giovedì 29 gennaio 2009

Luminosità

La giornata di ieri, in campagna, è stata davvero piacevole, rilassante, bella nel senso pieno del termine.
La Mama ha insistito per farmi il regalo con largo anticipo sul compleanno, lasciandosi portare (pazza!!!) in profumeria e facendosi disossare economicamente senza ritegno, ma ha accettato tutto con la suprema dignità che le è propria.
In biblioteca ho trovato un libro che cercavo da luglio, "Delitti e formaggi", e poiché accorpa due mie grandi passioni (i formaggi sono legali, i delitti un po' meno, ma a me i gialli piacciono un mucchio e una sporta) me lo sono ghiottamente portato via, seguito da "Duma Key" di King, yum yum, ho l'acquolina in bocca! (Che spirito semplice sono, nevvero?)
Poi a casa è passata la Magnifica per scambio regali cugineschi/natalizi/compleanizi, e l'occasione era appropriata per tirare il collo a una bottiglia di fragolino che andava giù come sciroppo ma che mi ha segato le gambe...che dolce calore nello stomaco. Che miele.
Il papà mi ha promesso tre bottiglie, yum yum a profusione!
Ci sono giornate dolci, in cui ami tutto, ma proprio tutto, e tutti. Giornate baciate dalla grazia, gentili, materne. Nell'arco di una vita sono pochine, ma ci sono.
Ieri era una giornata piena di luce, in cui essere vivi era magnifico.
Direi che questa è l'eternità.

giovedì 22 gennaio 2009

La rompiballe da treno

Pur con la massima cautela, pur muovendomi quatta quatta come una gatta cauta, sono purtroppo incappata nella famigerata e fosca figura della rompiballe da treno (esiste anche il modello maschile, ma, se è grazioso, sul fatto che scassi si può anche soprassedere).
Un mio gesto di cortesia (alla luce degli eventi futuri, sconsiderato), e cioè averle prestato il cellulare per un'emergenza, mi ha istantaneamente precipitato nell'inferno della sua frenetica amicizia, che io non voglio, nel modo più assoluto. Se l'essere umano sapesse che un atto di carità cristiana può compromettere tanti splendidi, solitari, rilassanti viaggi in treno con l'ipod e Repubblica, o Haruki Murakami e il silenzio del vento contro i finestrini, o soltanto i miei pensieri sospesi tra un campo di terra bagnato dalla pioggia e l'altro, la gentilezza scomparirebbe, è indubbio, e ciò sarebbe una gravissima perdita. Però... una donna che mi cerca fino all'ultimo metro della pensilina e quando mi trova dice "meno male! non ti vedevo ed ero preoccupata!", oppure una frase "tesoro, pensavi di essere l'unica a prendere il treno, e invece ci sono io!". E purtroppo, cazzarola, aggiungerei.
Siamo sei miliardi e rotti e tu vieni da me. A rompere le balle a me. Ma perché.
Ho un karma così carogna? Cosa ho fatto nell'incarnazione precedente? Facevo il bagnetto a Hitler? Sinceramente, cara amica, le tue attenzioni non le merito. Non me ne frega niente delle tue lamentele sul tuo lavoro, nemmeno io lavoro all'Onu, ma non sbrego l'anima a nessuno. 
Naturalmente, la caratteristica principale del rompiballe da treno (ma pensate ad Ale e Franz, e capirete che questa gente è poliedrica, può occupare panchine, ristoranti, aeroporti, navi, e di sicuro sul Titanic ce n'era uno, dei loro) è il suo carattere noiosissimo, privo di umorismo, ansioso, una pigna insomma. Ti si attaccano come la scabbia, ed è finita.
Devo dire poi che, essendo una persona riservata, divento isterica se qualcuno mi fa la posta, mi tende agguati per trovarmi ovunque, non connetto più, davvero. Vengo precipitata in un racconto di Kafka, mi dibatto ma sono inerme. Pur trincerandomi dietro ad un sorrisetto freddo e cortese, e sprecando sarcasmo a litri, tanto non se ne accorgono, mi rendo conto di essere ormai fottuta, e che me li porterò nella tomba, loro e i pesanti monologhi lamentosi che li distinguono. Infatti l'umanità, con il sofisticato radar che tutti abbiamo, li schizza come la peste, e loro sono venuti da me, attirati dal fluido della mia bontà.
Ho ricevuto alcuni suggerimenti solidali, del tipo: farmi crescere i baffi e passare per un uomo, oppure indossare una parrucca bionda, fumare una sigarettina fina fina al mentolo e parlare come una spia russa dei film anni '50, indossare un sombrero e un poncho, fingere un attacco della sindrome di Tourette...insomma, qualcosa mi devo inventare. Chessò, vestirmi da prete.
Uno stato civile, che ami i suoi cittadini, dovrebbe varare una legge sacrosanta: chi disturba una persona che legge su un treno va multato, e solo una calamità può giustificare tanta barbarie, un deragliamento o i terroristi. Una persona che ti impedisce di stare tranquillo durante i venti minuti più sereni della tua giornata, col tuo bel giornale fresco o il tuo romanzo vergine, con il suo sciocco cicaleccio rompe le balle a te e anche a quelli vicini. Digli di smettere. Fallo tu, perché io sto per diventare violenta.
Accetto i vostri suggerimenti circa i metodi per evitare la donna in questione.
Ricordatevi che l'omicidio è punito dalla legge.

