Avete presente una di quelle belle serate in relax, sul divano, con l'acqua fresca nel bicchiere, i piedi in alto sul cuscino, smutandati per via del caldone, a godervi un Barnaby con contorno di fantasmi e omicidi vari, la campagna inglese piovosa e freschetta che in queste giornate non ci sta mai male?
Ottimo, allora avete sotto gli occhi la mia immagine in un martedì sera tipo in perfetta, solitaria beatitudine. Seguito, il Barnaby, dalla lettura a letto di "In un villaggio inglese" di Shelley Smith, giallo godibilissimo e delizioso.
Ad un certo punto, mentre Barnaby sta torchiando un tizio, si inizia a sentire uno squittio orribile, agonico, come se un minuscolo allarme fosse andato in tilt e suonasse e suonasse, a manetta. Tolgo l'audio pensando che ormai sono una vecchiaccia e che le orecchie mi fanno sentire quello che vogliono ma il rumorino è fortissimo, un grido acutissimo che non finisce mai. Nel panico più completo perché già annuso l'orrenda verità, salgo al piano di sopra e vedo la Bagi, con gli occhi neri da matta, dilatati come piattini, che mi fissa trionfante, stringendo tra le fauci un animaletto (sulle prime, non riesco a capire cosa sia, ma un passero non è). Orrore. Strilla come un topino ma al terzo piano i sorci non arrivano facilmente. Ergo.
Mentre mollo il primo di una lunga serie di urletti isterici, lei porta giù il minipipistrello e lo deposita tutta gongolante sul tappeto del salotto, mentre io, assai poco razionalmente, la supplico di portarlo in terrazza. Come se di solito mi stesse a sentire.
Il cervello continua a girare in folle, io sono in mutande e canottiera e non so che fare. Sono discretamente necrofoba di mio, quando vedo un animaletto morto mi metterei a correre in tondo come un pollo senza testa. Mi faccio coraggio e vado a cercare delle braghe al piano di sopra, per chiamare aiuto. Nel disimpegno al terzo piano c'è un altro pipistrellino stecchito, con le ali ripiegate. La killer ne ha fatti fuori DUE. Magari erano una coppietta e adesso i pipistrellini sono orfani. Disastro ecologico e tutto per colpa di una gatta killer che ha sempre fame, per quanto la rimpinzi come un tacchino prima del Thanksgiving.
Urlettando e sculettando, ridiscendo e mi ricordo che ci sono delle braghette da calcio mollate in studio, mi imbrago alla bell'e meglio e vado a bussare ai vicini gemellini, già persuasa che siano in letto e che mi manderanno a fare.
Grazie a tutti gli dei il salvifico vicino esce e, munito di paletta che riesco a recuperare al piano di sopra passando accanto al cadavere del secondo animaletto, risolve la situazione. Mi vengono in mente tutte le volte che una bestiola ha minacciato la mia sanità mentale e ogni volta un uomo ha salvato la fanciulla dal drago. Non ringrazierò mai abbastanza Dio per aver inventato gli uomini.
Dopo un momento di brainstorming, decide di buttare gli animaletti nel bidone del suo umido. Che coraggio. Io avevo suggerito di tirarli di sotto, ormai non c'era più niente da fare. Uno aveva aperto le ali, in una specie di disperato Bat-segnale, ma lei lo ha morso, e via col colpo di grazia. E' una fortuna che i gatti pesino solo 5-6 chili.
Perlustro tutta la casa in pieno stress post-traumatico, temendo mi salti fuori un chirottero all'improvviso, come un pupazzo a molla da una scatola. Per stasera, si spera, la lady ha finito con il suo safari.
Me la vedo, a saltare in alto tentando di brincarli al volo, con quella faccetta baffuta e meravigliosa tutta ghignante e compiaciuta. La faccia che ha fatto quando me l'ha depositato sul tappeto e io sono scappata via. Un'espressione disorientata e delusa. Ma come, sembrava dire, io ti porto la preda e questi sono i ringraziamenti?
Che bestiola sanguinaria.
Adorabile, ma sanguinaria.

