sabato 25 febbraio 2012

Caponata

L'avevano chiamata e lei è arrivata.
La spruzzatina di primavera, dopo tutto quel ventaccio gelido che mi ha quasi spacciato la Morbillona (la pianta della Mama con le foglie verdi a pois gialli e le bacche rosse, lei mi ha detto che poteva stare anche sotto la neve ma secondo me la pianta non era tanto d'accordo...adesso sta un po' ripartendo, ma le punte sono bruciate e nere dal gelo, anche se il cuoricino del germoglio è verde...speriamo!)
Martedì ho avuto la visita della Magnifica, a pranzo da me. Ci siamo sparate il pranzo e le frittole da Gran Finale Carnevalesco (ho ancora una confezione di deliziosi Galani Menegozzi, una prelibatezza di queste parti, dolcissimi e strafritti, una bontà), magari per merenda.
Poi abbiamo fatto un giretto al Centro Commerciale vicino a Poultryville, comperando un topino multicolor di pelouche per la Bagigia (topino che lei ha rapidamente privato di occhi, orecchie e baffetti, trovati in giro per casa, spersi), oltre al sacrosanto giro in erboristeria e profumeria...eeeehhhhh. Dopo un miliardo di spruzzate,concordato che si ripasserà a prendere un gran bel profumino, Daisy di Marc Jacobs, tenero e femmineo qb.
Uscite impestate di profumo come ballerine di can can.
Bagigia flippata per overdose olfattiva, tra mici della Magnifica e tuberosa.
La Magnifica è salita perfino sulla mia macchina! Con me alla guida!Experiment in Terror!!:))
Di' la verità, cugina: sull'argine un po' un colpo ti è venuto, quando abbiamo incrociato il trattorone. Eheh.
Che dire, con il censimento, se Dio vuole, ho finito: dopo due settimane a contare, dividere foglietti, ricontare, ammucchiare tutto negli scatoli, non ne potevo più. Sinceramente, basta. Son cinque mesi che andiamo avanti e lo stipendio, monetariamente, vale come un mese solo. Direi che il mio dovere l'ho fatto, mo' basta, passiamo ad altro.
Diciamo che per scaramanzia vi sarò ulteriormente precisa la settimana prossima...per ora vi dico solo che ci sono sviluppi lavorativi che mi piacciono.
Vediamo un po' che succede.
Sarà anche quest'aria più tiepida, tentatrice, del tipo, giro senza sciarpa, senti che bella l'arietta sul collo...non fatelo, per carità. Se c'è proprio un aria che frega è quella della primavera farlocca che bussa per prima.
Ti schiaffa un mal di gola, se non peggio, in mezzo alle corde vocali e sei fregata.
Maglionazzi a tutto spiano ancora e per un pezzo, mi raccomando.
Ci sarà tempo per le sudate.
Ah, e mi sono cucinata un wok intero di caponata, mi è venuta proprio buona (un po' pesantina...specie di sera) però gustosa. Scoperto ristorante siciliano ispiratore di paradisiache prelibatezze.
Inizierebbe la Quaresima, ehm, la vedo male.
Questo è proprio un periodo "caponata" pieno di gusti e colori...agrodolce e saporito.
Comunque te lo sbafi tutto, e senza proteste.
Bagigia Way Of Life.

