lunedì 11 maggio 2009

Un tranquillo weekend di divano

Oggi il primo caldo mi ha lessata, a mo' di zucchina nella pignattona a pressione. E infatti stasera non sono proprio un fiore, ma cercherò di raccontare lo splendido, rilassato e ricolmo di niente fine settimana, soleggiato dal punto di vista dell'umore, talmente tanto che ho pensato di aver raggiunto l'illuminazione con trent'anni di anticipo.
Venerdì sera siamo andati a vedere la serata dei Corti promossa dal CineClub di Padova, molto bellini e divertenti, un mucchio di idee autoprodotte da gente con mezzi limitati ma una marea di trovate che nelle fiction (anzi, nelle fincsion, come le chiama la Mama) se le sognano (ma ste fincsion servono a formare la nuova classe politica, mi sembra di aver capito, sono esperimenti di fina sociologia, mica veliname, pizza e fichi, etc etc..). Comunque.
Dormendo come un ghiro di 57 chili e tentando di recuperare il decoro del bistrattato fisico, sono arrivata al mattino del sabato, alla mia spesetta per poter creare le ricette meravigliose trovate sulla mia rivista di cucina preferita, nonché alla realizzazione di: involtini di mortazza con l'insalata russa dentro (il nome era più figo, ma questa è la sostanza) e una fantasmagorica torretta di melanzane fritte, panate in farina e pangrattato (bone) con contorno di pomodorini marinati (struca struca robe semplici, mi sentivo già molto debosciata di primo pomeriggio, il fagiano ripieno di torresani lo farò la prossima settimana), ma comunque è stato un successo. Arenata in coma digestivo sul divano che, spero, mi seguirà nelle prossime vite, ho letto Sedaris, Bryson, Saviano, Topolino, tentando di finire "Gang Bang" di Palahniuk (lui è sempre interessante, ma mi sa che stavolta non ha seguito le bricioline) e guardando un sacco le piante fuori sul balcone.
Domenica, replica.
Ma sabato non è sabato se: non si esce con la Banda dei Tre per un aperitivo e si torna a casa alle sei e mezza di mattina, e nel lasso di tempo che va dalle otto di sera alle succitate 6.30 ti può capitare di tutto, bisogna tenerne conto), oppure non ci si chiude in un bel cinema gelido d'aria condizionata e ci si pappa un gustoso filmetto. Come questo qua.
"Star System" racconta la storia di questo fantastico tipo, Sidney Young, che fa il direttore a Londra in una rivistina acida e ribelle, incazzatissimo con la vipperia e la mondanità: mette in copertina nudo ilpotente Clayton Harding, direttore di "Sharps" (che poi sarebbe "Vanity Fair", sbattendosene altamente le animelle delle conseguenze. Harding però lo piglia in contropiede e gli fa, vieni a lavorare per me, nel ramo pettegolezzi (nel controculturale Sidney vede il perduto sé della giovinezza), e così l'inglese si presenta a New York, restando incantato praticamente da tutto (memorabile il suo abbigliamento il primo giorno di lavoro, una T-shirt con scritto "Giovane, stupido e pieno di sperma". Appena metto piede a Londra, la vado a cercare).
Insomma, Sidney parte dalla gavetta ma è un casino ambulante, non conosce le mosse giuste, si sente sprecato. Questa parte dà dei punti a Mr Bean, proprio divertente, si vede che la mano è inglese.
La vista della divina Sophie Maes, giovane star in ascesa, l'attrice Megan Fox (chapeau al mix genetico, il sangue nativo d'America si vede, urca se si vede) è la molla che lo spinge a competere con l'odioso caporedattore per alfine averla, a piegarsi ai desideri di un'agente sensibile come un alligatore che pretende di controllargli i pezzi sui suoi clienti vips, in tutto questo bailamme aiutato solo dalle rampogne della dolce collega Alison (ma Kirsten Dunst quanto carina è? è piena di fossettine, di dentini bianchi, vien voglia di andarci a fare shopping insieme, e poi in pasticceria, che ninnolina).
Ad un certo punto Sidney capisce che, come ne "La fiamma del peccato", non avrà né i soldi né la ragazza, a meno che non si venda al profumo dello zolfo. Cosa che fa, diventando il beniamino del mondo dorato. Con la bella vita è costretto a fare i conti con il sentimento, con quello che veramente si desidera, con quello che davvero conta (e la bella Sophie, stragnocca come solo il diavolo sa essere, vuole Sidney perché gli animaletti feriti le fanno pena... vegetariana che alla premiere si presenta con multistola di volpe bianca).
Sidney saprà scegliere con criterio la donna giusta, come la mamma perduta da piccolo gli aveva insegnato.
E punirà il Sistema infettandolo dall'interno, con esiti fragorosi (e non totalmente condannati da Clayton, boss menefreghista di Jeff Bridges, infine sghignazzante e ammirato).
Un film carino, perfetto, piacevole. Simon Pegg attore è buffo, dolce, divertente, l'uomo che scelgo e sceglierei per mille vite a venire, quello che prende per i fondelli la seriosità del giovane regista convinto che il cinema sia cominciato con Tarantino, l'uomo gentile che omaggia la vecchia attrice lasciata in disparte salvo esserne poi oltraggiato alla festa, snobbato da lei che risale la china. Posso dire che trovo il personaggio di Sidney splendido, una categoria a parte, divino? Lo dico.
Non sembra un bel mondo, visto con attenzione: il luccichio delle feste è sinistro come il sorriso tutto denti degli addetti ai lavori, le ragazze sono ossessionate dal peso, i piranha in Prada si muovono lenti e in banchi compatti...La celebrità stringe un patto con la pubblicità per tutto fagocitare, per fabbricare lo stampino a cui adeguarsi in quel preciso momento, perché i mortali provino l'ebbrezza di essere piccoli dei per un giorno.
La biografia assurda su Madre Teresa impersonata dalla fulgida e statuaria Sophie, vincitrice di un simil Oscar, viene comunque spazzata via dalla meravigliosa, tenera ultima scena: una marea di newyorchesi che guardano "La Dolce Vita" in un cinema all'aperto, sotto il leggendario ponte di "Manhattan", seduti composti e attenti sui plaid. La notte è serena, sembra profumata, e Sidney può ritrovare Alison e danzare ancora con lei. Gente così ama il cinema davvero, e noi amiamo davvero gente così.

