mercoledì 16 marzo 2011

Gli uccelli nei giardini d'inverno

Esco verso l'imbrunire, in una giornata come ce ne sono tante nella vita. Devo andare in farmacia perché mi serve un farmaco da banco che mi ero ripromessa di comprare nei miei giri in centro e ovviamente ho dimenticato di prendere...è una pacifica serata a Poultryville, nella luce già morbida e titubante individuo uno dei gatti del mio vicino, quello bianco e nero che io chiamo Silvestrino, un micio smilzetto e diffidentissimo con gli occhi un po' feriti che hanno i gatti di campagna quando passano troppi inverni all'addiaccio (il padrone ha confessato che non li vuole in casa, capirai, non è che abbia una reggia con i tappeti persiani, un paio di gatti in cucina starebbero al caldo e non gli rovinerebbero gli inesistenti divani raffinati, però ognuno a casa sua fa quel che vuole. Io sono di parte, appena posso dormo con una sonnolenta gatta sulle gambe, e tanto tempo fa avevo un cagnolino meraviglioso che per svegliarmi saltava sul mio letto...e spesso continuava a dormire con me).
Il micio Silvestrino mi guarda un momento e poi scappa via, al sicuro dietro la siepe. Nel frattempo tutti i cagnetti della via iniziano ad abbaiarmi dietro, io faccio shhhh, buoni, e alcuni mi danno retta, a parte il tignoso bracco della villetta gialla che continua ad inveire contro di me nella sua lingua canina. Mi ha visto parlare col padrone ma non gli è bastato, vuole maggiori referenze.
Le macchine cominciano a rientrare con il loro stanco carico a bordo, retromarce nei vialetti, fari decisi e veloci, borsette acchiappate al volo, cene da preparare, compiti dei bambini da controllare. Docce calde che aspettano dopo una giornata delle solite in un paese che è in crisi ma che tira avanti comunque. Che almeno la cena in famiglia sia un porto sicuro mentre la sera batte sui vetri e sbircia tra i gerani sul davanzale.
La via principale di Poultryville è tutta un cantiere per la messa in opera della piazza nuova, chissà se sarà pronta per l'inaugurazione. Tutti sono così entusiasti e contagiosi.
In farmacia me la sbrigo presto, in un paese piccolo c'è di buono, anche, che non si fa mai la coda. A parte in edicola, la mattina, ad aspettare che finiscano tutte le persone che giocano alle mille lotterie che questo paese propone, ricordando sempre di giocare responsabilmente. Noi abbiamo fatto le pubblicità del "fallo responsabilmente" se poi ti illudi e vai in miseria è chiaro che non sei stato responsabile, no?
Pago ed esco e c'è già la notte, vicino a me.
Quello spicchio di luce rosata di poco fa è sparita, i fari corrono gialli, le strisce pedonali sono un guado notevole. Decido di tornare per il quartiere nuovo, quello con tutte quelle belle ville piene di poggioli, tetti rossi e bovindi, ognuna con il suo giardinetto curato, qualche ulivo un po' stitico ma ottimista, i parchi comunali sempre pieni di mamme la mattina, e passeggini e le nonne fresche di parrucchiere. E' tutto bonsai e curato, questo paesino mi fa tenerezza e mi piace perché non vuole sparire, non vuole essere assorbito da un altro comune e non vuole diventare il solito paesotto veneto con le distese di cemento e la sua impersonalità. Qui la gente vuole conoscerti, sapere chi sei e da dove vieni, che cosa ti ha portato qui. Te lo dicono, chiaro. Del resto, poi, quando ti incontrano ti salutano sempre, anche se non ti conoscono. Ti sorridono e sono gentili, si fermano a chiacchierare volentieri, si giustificano per essere una realtà piccola e quando gli dici che ami il posto proprio perché è piccolo e tranquillo sembrano contenti.
Intravedo una gallina di quelle col ciuffotto, la vedo solo perché è bianca e spaurita, si è presa fuori dal pollaio e si capisce che nel suo cervello sta andando un po' nel panico. Confido nella bontà della sua padrona, un secondo giro nell'aia dovrebbe metterla al sicuro.
Lungo il marciapiede vedo anche la fila buffa di casette all'inglese che qualcuno ha costruito, chissà quando. Sono proprio come quelle dei telefilm, finestre a ghigliottina, giardinetto metroquadroso davanti senza recinzione, porta con i tre gradini. Qualcuno si è messo il cancello, altri la siepe. Solo una è sempre chiusa a parte una tapparella che occhieggia mezza aperta, un po' inquietante. Le case sembrano guardarci, certe volte. Forse hanno uno sguardo diverso a seconda di chi le osserva, a seconda delle intenzioni.
Sto passando davanti a quelle belle, adesso, con i terrazzini in legno, marrone elegante, serene. Non fa poi così freddo, solo un po' umido. Sento il canto di un uccello, un richiamo breve, secco, non troppo gorgheggiato. Come se chiamasse qualcuno o avvisasse qualcuno, magari del passaggio di quest'umana che cammina per un quartiere silenzioso, guardando le luci accese nelle case. Le giornate di fine inverno mi sono sempre sembrate piene di promesse, frenetiche, come quando aspetti non sai nemmeno tu cosa ma non vedi l'ora che arrivi. I versi degli uccelli, i loro canti sono pieni di energia, come se si facessero coraggio perché il più è andato, è stato un inverno freddo, in mezzo a siepi, gatti, nevicate, nidi rotti, nidi da rifare. Adesso l'aria può intiepidirsi e il canto farsi più forte e rilassato, tutto andrà bene, pensano, tutto andrà meglio.
I pensieri degli uccelli sono come i nostri, più o meno.
Tutti i pensieri del mondo si assomigliano.
Allungo il passo, mi è venuto in mente che anch'io ho un nido che mi aspetta, e una cena da preparare. Imposte da chiudere, tende da tirare, una casa da accudire e che mi accudisce, una casa che sostiene i miei passi, e che accarezza la mia mano, quando la poso sulla ringhiera o sulla pietra del muretto. La tenda rossa, illuminata, del salotto è così tenera. Come un piccolo fuoco che mi guarda, nel buio.
Penso a tutte le buone sensazioni che l'essere al sicuro mi dà.
Mi viene un groppo in gola.
Prima di chiudere tutto esco in terrazza, mi metto ad ascoltare ancora gli uccelli, spero che vivano e siano felici, sempre, cantando nei loro nidi.
Spero che ce la facciano ad entrare nella primavera.

