lunedì 18 maggio 2009

Quando la Vanessa e la Magnifica visitarono lo Yorkshire (parte prima)

Ci sono viaggi che nascono spontanei, come bei fiori, indipendenti. Viaggi che programmi in tempi brevi, fai la valigia e vai. Sono anche i viaggi che ti restano dentro per tanto tempo.
E questa è la storia.
La Magnifica durante l'estate a Sappada, più o meno di quattro anni fa, aveva fatto amicizia con un distinto professore dell'università di Leeds, George, appassionato di Dolomiti e scarpinate varie. Fatto sta che nella primavera dell'anno dopo, nel 2006, la invitò a visitare le sue parti, lo Yorkshire e i dintorni, e io fui gentilmente invitata ad andare con lei. Due gentildonne italiane in pieno sentimental journey!, insomma, una roba davvero fantastica.
Dopo la sveglia all'alba usuale, e gli intoppi da traffico in tangenziale, finalmente l'aeroporto di Bradford ci accoglieva, con un cielo tempestoso color d'asfalto.George era naturalmente gentilissimo e servizievole, voleva portare le valigie da solo a costo della frattura scomposta del polso e io tentavo debolmente di fare la mia parte, ma ero comunque riservata come in genere è normale essere con le persone appena conosciute (non si può saltare sulle ginocchia del primo che si incontra). Andando verso casa sua in un quartiere residenziale di villette in pietra, bovindi, edera ovunque e giardinetti curatissimi si chiacchierava, mentre io stavo col naso spalmato sul finestrino a godermi le curve strane che ci buttavano verso sinistra, beandomi di tutti quegli scorci che avevo visto nei telefilm di Barnaby, mai sazia. Giunchigliette ovunque, gialle e piccoline, i famosi daffodils, spontanei.
Io e la Magnifica fummo alloggiate nella Suite Imperiale, la camera di George, e lui si prese la stanzetta piccola sul retro. Ero in un'autentica casa inglese! Non in un ostello, o un bed&breakfast! La casa era piccolina, ma carina da mangiarsela, con il salotto che aveva il suo bel bovindo sulla strada principale, con tanto di tenda a fantasia marrone e arancione a bolli giganti (ah! che fantasie lancinanti!) e la porta-finestra sul giardino, con l'erba fina fina e verde verde che sembrava tagliata con le forbicine per le unghie. Mentre George trafficava in cucina cercando di tenerci nell'immobilità assoluta e rifiutando ogni aiuto, pure nel preparare la tavola, io e la Magnifica guardavamo in giro (la scala che portava al piano di sopra era come quella nei film di Harry Potter, con la stanzetta del maghetto sotto, e infatti lei scherzava dicendo che George lo teneva nascosto e poi lo sfruttava per passare il magico aspirapolvere). Dopo pranzo ci aveva portate a fare una rapida passeggiata, il cielo grigio mandava in terra la pioggia promessa e tirava un vento discretamente carogna, tanto che la prima cosa tirata fuori dalla valigia era stata la mia giacca a vento imbottitissima (lui portava un giacchettino di quelli che si mettono i pensionati sul finire di giugno, di teletta, poco da fare, sono proprio fatti diversi).
Leeds sembrava grande e piena di traffico, e io avevo adocchiato un pub strepitoso dove mi sarei ubriacata dignitosamente ma con coscienziosità. Però la serata era già stata organizzata, con una cena e una coppia di amici suoi invitati per l'occasione. Anche in questo caso, all'inizio della serata eravamo tutti gentili ma sulle nostre, e verso la fine ci raccontavamo episodi imbarazzanti delle rispettive vite, tanto per dire come funziona con gli inglesi. George aveva cucinato il cosciotto d'agnello, che io di solito pur essendo una deprecabile onnivora, non mangio. Diciamo che io e la Magnifica l'abbiamo trovato un po' asciuttino, ci avremmo messo i profumi e l'olio d'oliva, e la rosolatura...comunque era buono e avevamo una fame cattiva, e la serata è stata davvero piacevole, a chiacchierare dentro con le tende tirate mentre fuori l'aria umida spingeva il naso contro i vetri per guardarci.
La mattina dopo era in programma una gita ad un paio di abbazie della zona, o almeno a quello che ne restava, e così siamo andati tutti a nanna presto.
Ogni volta che un italiano si trova in Inghilterra, pur essendo magari abituato, è sempre un colpo ricordarsi di botto che lì non hanno il bidet, e che deve fare appello a tutta la fantasia italica nella bisogna. Si aggiunga che il bagno di George era grande, freddo e senza tappeto per terra, con la finestra senza tende (!) col vetro nemmeno smerigliato, ma normale, e che affacciava sulla casa dei vicini. Si comprenderà allora come fosse diventata mia prassi lavarmi con addosso svariati capi d'abbigliamento che toglievo via via per occuparmi dell'arto da ripulire e che rimettevo per evitare che lo stesso si congelasse (quanto mi mancava la mia stufetta Vortice che riscaldava il bagnetto di casa mia! quando viaggio ho una nostalgia tremenda per tutte le mollezze bizantine di cui mi circondo abitualmente, sniff), il tutto facendo attenzione a non lasciar intravedere ai simpatici vicini più del necessario sindacale.