mercoledì 14 gennaio 2009

La solita recensione piena di entusiasmo

Non potevo farmelo scappare, "Un matrimonio all'inglese". E infatti me lo sono pappato sabato sera, pur con l'arietta gelidina che faceva fremere l'orlo della sottana, calze scafandrate e sciarpa a 18 giri, più vari pastrani sormontati.
Visto che nel mucchio c'erano l'Inghilterra anni '20, Noel Coward con le sue sigarettine ciniche e fumate con noncuranza, battute feroci e Colin Firth che risulta trastullante anche se ormai ben maturo, anzi forse proprio perché è così stagionato, il film me lo sono proprio gustato.
La trama è presto narrata: fanciulla americana turbolenta ed emancipata, vincitrice di gare automobilistiche e squalificata perché femmina, si sposa giovane rampollo spiantato di aristocratica famiglia british, con conseguenti scontri sessisti/classisti/cultural/nazionali, il tutto nel maniero di famiglia con Kristin Scott Thomas più occhiuta e sgranata che mai (e senza botulino!!) nel ruolo della medusea madre del ragazzo, e lui, l'uomo che popola lussuriosamente i miei sogni belli, Colin Firth, il Darcy storico, qui in versione malinconica e sradicata, causa Grande Guerra che ha falciato i fiori della gioventù nel villaggio, e così via. Con contorno di cinici maggiordomi, sorelle cretinette, performance teatrali imbarazzanti, e tentativi della ragazza dalla chiacchierata vedovanza di inserirsi nella famiglia che, palesemente, non ne vuole sapere.
Il regista è quello di "Priscilla la regina del deserto", film di drag queen ambientato se non ricordo male in Australia, uno schioppettone pure quello.
Gli occhioni maschili si sono lustrati alla vista di Jessica Biel, devo dire una delle donne più strepitose mai viste, che potrebbe far vacillare i propositi per una consolidata e serena eterosessualità femminile. Che figliola, la cloche le donava, decisamente.
E pure il finale, moderno, menefreghista, perfetto.
L'amore è meraviglioso soprattutto quando ti offre una seconda occasione, più ghiotta. E si può trovare la persona giusta, quella che nel momento d'imbarazzo fatale ti salva (guardatevi la scena del tango, così sensuale, disperata, coraggiosa e sublime). Quando si comprende che delle convenzioni non si sa davvero che farsene. E che purtroppo per amore bisogna compiere gesti cattivi, ma salvifici. Da gente coraggiosa.
Che bel film. Ha fatto tacere pure la sfilza di ragazzetti accanto a me. 
Grande Noel Coward!