venerdì 17 febbraio 2012

La Festa Nazionale del Gatto

Ebbene sì, il 17 febbraio (i gattofili lo sapranno, adesso anche tutti quelli che guardano con maggior diffidenza questi piccoli, misteriosi alieni gentili e riservati dai grandi occhi) è stato indicato come il giorno perfetto per festeggiare le milionate di felini che vivono nelle nostre case. Cade in febbraio perché è il mese dell'Acquario, segno di indipendenza e libertà, quindi perfettamente in linea con la personalità dei mici (e anche egoismo, aggiungo io) e nel giorno 17...beh, perché è un numero misterioso e magico, anche un po' mena rogna. E i gatti, putroppo per loro, o di riffa o di raffa sono associati alla magia e al mistero (in realtà se c'è un animale adamatino nel suo volere è proprio il gatto: vive e lascia vivere, mangia, dorme, gioca e sviluppa una predilezione filiale per il suo umano, che difende come un oggetto di sua proprietà. Fine).
Come tutti gli animale fluttua in un meraviglioso, narcotico presente fatto di ciò che incontra sulla sua strada: pupazzi, avversari, carezze, dolori. Per il gatto (e per il cane) i problemi si presentano al momento e al momento vanno risolti. Niente patemi, rimpianti o cogitabonde riflessioni. Non sarebbe splendido, anche per noi? Perdere un po' del nostro fantastico intelletto in cambio di una vita senza spettri d'abbandono, perdita e morte. Senza sapere ciò che ci aspetta dietro l'angolo.
Due mesi fa ho perso Guinness, ed è stata una devastazione tremenda.
Bagigia ha cominciato, in sordina, a catturarci, con un carattere diametralmente opposto.
Leonina e principesca, a graffio sguainato, in realtà infantile e timorosa, in pratica un cagnolino a forma di gatto che ci segue per tutta la casa, detesta quando usciamo a cena e in particolare quando la padrona sta via per sfaccendare fuori casa. Al mattino si mette a miagolare davanti alla porta della camera da letto, anche alle cinque e tre quarti, non per la fame ma per giocare.
Ed è buffa, impacciata, con quella goccia bianca sul musetto, quando mi osserva perplessa. Pronta a darmi una zampata di piatto sulla testa quando ne ha abbastanza di sbaciucchi.
Giustamente.
Bagigia è una gatta come ce ne sono milioni, animali bisognosi di affetto e protezione, non di razza ma ancor più bella, intelligente e sensibile.
Anche in questo momento.
E' entrata nella stanza, chiamata chissà da quale voce interiore che le è arrivata al suo puntuto orecchio da lince, con un mini ciuffettino di peli in cima, retaggio di antichi incroci. Bellissima, regale, gli occhi verdi e gialli socchiusi, a dire, sono qui, che volevi?
Questi sono i gatti, amici.
Come rendono piene le nostre vite, e divertenti, e sagge.
Che incommensurabile dono sono per noi gli animali.
Benvenuta, Bagigia, principesca, diffidente sovrana.
Sì, sì, ho capito, ti apro la mousse al manzo.

martedì 14 febbraio 2012

Valentines



When I get older losing my hair,
Many years from now,
Will you still be sending me a valentine
Birthday greetings bottle of wine?

If I'd been out till quarter to three
Would you lock the door,
Will you still need me, will you still feed me,
When I'm sixty-four?

oo oo oo oo oo oo oo oooo
You'll be older too, (ah ah ah ah ah)
And if you say the word,
I could stay with you.

I could be handy mending a fuse
When your lights have gone.
You can knit a sweater by the fireside
Sunday mornings go for a ride.

Doing the garden, digging the weeds,
Who could ask for more?
Will you still need me, will you still feed me,
When I'm sixty-four?

Every summer we can rent a cottage
In the Isle of Wight, if it's not too dear
We shall scrimp and save
Grandchildren on your knee
Vera, Chuck, and Dave

Send me a postcard, drop me a line,
Stating point of view.
Indicate precisely what you mean to say
Yours sincerely, Wasting Away.

Give me your answer, fill in a form
Mine for evermore
Will you still need me, will you still feed me,
When I'm sixty-four?

Whoo!

Lo so, è una festa inflazionata e consumistica...beh, prendetela come quella di S. Giovanni, una specie di acconto sull'accoppiamento pagano, stavolta pre-primaverile.
Gli uccellini sui rami si beccottano, fatelo anche voi.
E' il pensiero che conta.;)

sabato 11 febbraio 2012

Nel mezzo di un gelido inverno



Getting old...but doin' it well.;)

giovedì 9 febbraio 2012

Blizzard!


Visto che lo sento fischiare da una decina di minuti e mi ha già sbatacchiato le imposte a dovere, non posso fare altro che chiedergli di non fare troppi danni, ancora.
PS: Inverno, basta così, grazie, datti una calmata.
Le gemme sono piccole, i pettirossi tremano.
Hai avuto le tue luci sul palcoscenico, è quasi S. Valentino, togliti dai piedi.
Fai un piacere.

mercoledì 8 febbraio 2012

Con la Magnifica si prende e si va a vedere la mostra sul Simbolismo (per tacer delle ninfee)


