domenica 20 dicembre 2009

Del resto, è inverno

Fine settimana, come per molti, chiusa in casa a godermi il tepore che la povera caldaia tossicchiante tenta di produrre. Mancano ancora i regali per tutti, ovvio, sono la tizia famosa per ridursi a comprare tutto il 23, e a fare i pacchi il 24 pomeriggio per scartarli tre ore dopo...per ora sotto l'albero c'è un libro Taschen sui giardini giapponesi, peraltro già scartato per la curiosità e poi malamente richiuso...se non fosse buffo sarebbe malinconico.
Però possono capitare pomeriggi così freddi e nevosi e nebbiosi che mai e poi mai ti potresti sognare di mettere il nasetto fuori, anche se la neve ti chiama per andare a giocare con lei...
Ieri mattina ci siamo svegliati col biancore innaturale delle superfici ricoperte dalla fredda, soffice amica dell'inverno. La neve mi ha sempre fatto impazzire di gioia, è puerile, immagino, ma sinceramente non ci posso fare niente. Quando ero più giovane uscivo fuori, in campagna, e giocavo con i cani che affondavano fino alla pancia, saltavano, tutti presi dal loro istinto lupesco, tuffavano i musi nel bianco e ansimavano pazzi di gioia canina e gratuita, scuotevano le teste con quel loro sogghigno celestiale e zen e correvano come indemoniati, inseguiti da un'impacciata umana con sole due gambe. Per non parlare della schifiltosità felina, con i mici che guardavano con disappunto manifesto il loro giardino totalmente diverso, con l'aria di qualcuno che protesterà con le alte sfere per l'affronto, mentre i baffi si sporcavano di fiocchi, e loro scuotevano le zampine improvvisamente gelide come le signorine chic che hanno improvvisamente tuffato il sandaletto Prada dentro un grumozzo bovino abbandonato negligentemente nella malga, la stessa espressione incredula di chi non crede a ciò che sta vedendo.
E così ieri mattina mi godevo i fiocconi che scendevano, dapprima fini come farina setacciata e poi sempre più larghi, quasi rettangolari, spessi e ostinati, si accalcavano come passeggeri sul tram sotto le feste. Qui ne sono arrivati più o meno dieci centimetri, ma forse anche più, più che sufficienti a bloccare tutti e tutto. A Mira, dice la Mama, non sono passati col sale perché semplicemente non ne hanno abbastanza. Ho sentito storie simili su Mestre, e domani sarà da ridere, andare al lavoro. Treni con due ore di ritardo e strade impraticabili. Del resto, perché fare scorte di sale, in vista dell'inverno? Siamo in Veneto, una regione notoriamente tropicale, col Friuli, ma quando mai nevica da noi, a dicembre?(e infatti quando i ragazzi siberiani soffiano, noi siamo i primi a beccarcelo, il freddo).
Comunque, il sabato è stato perfetto, ho fatto un sacco di foto, là fuori sembrava Stoccolma, tutto silenzioso, e bianco. Le luci natalizie splendevano il doppio contro il biancore, pochi avventurosi schettinavano sui marciapiedi, qualche macchina pattinava e sbandava, la notte è scesa più velocemente che mai, adoro i giorni prima del solstizio d'inverno, sono così raccolti e silenziosi, antichi. Ti viene solo da chiuderti in una tana con i tuoi piccoli, a dormire, mangiucchiare e sognare, finché le foglie giovani non rinascano.
Non potendo, ti limiti a lavoricchiare, leggi, guardi l'albero di Natale, ti ingozzi di dolci e cioccolatini e bevi tè a litri. Non c'è niente come una tazza calda tra le mani, mentre fuori scende la neve e con lei il buio.
La tentazione di una passeggiata era forte, ma non ero attrezzata: mi sono messa delle vecchie Puma e sono uscita in terrazza per buttare via un po' di neve dalle piante (quelle resistenti) visto che mi sembrava le stesse soffocando. Ha fatto sfrush sfrush sotto le mie mani, mentre scuotevo i fili verdi intirizziti, liberavo le sedie e i vasi di coccio, pieni fino all'orlo. Il terrazzo era completamente coperto, e affondavo fino alla caviglia. Le dita erano rosse, e insensibili. La neve ha questo di buono, ti fa male e ti fa sentire vivo, porta il sangue in superficie e ti costringe a correre. Proprio come un lupo, col naso in su, ad annusare il pulito dell'aria, il profumo meraviglioso del freddo.

8 commenti:

sogliadiattenzione ha detto...

Le fredde domeniche invernali prenatalizie fanno postare i blogger al calduccio delle loro case: te, me, galatea...

Galatea ha detto...

e chi se move, co 'sto freddo e pure un principio di influenza? :-)

gillipixel ha detto...

Uno dei tuoi brani più stupendi, Vale...la descrizione felina mi ha commosso per la bellezza intensa :-)
Grazie :-) è sempre un privilegio leggerti :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Mi sembra ragionevole, Soglia...ho visto le foto che hai fatto di Venezia durante la vostra personale apocalisse del weekend...molto belle!
Facevano venire i brividi!:))))))
Al calduccio meglio, no?

Vanessa Valentine ha detto...

Galatea cara, stasera sono alla cottura totale, dopo una giornata nei trasporti veneti...oddio...ti dirò.
Cosa mi combini, ti pigli l'influenza per le Feste???!
Nooooo!!!!!
Brodeti e nanna, e zero uscite a maschi, chiaro?;))))
Sbacciott

Vanessa Valentine ha detto...

Sei troppo buono, Gilli...e al solito chino il capo e arrossisco...;))))

sogliadiattenzione ha detto...

Grazie per il "molto belle", ma a dire il vero l'intenzione era documentale, non estetica, io sono abbastanza negato per la fotografia e qualche foto viene fuori decente è per puro caso.

(comunque, come hai tratteggiato nel post l'essenza - e differenza - canina e felina, beh, complimenti)

Vanessa Valentine ha detto...

Grazie per i complimenti, Soglia, parlare di cani e gatti mi piace tantissimo perché li amo molto (con un leggero sbilanciamento per i felini, devo dire), e quindi mi viene facile, devo solo cercare di non piangere troppo se penso alle loro molte virtù (infatti sto facendo scorta di lacrime in vista di "Hachiko", o quel che è, con il cane e Richard Gere - là sì che si piange, mi sa).
Pure io fotografo alla cieca e di tanto in tanto mi viene fuori una cosa decente ma, vi giuro, non è voluta. Frutto del caso, infatti.
(Ho il sospetto che tutti i grandi fotografi usino lo stesso sistema nostro ma siccome davanti all'obiettivo mettono delle fighe strabilianti e dei fighi luculliani, il risultato non è proprio lo stesso del fotografare, chessò, un veciotto che esce rubizzo dall'osteria El Peoceto Smorto...
Soglia, non è tempo per noi e forse non lo sarà mai.(Liga, perdonami).;)