domenica 11 gennaio 2009

Inizi

E così eccoci arrivati al 2009, anno tondeggiante nella forma, morbido e pieno di curve.
Una si chiede tante cose, si fa tante domande all'inizio di ogni anno, sfogliando il calendario nuovo nuovo appeso al muro...si chiede che cosa le faranno i mesi a venire, se saranno gentili, o sgarbati, o indifferenti. Cosa succederà, cosa proverà, in che tagliole incapperà inseguita nella propria personale caccia alla volpe. Ma forse è meglio non pensarci, tanto comunque gli eventi prenderanno le pieghe che vorranno, come le camicie che non si fanno mai stirare al meglio.
Il Capodanno a Roma è stato bellissimo, circondati dagli amici splendidi e ospitali che ogni anno ci accolgono in stile Hotel Plaza, e ci portano in giro per la città mostrandoci posti sempre nuovi e bellissimi, e ghiottonerie strepitose (il croissant con la crema mangiato alle 4 del mattino, caldo di forno, mentre la città impazziva nella pioggia... e il ciambellone king size di Piazza Navona, mangiato senza Nutella solo perché ho avuto un sussulto di decenza).
La festa dell'ultimo è stata una danza continua, ciao cosce alla fine della serata, ma direi che ne è valsa la pena. Mi sono divertita un casotto, dico davvero. Eravamo tutti scatenati, con "Charlie fa surf" abbiamo rasentato eccessi da rave. Del resto è facile quando stai bene con le persone, e con i romani è sempre così. Riescono a crearti intorno la sensazione di famigliona, di un bozzolo che ti accoglie sempre, e ti ama per quello che sei ( aprono le loro case per te, cucinano meraviglie per te, insomma, ti amano) e tu puoi solo limitarti ad essere felice e a godertela. (Ragazzi, se mi leggete, per favore non mettetemi su Youtube, vi prego.)
Peccato il tempo, tre giorni di pioggetta inglese fitta fitta e ostinata, caos ovunque. Però... la Galleria Alberto Sordi e la sua Feltrinelli monster, e la libreria sottoterra lì vicino (trovato un vecchio romanzo della Wharton, "La Scogliera" e un libro di poesie zen, Iddio vi benedica, Ediz. Newton), e un po' fuori l'H&M più smisurato mai visto, a Roma è tutto così enorme, e loro sono così tanti...
Alla sera, a casa dei nostri ospiti, una bella tisana calda e profumata per scaldarci e rilassarci. Che bello stare in casa tranquilli, quando fuori il tempo è così dispettoso, con il caminetto accogliente, e l'albero di Natale luccicante, e i pacchettini ancora da preparare per altri parenti e amici che verranno. Quando senti l'armonia e la felicità nella casa di qualcuno che ti entra dentro e scalda anche te.
I 10° di Roma erano un sogno tropicale se paragonati ai -9° che c'erano qui a Padova, ad aspettarci. E la neve ovunque, a mucchi disordinati lungo il ciglio delle strade, e il ghiaccio.
Gennaio è un uomo bello, ma non perdona, affascinante ma lunatico. Quindi ci siamo limitati ad uscire per andare al lavoro (purtroppo) e per il tempo rimanente siamo rimasti barricati in casa a cibarci della quantità demenziale di derrate alimentari acquistate per i vari pranzi delle feste, per gli ospiti attesi, per i dolci che ci hanno tentato.
Oggi, sfogliatine di mele (per eliminare due renette che mi guardavano malinconicamente dal frigo, pregandomi di interrompere il loro karma funesto), e poi domani...chi lo sa.
Mi auguro, e auguro a tutto il mondo là fuori, un anno di felicità, di pranzi, di cucine calde e accoglienti, piene del profumo dei biscotti. Un anno da mangiare.

domenica 4 gennaio 2009

Scarsa lucidità

Tornata dal capodanno con gli amici romani, una sarabanda di centro illuminato dalle splendide luci natalizie, lusso calma e voluttà, balli e mangiate pantagrueliche ( aaaah, quanto si mangia bene, a Roma... per clima e cucina, sarebbe da trasferirsi... peccato un po' il casotto delle milionate di persone, al ritorno Padova sembra un villaggio delle Alpi...), quindi ancora un po' frastornata, ma capace di mettermi ai fornelli per goulash quasi originale, a detta del pubblico riuscito. Intanto riesco a fare gli auguri per Capodanno a tutti quanti, e appena metto a fuoco il cervello, racconto un pochino le avventure trascorse.
Un baciotto a tutti!