E insomma nell'ultima mattina d'inverno con tempo decente, prima che sul nostro bello Stivale si abbattessero i venti siberiani che hanno procurato e stanno ancora causando sfracelli un po' ovunque, io e la Magnifica abbiamo visitato la ben fatta e benissimo allocata (a Palazzo Zabarella) mostra sul Simbolismo in Italia. Tira e para, andava a finire che ce la perdevamo e così mentre l'aspettavo al parcheggione dei bus accanto alla stazione in uno stato leggermente simile all'assideramento ma non ancora al culmine dello splendore futuro, vagolavo in una di quelle mie plaghe mentali passate, presenti e future, le Terre Vanessiane, fatte pentadimensionalmente e includenti odori e sapori, sensazioni tenere e indifese del passato nelle quali anche le cose un po' sgradevoli di un tempo, tipo il mio orrido lavoro dell'altr'anno, paiono carine e stucchevoli.
Quando l'augusta cugina si è palesata, scendendo dal bus con la faccia leggermente verdina causa scossoni e ballonzolamenti del mezzo, la mattinata ha preso il giusto abbrivio.
Ci siamo fiondate dentro al tram caldino per scongelarci un filino e poi abbiamo preso la via della mostra (non senza prima aver fatto tappa al negozietto delle vaccatine cinesi, comprando mollette di gomma per chiudere i pacchi dei biscotti. I nostri acquisti sì che tengono in piedi l'economia, e son sempre ben ponderati...);)
Non ci pareva vero di stare dentro ad un bel palazzo d'epoca tutto tiepidino.
Le giacche a vento ce le siamo tenute su comunque, in realtà non è che la temperatura in certe sale fosse tropicale, meglio anche così, a dire la verità.
Il Simbolismo, sì, dunque...onestamente, non mi ricordavo più una cippa.
Avevo fatto un esame di Teatro, al secondo anno di università, sciroppandomi tutti i romanzi di D'Annunzio (un po' pesantini ma mi erano anche piaciuti, lui era un balengo di prima categoria, va detto), un saggio piuttosto bello su Klimt e un sacco di altri pittori, con parallelismi wildiani, tanta ciccia sul fuoco. Piuttosto che fare l'esame di latino...capirete.
Come tutti i periodi di mutamento e confusione che seguono un certo andazzo "classico", Decadentismo e Simbolismo mi sono sempre piaciuti perché mettono su carta e su tela le pulsioni umane che preferisco, quelle intorcolate, complesse, sognanti (o incubanti), l'inconscio, l'onirico e tutto ciò che non è chiaro. Mi vengono in mente l'Ellenismo, il Barocco, anche. Quando la gente si scatena e non li si tiene più.
Non amando la chiarezza e la logica, non posso fare diversamente. (O meglio, una parte di me ama la chiarezza e la scienza, ma non è quella che al momento sta scrivendo).
Se tenete conto anche che la Magnifica si è affidata alle mie quattro blateranti nozioni sul Simbolismo, siamo a posto. In realtà io stimo tantissimo le persone che alle mostre si prendono le cuffiette e poi si piazzano davanti al quadro assorbendo con devozione la spiegazione del perché e del percome il suddetto quadro sta lì davanti ai loro occhi. Giustamente, così si dovrebbe fare, alle mostre. Prenderle con serietà e metodo.
Purtroppo io appartengo alla folta schiera degli accidiosi sensualisti i quali si adagiano davanti al quadro e lo odorano, lo penetrano ocularmente, si perdono nei dettagli, nelle falci di luna e nelle ninfee (invero, abbondanti. All'epoca le ninfee andavano via come il pane, nei quadri). Io mi faccio rapire dall'atmosfera. Sempre, totalmente, in ogni porzione di vita che respiro.
Il che, ne converrete, è anche parte del mio esiguo fascino.
Vedere mostre con la Magnifica, poi, e mi par di averlo già detto, è forte. Chiacchieriamo senza sosta di quadri, persone, scrittori, parenti, libri, vestiti, creme dell'Erbolario e di nuovo torniamo al quadro, con una capacità di circonvoluzione logica che sbalordirebbe gli studiosi in ascolto. Sembra, quindi, che noi si dica una marea di fregnacce e in realtà stiamo analizzando l'arte. Davanti all'autoritratto di Von Stuck ( i cui inquietanti occhi scuri paiono seguirti per la stanza) ipotizziamo l'angoscia di tenerlo in salotto, sapendo che ti osserva. Io trovo una forte somiglianza con Jack Black, ma non lo dico. Giuseppe Pellizza da Volpedo mi sbalordisce per arte e bellezza, Wildt è sempre inquietante con le sue sculture aliene, Giovanni Segantini mi commuove con il quadro de Le Due Madri, la stalla spoglia, la donna e la mucca con i rispettivi piccoli, dolce, tenero, intimo.
