiare un pacchetto di sigarette su un tavolino talmente tutto è ingombro di cose.
Spostare questi oggetti all'insaputa del legittimo proprietario è estremamente pericoloso a causa dello strato di polvere millenaria diffusa su ogni orpello; pare di entrare in una scenografia di un film horror. Sono delle cripte non delle case.
Insomma alla fine sto bene solo a casa mia.
Vago ovunque, ma solo nel mio antro ricarico le batterie.
Certo ho le mie molestie, piccoli fastidi che sopporto con stoica determinazione.

Visir ha detto...

Per esempio la bimba del piano di sotto che piange. Quando mi sveglia alle tre del mattino (durante il mio primo sonno) penso che crescerà in fretta, faccio spallucce, rivolgo una preghiera ad Erode (genio incompreso) e mi riaddormento.
Al piano di sopra ho invece una coinquilina che parla a voce altissima, inizia alle 9 della mattina gridando al marito che di solito è a pochi centimetri. Se non può parlare al consorte, parla al gatto (Romeo) inanellando anche con lui una serie di cazzate immani.
Non credo di aver sentito, in molti anni di sua molesta vicinanza, proferire una frase intelligente. Non è semplice dire solo banalità, lo riconosco, ma lei (la signora Crotti) ci riesce, è il mio mito.
Una volta faceva anche sesso (col marito non con Romeo). Sesso, manco a dirlo, rumorosissimo, con grugniti da cavernicola e latrati degni di un licantropo.
Un contrasto stridente con quella sua aria un po’ anonima da signora sulla cinquantina.
Era divertente però. Il marito poi l'apostrofava con ogni genere di sconcezza, insultandola pesantemente con frasi irriferibili, ma in fondo, nel mio intimo, ero d'accordo con lui. Mi vendicava del disturbo arrecatomi dalla consorte “caciarona” e gli diceva al posto mio tutte quelle cose che avrei voluto dirle ma che non dicevo per evitarmi una querela.

Ultimamente non succede più, cioè loro non fanno più sesso. Penso sia dovuto al fatto che il marito è stato operato di tumore. Gli hanno tolto un polmone e le performance probabilmente si sono azzerate. C’è anche da considerare gli anni che passano e hanno la meglio anche sul testosterone più forte.
Avevo instaurato una sorta di duello fra me e lui a chi faceva più casino con la rispettiva partner, anche se, dico la verità, non sono mai riuscito a far raggiungere alla mia amata del momento i livelli di primitiva esuberanza della sua “signora”, forse eguagliabile solamente da una grizly nella stagione dell’accoppiamento.
Diciamo che in questa originale sfida (del tutto inconsapevole da parte sua) pur potendo contare su un maggior vigore giovanile ero svantaggiato in quanto lui “montava” un cavallo migliore.
Di tutto questo bailamme cosa resta? Solo gli sporadici incontri in ascensore. A volte capita che ci troviamo nella stretta cabina dell’elevatore tutti e tre. L'irreprensibile grufolatrice, il marito denigratore ed io.
Seguono attimi di imbarazzo, forse dovuti alla vicinanza coatta, forse perchè loro sanno che io so che loro sanno. Una spy story che avrebbe potuto ispirare Harper Lee, altro che “Il buio oltre la siepe”, “La porca oltre il soffitto”.

"Noi andiamo al quarto", mi dice di solito lui, con quel fischio nella voce, mentre lei si guarda attorno.
"Io scendo al terzo", rispondo e un mezzo sorriso mi piega sempre un angolo della bocca.
La mia fantasia corre sempre ai quei momenti e non riesco a trattenere un moto sulfureo.
“Se, Se…i due santarellini”
Eh si! Vita di condomino sarà, forse ordinaria, ma è comunque vita.

sogliadiattenzione ha detto...

Vale, come ti capisco, anch'io sto cercando casa (e a Mestre, che per un isolano da sempre è un trauma), un disastro, uno stress, c'è sempre qualcosa che non ti convince, e hai ragione, uno lo sente subito se in una casa può sentirsi... a casa. In bocca al lupo allora (passami le offerte che scarti, magari a un single vanno bene). ;-)

Vanessa Valentine ha detto...

Grazie per l'incoraggiamento, Gilli...in effetti è dura trovare la casa che diventerà il tuo confortevole guscio, ove coltivare l'insana accidia che mi divora...:))))
Ma sono speranzosa, ragazzi, un'ottimista inguaribile, praticamente!

Vanessa Valentine ha detto...

Visir, le tue considerazioni su case e persone sono sacrosante. Del resto dobbiamo adattarci ai nostri gentili ospiti, e solo perché gli scuciamo pranzi o cene, financo pernottamenti. Un minimo di correttezza gliela dobbiamo.
Però incasinargli le riviste fighe di architettura sul tavolino Philip Starck e in più lasciargli sopra le ditate, beh, è una tentazione troppo grossa...:)))
Io sono più per il casino creativo però, come ho detto, mi serve spazio. A incasinare due metri quadri non c'è gusto.
Riguardo alla gustosa descrizione delle attività erotiche dei tuoi vicini, tocchi il nervo scoperto relativo alle case moderne, e cioè le pareti di carta velina. E' chiaro che la spontaneità amatoria ne risenta se ti metti a pensare ai tuoi vicini che, stesi nel lettone sotto il tuo con due metri appena d'aria che vi separano stanno lì col giallo in mano ad ascoltare i tuoi sospiri che variano in intensità. Puoi solo far finta che in realtà siano sordi e che nessuno stia ascoltando. Altrimenti c'è da crepare di vergogna (per carità non si fa niente di illegale, ma insomma, quando ti incroci per le scale che cacchio vuoi dire?, abbassare lo sguardo è già un'ammissione di colpa...)
La vita di condominio è proprio ganza!:)
Ma se tu sentivi lui, lui nel frattempo...no, diciamocelo, è francamente troppo. Meglio la sordità selettiva, tipica degli uomini (quando gli chiedi di passare l'aspirapolvere e dopo un'ora di dicono, non ti ho sentita! Scusa!, e in realtà ascoltavano un servizio di Studio Aperto su Belen Rodriguez, e là ci sentivano come un pilota di caccia...):))))

Vanessa Valentine ha detto...

Soglia, posso solo dirti buona ricerca!
Mestre probabilmente offre anche cose carine (forse Marghera, che presenta insoliti spazi verdi per essere un satellite legato al polo industriale...mah, in effetti è difficile).
Dipende poi dai tempi che uno ha (sfratti incombenti,la figlia del padrone di casa che aspetta tre gemelli e deve sposarsi giusta sennò tutti penseranno che sono nati di cinque mesi, capirai chissene di questi tempi, però ci sono anche questi casi, eh). Prendila un po' con leggerezza perché se diventa troppo pressante rischi di fondere.
Certo che per gli isolani è arduo il trasloco in terraferma...per legge a tutti quelli che sono riusciti a vivere a Venezia per un po' di tempo e sono sopravvissuti, darei la casa gratis!, la città è stupenda ma è difficile, difficile....
Che dire, in bocca al lupo anche per la tua futura magione!;)
Con muri più spessi di casa Visir, per il bene della tua vita amorosa...:))))))