6 commenti:

Jenny ha detto...

Ave Vale...questo ti vale un bel dieci! Il tema delle case che ci guardano mi ricorda Henry James. Però io sarei meno benigna con l'atmosfera da paese...non siamo tutti come te...buoni!
Magnifica, bontà tua!

Vanessa Valentine ha detto...

Ciao, Magnifica!Beh, l'atmosfera di Poultryville l'hai vista, sembra un po' la vecchia Brescello di Don Camillo...:)))
La nostra passione per le case deriva mi sa proprio dalle nostre frequentazioni jamesiane...:))), poco da fare, siamo proprio della stessa pasta!Un abbracciotto, a dopo per la nostra telefonata del dì di festa!:)))))

sogliadiattenzione ha detto...

Per restare nella letteratura anglofona, un altro grande di quegli anni, T. S. Eliot, avrebbe tirato fuori il "correlativo oggettivo" a proposito del tuo post, quando si usano gli oggetti e i fatti del mondo per descrivere una propria emozione, così come tu hai fatto per parlare, alla fine, del piacere che ti dà la tua casetta attraverso la passeggiata per il paese, la sua gente e le loro case. Bello.

Vanessa Valentine ha detto...

Grazie, Soglia, sono felice che il post ti sia piaciuto (anche se era un po' malinconico, spesso mostro il lato allegro quasi in automatico ma trovo molto interessanti anche i sentimenti più seri e riflessivi).T.S. è un poeta profondo e creatore di immagini mentali di rara bellezza, la poesia, anglofona ma anche in tutte le lingue del mondo, è un linguaggio forse all'inizio un po' complesso ma pieno di gioia, se uno riesce a superare lo scoglio e si lascia andare. Ecco, leggere la poesia è come lasciarsi andare galleggiando sul mare. Tanta libertà e felicità, mentre allarghi il tuo corpo a stella e ti godi il sole e la vita.
E poi adoro l'oscurità nei giardini, e tutta quella vita silenziosa, là in mezzo.:)

Gillipixel ha detto...

Il tuo ottimismo è contagioso, Vale, fa sempre tanto bene all'anima leggere le tue cose :-)
Hai la capacità di usare immagini ad alto rischio retorico, senza mai tuttavia farti cogliere dal pericolo :-) le emozioni che trasmetti sono invece sempre molto vere e rassicuranti...

Il canto degli uccellini è un punto di riferimento per gli umani...questo preludio di primavera io l'ho passato col contrappunto del trillio dei merli :-) sono uccelletti molto simpatici, mi trasmettono un grande senso di eleganza e di bellezza, anche per via dei loro voli bassi, rasenti ai giardini, come a dire: siamo saggi noi, eleganti sì, ma non frivoli...sappiamo che volare basso è sempre meglio :-)

Vanessa Valentine ha detto...

I merli sono adorabili, Gilli, hanno un canto così squillante ed ottimista! Pure troppo, nei mattini di primavera e all'alba, in estate, ti buttano giù dal letto verso le 5...:))))del resto, loro hanno da lavorare, mica son accidiosi come noi...;)))
Il canto degli uccelli comunque ha sempre quest'effetto positivo, sul mio umore, noi pensiamo che stiano lì a ciacolare senza senso solo per il nostro piacere e in realtà loro stano seriamente comunicando informazioni importantissime...per loro, ovvio, ma pur sempre importantissime. Tanto per dire quanto assolutizzino gli umani...