Mi tornano a galla, nella mente, ricordi messi in naftalina, l'erotismo un po' troppo fidanzato della morte, le donne perdute e discutibili, Cleopatra, Salomè, Giuditta (vista quest'estate a Ca' Pesaro, con quei suoi occhi bistrati e smorti, così moderna da far invecchiare un mucchio di pittori venuti dopo, e quei motivi, quei colori, così perdutamente perfetti. Ai Simbolisti piaceva dipingere le cose strane, pure noi, figli di una società dell'eccesso che si nutre, male, di cose strane che non capisce e non assimila, restiamo colpiti dalle loro sognanti prospettive di ninfee stregate, protagoniste assolute, fiore d'aria e d'acqua, apparentemente non legato a nulla, niveo e sognatore.
Alberto Martini e la sua grafica moderna, nevrotica, disturbante. Riconosco fonti di ispirazione di un sacco di fumettisti.
Una bella sorpresa, come mostra, perché tanti nomi non li conoscevo. Come Lojacono e Ambrogio Alciati. Quest'ultimo ha dipinto un'Annunciazione che ha lasciato me e la Magnifica a bocca aperta. Avete presente quella sensazione, quando lasciate a malincuore una sala e continuate a girarvi per imprimere nella retina un'ultima volta la vista del quadro che vi è piaciuto così tanto, no? Come quando venite lasciati da qualcuno e vi voltate ancora e ancora una volta, perché l'ultima scena, la più dolorosa, è anche la più amorosa? Ecco, così.
Ha dipinto un quadro immenso, tipo tre metri per tre, con due figure nel mezzo. Una fanciulla pallida con dei fiori in mano seduta su di un muretto o sull'erba, il collo allungato, estatico e un angelo immenso che si china su di lei, seducente, androgino, sensualissimo. Di solito le annunciazioni mostrano l'angelo che si para davanti ad una ritrosa e sorpresa Vergine, ma un angelo che cala alle spalle...capirete, è una prospettiva sexy e nuova. Tenete presente che è il tipico quadro che mostra più dettagli se vi allontanate, da vicino non si vede molto. Beh, che vi devo dire, mi ha risucchiato, mi ha stordito, allarmato, sedotto, ha mosso un miliardo di sensazioni e tutte insieme, tutte fascinose e complicate e sensuali. Tutte da far fare aaaah a bocca aperta, appunto. Sensuale e terrifico, insieme. Il buio che amoreggia con la luce.
Quando alla fine di una mostra ondeggi un po' e torni sui tuoi passi per rivederti qualche quadro, la mostra ha fatto centro, ti ha colpito, ha messo in moto quella piccola parte che voleva mettere in moto.
E poi, naturalmente, abbiamo fatto l'imitazione di Daverio.
Visto che si era fatta una cert'ora e l'appetito smorcava che era un piacere, siamo andate al Brek per un piatto di gnocchi ai funghi e gorgonzola (boni e onesti come gli gnocchi hanno da essere). Rapida digestione e poi giro esplorativo da H&M (nada) e poi da Zara (nada de nada), capito che i vestiti è meglio lasciarli perdere, di questi tempi, ancora righe (uffa) e pois (ma dai!) insomma la solita sbobba che gli stilisti pigri ammaniscono per la primavera, che bols.
Ma mettete i tulipani, le strelitzie, che ne so! Gli stilisti col chihuahua in braccio siete voi, mica io.
Meglio andare alla Feltrinelli.
Qua, tragedia.
Va premesso che io e la Magnifica per Natale ci siamo fatte per regalo due libri, lei i racconti gialli di Natale della Sellerio e io l'ultimo di Bennett, ovviamente perché poi ce li scambiamo. Lei nel pacchettino mi aveva messo anche un ciondolino a forma di gattino nero, sniff, che bello, mi ha subito fatto pensare alla Guinny e adoro portarlo sempre, Magnifica, tu sì che mi metti sul leggio e poi vai avanti con le pagine...;)
La cosa comunque non ci impediva di comprarci qualcos'altro, tipo per le letture post natalizie. E mentre passavamo al solito da un piano all'altro ciacolando senza fine e chiedevamo al commesso solerte maaaa...ce l'avete l'ultimo di Bill Bryson? e lui, no, l'abbiamo ordinato e io, maaaa, ce l'avete "Hotel Du Lac" di Anita Brookner? e lui, no, ordinato e io, a questo punto sospettosissima come un gatto, ma quando arrivano? e lui ha detto, a dire il vero non si sa perché con lo sciopero degli autotrasportatori ci vuole un po' di tempo. Avete presente la scena di Homer che urla, accasciandosi, tipo perché deve vivere in un mondo senza ciambelle? Ecco, così. Posso stare a brodo di dado e pane ma non ditemi che i libri non arrivano più, non fatemi piangere. Sono solo una bambina di quarantun'anni.
E poi abbiamo ripigliato il tram e lei mi ha visto zompare sulla diligenza per Poultryville e in un putiferio di polvere e zolfo ero sparita.
E poi naturalmente, a casa, ci siamo telefonate e siamo state mezz'ora a ciacolare della mostra.
Dobbiamo andare a comprare un po' di smalti nuovi, anche.
Chiaro.

lunedì 6 febbraio 2012

François



Di lui, è il mio film preferito.
Perché nel protagonista trovo molta geografia personale.
Per i dialoghi, uno in particolare.
Perché è, anche, un amante dei libri.
Perché sì, è davvero bello trovare in sé un sospettino di maschio.
Perché, dannazione, certi registi non dovrebbero morire mai.