domenica 7 dicembre 2008

Cagnetti, pargoli e lacrime

I film di animazione con gli animali sono i miei preferiti in assoluto, quindi aspettavo la visione di "Bolt", l'ultimo Disney con lo zampino produttivo di Lasseter, con una certa trepidazione.
Per fortuna siamo riusciti a vederlo venerdì sera, alla fine di una settimana in cui ho dormito progressivamente sempre meno (da domenica in poi rispettivamente 6,6, 5 e 4 ore, tipo deprivazione sensoriale, salvo recupero in zona Cesarini a casa dei vecchiotti, in campagna, giovedì, con dormita in un letto pieno di galline) e un venerdì pomeriggio in cui mi sono trascinata per negozi, sempre sotto la pioggia, in un tristo remake del venerdì precedente (e infatti sembrava "Ricomincio da capo", quello con Bill Murray che si sveglia sempre nello stesso giorno) per cambiare delle camicie da uomo, e scegliere vestitini per bimbi. Che faticaccia.
E quindi la visione di "Bolt" appariva come un'oasi lussureggiante, pace e voluttà avvolta da una sontuosa poltrona stracomoda, a rinverdire nell'infanzia i miei maturi e scocciati neuroni. Però.
Il film è stato progettato per la visione in 3D con gli occhialoni da indossare per tutta la durata che, in tutta franchezza, mi è sembrata più lunga del normale. Forse perché sono miope e quindi sul naso dovevo caricare due paia di occhiali (infatti se tolgo i miei occhialini viola e rettangolari non vedo più una beata mazza, in 3D o in 4D che si voglia) e la cosa mi ha prodotto uno scanso sull'osso fondo come una trincea. Tre quarti del film li ho visti con il dito sul naso, per alleviare il dolore.
E la famiglia accanto.
Mi chiedo dal profondo del cuore cosa spinga una coppia di giovani genitori a portare al cinema due bambini, sui 5 o 6 anni, intasati di tosse come lavandini. Il bimbo era seduto ovviamente accanto a me, e tossiva cavernosamente che neanche mio nonno dopo cinquant'anni passati a fumare le Nazionali (e infatti ci ha salutati prematuramente grazie all'enfisema). La bimba piangeva disperata, probabilmente Bolt il cagnetto non la convinceva del tutto e preferiva quello con Di Caprio nella sala 6.
(La cosa divertente era che la madre cazzona faceva "shhhhh!" al figlio che tossiva, come se il bimbo sbolsegante lo facesse apposta, ma dico...). C'era di che scatenare una rissa, e rovinarsi la serata, e quindi ho scelto la linea che mi contraddistingue, la vigliaccheria, e ho taciuto.
"Bolt" però è davvero un bel film, la trama la sapete, il cagnetto crede di essere un supereroe e invece è il Truman Show canino, tutti effetti speciali per fargli credere di essere in grado di difendere la padroncina Penny dai cattivi (ma è una serie tv molto seguita) e la bimba attrice  vorrebbe tenerlo con sé nel mondo reale e invece produttore, agenti e adulti fessi in generale dicono di no, perché ci sono le regole dello sciobisness e dei soldi a dettar legge. Il cagnetto però scappa perché è convinto che sia davvero capitato qualcosa di brutto alla padroncina e finisce grazie alla solita serie di sfighe fortuite dall'altra parte dell'America, piuttosto lontano dalle mollezze e dagli agi di Hollywood. Incontrando una magnifica gatta nera, Mittens (splendido nome, le zampette sono bianche come se portasse le muffole), cinica come una dark lady, ferita dalla vita e scafatissima, e un criceto teledipendente, Rhino, personaggio stratosferico che da solo meriterebbe un film, e che passa le sue giornate in una roulotte a schiacciare il telecomando alla ricerca delle avventure di Bolt di cui è il fan numero uno, coraggioso fino all'incoscienza, il nostro inizia il classico percorso da "troverò il vero me stesso" in un road movie, tipologia che ci piace sempre da morire, ammettiamolo. L'amicizia li renderà forti, li libererà, li farà felici. Ora so quello che sono e quello che voglio dalla vita, il che è più di quanto sappia un sacco di gente là fuori, anche in questo momento.
 La morale funziona sempre sui bambini e sugli adulti, che spremono volentieri la lacrimetta (nel mio caso, più di una), i film Disney potrei vederli cento volte di fila e cento volte piangerei, non c'è niente da fare. (Sfido chiunque a non soffiarsi il naso quando Mittens ricorda i padroni che hanno cambiato casa , e se la sono "dimenticata" senza portarla con sé). 
Alla fine del film non sapevo più che fare, avevo un groppo in gola, il naso dolorante, lacrime ovunque che facevano scivolare la coppia di occhiali e il terrore che si accendessero le luci di colpo e la gente vedesse la mia faccia deformata dal magone...quel che si dice un momento di relax al cinema. E il bimbo accanto tossiva come se dovesse espellere Alien dai bronchi.
La serata è finita con un'aspirina e la borsa dell'acqua calda. Ho rinunciato a una seratina nel locale caraibi style, con balli latino americani, che poteva protrarsi fino alle 4 del mattino, ottimisticamente. Ma il cervello ha fatto capire che lui sarebbe rimasto a casa, e che noi al solito potevamo fare di testa nostra. Gli abbiamo dato ragione tutti quanti. E gli abbiamo fatto compagnia ronfando sul cuscino morbidoso, come gatti al calduccio.


3 commenti:

gillipixel ha detto...

delizia narrativa :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Mi considero miracolata, già tre giorni e niente tosse canina all'orizzonte, pfiuuuu...

gillipixel ha detto...

ehehehhehe...quei piccoli lavandini otturati travestiti da bambini sono tremendi :-)