6 commenti:

Visir ha detto...

Pare che questi film siano in linea perfetta con un certo ideale di vita.
Un'esistenza borghese, normale, ma felice così, Non lo promette anche la pubblicità?
E' bello, non lo nascondo, ogni tanto farsi cullare da una ninna-nanna, concilia il sonno e tiene lontano i mostri e i lupi cattivi che ci vivono dentro, anche se non possiamo far finta che non esistano.
In questo mondo ideale (che non esiste, ma sembra proprio per questo quello vero) ci sono anche le difficoltà, forse qualche lacrima, ma in sottofondo c'è sempre la musica di Frank Sianatra che ti dice che "tutto andrà bene".
Un bel cinemino, le cenette con gli amici che sorridono (con quei denti così bianchi e perfetti), un lavoro sfizioso e qualche party (con disinvoltura).
L'importante è essere in lista, il nostro turno di luci arriverà ed è bello e chic far finta di non crederci.
Che dire? Ognuno sceglie i suoi sogni, ma alla fine si trasformano comunque in incubi.
Dare un'occhiata a se stessi a cosa veramente valga e che senso hanno questi affanni e chiedere troppo? Farlo durante questo scambio delle coppie in un valzer vorticoso rovinerebbe la festa...Allora meglio tacere. Un'altra coppa di champagne per favore, la vita pare non finire mai che importa se una risata vanesia ci seppellirà.

gillipixel ha detto...

evviva la pigrissia e le finscion :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Visir, ogni vita è una gabbia a sé, deliziosamente privata. C'è chi è fortunato ed ha il trespolo e la cicorietta, chi un giornale zozzo di guano e le sbarrette ruggini. E te la tieni, perché fuori c'è la non-gabbia, il niente.
Nella mia, comunque, tengo gli amici veri, la verità, e la terribile tendenza ad essere il poco che sono, vanesianamente sghignazzando.
Babe, that's the way I like it.
;)

Vanessa Valentine ha detto...

Gilli, vorrei una fincsion sulla pigrizia, sul tipo di "Smoke", sulle ciacole e il dolce far niente... ma raccontando le cose intelligenti, non le carrubbe da GF.
Che i tempi siano maturi?
Mah.

gillipixel ha detto...

Chissà Vale...in effetti io la percepisco nell'aria una voglia di pigrizia che pervade il mondo :-) ma forse sarà solo la mia indolente immaginazione :-)
Hai letto questo libro?
"L' ozio come stile di vita"
di Tom Hodgkinson Tom...lì ci sono tantissimi spunti :-) e anche in "Elogio del'ozio" di Bertrand Russel :-)
sono entrambi molto interessanti...
di cverto li conosci già...

Vanessa Valentine ha detto...

Scusa se ho visto solo ora la preziosa segnalazione, Gilli!
Penso visiterò la Feltrinelli e tosto acquisterò i tomi da te citati, sembrano succosi ( e nella mia accidiosa ignoranza, sconosciuti). Grazie mille e resistiamo con l'intelligente ozio del Pescatore di De Andrè, col suo solco lungo il viso come una specie di sorriso...;)))