E già tocca uscire a metà pomeriggio, piantando lì tutto, ad esempio una cucina disastrosa, pile di roba stirata da mettere via prima che, totalmente rinco, la stiri di nuovo, un bagno da blitz dell'Ufficio Igiene, il bucato mollato alla deriva nella bacinella, i colori che minacciano di tracimare l'uno nell'altro in un'orgia convulsa di tessuti....Il classico casino di un ordinario mercoledì (e il cervello continua a spingere per stare sul divano a leggere leggere leggere e si fottano il mondo e le scelte). Questo è il quadro.
Quindi se telefono e prendo appuntamento con te, ragazzo dell'Immobiliare CasaGanza, non lo faccio perché ficcarsi nell'inferno del traffico delle 5 è la mia mission, lo faccio soprattutto perché mi aspetto che tu mi porti a vedere quel microbuco tutto esposto a nord, piano primo con coppia di gemelle scatenate sopra, 800 euro l'anno di spese condominiali, 185mila sull'unghia, quel che si dice un affarone ( e vi assicuro che c'è stata una scrematura).
E invece no.
Quando ho smollato il mio bel sederone sulla poltroncina nera di pelle scopro che i padroni di casa sono in Tanzania e non torneranno a breve, quindi ciccia con la visita alla casa, però intanto lui mi fa vedere la piantina. Ma te la farei vedere io la piantina, un bel cactus saguaro di due metri, tesoro, ti ci siedo sopra e poi spingo.
Però, visto che sono notoriamente una donna sensibile e civile, sprovvista di palle, sto seduta e ascolto. All'infinito.
Questo è un ragazzo con insicurezze profonde (il petto glabro open air, le unghie mangiate così tanto che la polpa della falange ha avuto la meglio), e il suo sguardo ha una fissità sporgente e inquietante (credo dipenda dalla tiroide, ma non chiedo lumi).
A malincuore (falsa!) gli dico che la terza camera è troppo piccola, serve uno studio, non lo sgabuzzo delle scope soppalcato. Non se ne fa una ragione, mi sa che ha capito che il sale sulla coda di noi allocchi non resterà là a lungo.
E propone, e Casalserugo, può interessare?
No, te lo dico subito, non può interessare. Sarà un comune delizioso, non lo metto neanche in dubbio per un secondo, ma per me è fuori mano, al lavoro ci vado con i mezzi pubblici, non con il Concorde di papino.
E lui, imperterrito, allora ti mostro la piantina e le foto.
Ma anche no!, urla il cervello che si è nel frattempo teletrasportato a casa, ha preparato un Martini con ghiaccio e si sta gustando pagina 114 di "Uomini che odiano le donne". A proposito, questo tizio non mi odierà ma non si può non dire che mi sta remando contro, no?
A questo punto, visto che il mio volto mostra i tristi segni della resa e dello scoramento, un essere umano mediamente sveglio dovrebbe produrre il colpo d'ala, il coup de théatre, il botto che ti pare, per riavermi tutta per lui. Ma no.
Lui smanetta un po' la tastiera e partorisce le foto della casa più brutta che io abbia mai visto: per un attimo mi si stringe il cuore. Questa casa mi sta parlando e mi sta gridando, scappa! salvati finché sei in tempo! Mi sembri una brava persona, non meriti di vivere la tua vita fra le mie quattro pareti (talmente obbrobriose che sembrano tutte a nord, contemporaneamente).
Il terrazzino poggia su di un prato con la pellagra, le finestre sono allietate da inferriate che a Santa Maria Maggiore desterebbero sgomento, le stanze sono pazzescamente buie e anguste, c'è un bagno solo, con mattonelle di un bianco sporco vomitoso (i vecchi cessi dell'autogrill sembrano progettati da Gae Aulenti, a confronto), vediamo, che altro, ah, sì, l'impressione è che in questa casa sia stato commesso un omicidio o comunque mi scatta la sindrome da Overlook Hotel di sicuro e comincerò a scrivere sulle mattonelle del cesso "il mattino ha l'oro in bocca" dieci minuti dopo aver fatto trasloco. E' la casa dei sogni per un serial killer, un angolino delizioso nel disimpegno per tenerci il freezer con la gente a cubetti dentro. In questa casa non ridono solo le finestre, si sganascia tutta la baracca.
Mi dice, la zona è tranquillissima. E falla pure con il casino, penso. Siamo sicuri che non è stata approvata la nuova Ikea di Casalserugo proprio di fronte?
Verrebbe da fare bonk bonk con la fronte sulla scrivania di cristallo, finché non compaiono le prime microfratture. Mie e del tavolo.
Dico frasi educate di circostanza, sì sì, chiamami se hai qualcosa, ci risentiamo di sicuro (so cosa provano gli uomini quando si tirano su la cerniera e ti dicono addio, ah, è così che ci si sente? ragazzi, non è male), guadagnando alfine l'uscita e il salvifico caos del traffico.
In qualche oscura parte del mio bislacco cervello, rido.