Qui invece il Martini serale ha vieppiù innalzato la temperatura corporea (sì, lo so che i nutrizionisti consigliano di mangiare ananas, meloni, pesce ai ferri e cereali, e io sono tentata dal goulash e dalla torta al doppio cioccolato...però in effetti è meglio soprassedere, il Martini mi ha colpito alla nuca come una mazza da baseball e, complici le quattro ore di sonno di stanotte, vista l'improvvisa uscita di ieri sera, mi sento un po' stanchina.
Mi trascuro troppo, questo è vero. Il corpo è per me la macchina sfasciona che teniamo all'aperto, sotto la grandine e il sole, e che ci aspettiamo parta al primo giro di chiave. Ma è, appunto, una macchina vecchia, e le magagne cominciano a farsi notare.
Per questa ragione, anche perché violentemente sollecitata a fare qualcosa (come tutto il resto, è ovvio), da tre settimane più o meno scendo dall'estetista che avevo sotto casa (quindi nemmeno giustificazioni, era proprio a due passi, volendo potevo scendere già in bikini, ciabatte e accappatoio, fregandomene della gente al bar).
La prima volta che ci siamo viste mi ha fatto subito una bella impressione: piccolina, bionda, minuta, la voce calma, usava un sacco la parola "olistico" che, come un mantra, mi ha messo al tappeto. Mi sono messa d'accordo per un po' di massaggi che dovrebbero abbattere le mura di Jericho della mia cellulite, anche se la vedo male, un zinzino di lampade (lo so che fanno male ma tranquilli, faccio dieci minuti con la protezione 30 ed esco più chiara di prima, praticamente fosforo puro) e ohimè, purtroppo purtroppissimo anche per una bella scerettata generale. Ora, è chiaro che i peli sul corpo sono l'ennesima conferma della nostra splendida animalità, e un punto a sfavore per i creazionisti (quale Dio, infatti, può essere tanto crudele da innestarci addosso miliardi di peli sensibilissimi al dolore, e poi pretendere che siamo fatti a Sua somiglianza? Non ci credo che l'abbia fatto apposta, a meno che non ci volesse pelosi come cani spinoni, e nel mio mondo la cosa mi può anche andare bene.) Però per gli altri esseri umani no, gli uomini vogliono cosce setose, polpacci soffici come neve, a nessuno piacciono le miriadi di puntini neri e duri come la paglietta che spuntano dappertutto, e più li rasi, li strappi e li tosi, più si incattiviscono. Quindi ho deciso per la mano di un'esperta, una volta ogni tanto, rendendomi conto che in certe zone non me li potevo strappare di mia volontà affatto, a patto forse di ingurgitare un paio di Becks e tre Martini (ma a quel punto non ci avrei giurato sulla mia famosa mano da chirurgo, né sui risultati brillanti).
Quindi, la parte dei massaggi con gli oli è stata grandiosa, non c'è niente come un essere umano che ti impasta sapientemente, tutto il corpo fa oooh e aaah, e il tuo cervello fluttua in un mare di gaie endorfine.
So che molti uomini si fanno la ceretta: i motivi mi sfuggono, un po' come uno che pur potendo stare bene e a suo agio così com'è, decide di maciullarsi le animelle volontariamente, sua sponte. Immagino che togliere i piccoli bastardi ancorati col masticione testosteronico sia anche più duro, e non vi invidio, credetemi. Chi lo faceva?, i nuotatori, ovvio, gli spogliarellisti, e poi chi? Categorie striminzite, comunque. Mica la massa. E invece tanti maschi si depilano il petto (argh), più sotto (argh argh) in un impeto di autolesionismo che ci fa sfigurare, noi fanciulle. Se mi volete depilare tutta, gente, vi conviene spararmi il narcotico da elefanti, perché non me ne andrò senza combattere, e porterò un paio di voi con me.
Ad ogni modo, certe zone delle gambe presentano un dolore sopportabile, insomma, non è come farsi trapanare un molare cariato, dai. Si resiste. Ma quando la cera calda (e quando dico calda, intendo proprio molto calda) ti viene spalmata vicino a certe zone che notoriamente sono tenerine e sensibili, e la striscia di carta ti viene attaccata, si sente il don don della campana a morto. Poscia, si ode lo straaap, e il dolore, acuto, bruciante, che parte da metà corpo e quindi impiega appena appena un soffio ad arrivare al cervello, però potenziato da una cinquantina (alla volta) di recettori del dolore che urlano come pazzi in simultanea, ma che ca...di male, osteria!, ti pervade tutta nella sua nauseante complessità. Il bello è che viene ripetuto un casino di volte, e ogni volta la pelle, quando la guardi, ha un colore allucinante, hai visto ferite così solo in ER e Dottor House. Non puoi ovviamente tirarti indietro, non puoi piangere, non puoi chiamare tua madre. La ceretta esige lo stoico sorriso che le donne si stampano in faccia da secoli, quello che ci ha permesso di sopravvivere malgrado tutto, come i licheni. Io, al primo strap (e alla prima porconata interiore) ho detto "ahi" secca e fredda come Daniel Craig in 007, quando gli iniettano una microroba spia dentro il braccio, con un pistolone siringa che solo a guardarlo ti tremano i polsi. Però lui ha proprio gli attributi come un comodino, non fa un plissè. E io mi ci sono ispirata, e intanto pregavo il santo misconosciuto che si occupa dei dolori all'epidermide, se c'è, di intercedere, di tenermi una mano sulla testa, e già che c'era ovunque, in modo da lenire tanta barbarie.
Alla fine ero tutta un punto rosso, pulsavo come una stella morente, e mi rendevo conto, sgomenta, che tanta sofferenza era insensata. Tempo due settimane li avrei incontrati di nuovo tutti, quei piccoli bastardi, vivi e scalcianti, rinati, immortali come zombies.
Oggesù.