Dopo una nottata (mia) allietata dal mio famoso sonno di piombo che mi permette di dormire ovunque su qualunque superficie e a qualsiasi ora per un tempo pressoché infinito, iniziata con la ridarola mia e della Magnifica e autozittita dai nostri ssssttttt! che ci facevano sganasciare ancor di più, il mattino livido e fresco (6°) mi faceva pentire di essere in ferie, come succede ogni volta che viaggio (il risveglio è impegnativo specialmente per chi mi deve sollevare fuori dal letto con la carrucola). In qualche modo comunque riuscivamo a visitare le abbazie dove parecchi secoli prima i monaci avevano creato delle perfette società organizzate al meglio, anche se il sole pallido illuminava svogliato l'erba verde in mezzo alle rovine, con un signore che tagliava i prati sterminati con un trattorino (la Mama l'avrebbe fatto gratis, tagliare l'erba è una sua grande passione). Onestamente mi sembra di ricordare che il nome di una fosse Bolton Abbey, ma non ci metterei la mano sul fuoco (e la Magnifica mi darà la carne per la mia cialtronaggine). In compenso mi ricordo che il nome del ragazzo che staccava i biglietti era Chris, uno rosso di pelo, ciarliero e del cui inglese non ho capito una parola, ma manco George sembrava aver afferrato del tutto le indicazioni. Gli inglesi di campagna sono simpatici, alla mano e chiacchierini, non fermatevi ai londinesi che sono sempre di corsa e vi guardano come una ciunga attaccata alla scarpa. Basta girare un po' ed il mondo è pieno di sorprese.
S'era fatta l'ora della pappa, nel frattempo, e George ci aveva portato nel caratteristico pub in pietra grigia, col camino e gli avventori già allegrotti all'una di pomeriggio. Qui ho avuto modo di assaggiare un famoso piatto dello Yorkshire, il black pudding, del quale pur avendone fatto richiesta George non ha voluto fornire dettagli. Quando è arrivato su di un letto di misticanza e pomodorini si presentava anche bene, ma l'appeal è svanito quando George ha detto che era fatto con le interiora di pecora tritate tutte insieme, fino a formare tanti cubetti. Ormai non mi potevo più tirare indietro. Mi sono detta, non farlo per te ma fallo per l'Italia e per l'orgoglio del tricolore, e l'ho mangiato. E non era malvagio. La Magnifica approvava. (Altri amici di George hanno detto, ah sì? hai mangiato il black pudding? brava, a noi di solito fa schifo. Ecco).
Nell'altra abbazia visitata di pomeriggio ho sentito il divino, era tutto pieno di sole che filtrava tra le colonne, e camminare sull'erba morbida e silenziosa è stato bellissimo e intenso, e ci sono davvero dei luoghi speciali e benedetti e quello pieno di primule e pecore che brucavano e ci guardavano distratte era perfetto, e delicato. Ho la foto, ogni tanto la tiro fuori dal cassetto e me la guardo, e provo le stesse cose.
Quella sera ci siamo visti il Riccardo III recitato dalla Compagnia Teatrale del West Yorkshire al teatro di Leeds, e siamo state brave, non ci siamo abbioccate (quasi) mai. Verso la fine delle tre ore ho avuto un piccolo cedimento, così facevo dormire un occhio mentre l'altro restava di guardia, cercando di non farmi vedere da George (che però ronfava pure lui), e credo la Magnifica abbia fatto lo stesso (è una tecnica che uso quando devo guardare le foto dei matrimoni e il cervello mi si spegne di botto, così offro all'ospite la parte di faccia con l'occhio sveglio e l'altro sonnecchia, poi faccio cambio e mi copro la faccia fingendo interesse. Non si è mai lagnato nessuno).
Inutile dire che appena toccato il letto ho perso i sensi.
Un altro mattino ci attendeva.
E per ora la storia finisce qua. Urge ulteriore puntata.

8 commenti:

gillipixel ha detto...

Una delle cose più belle, fra le tante, che noto sempre nei tuoi scritti, è la classica "saggezza del pigro" :-)
si tratta di una sorta di sguardo positivo rivolto verso la vita, tuttavia mai banalizzante, fuso ad un disincanto sempre velato da rispettosa ironia...è il saggio "tocco della pigrizia", sommo stato di grazia che valorizza ogni cosa sfiorata :-)
aspetto la seconda parte pregustando già i pregiati sorrisi che mi riserverà :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Gilli, proprio stasera la Magnifica al telefono mi ha precisato che l'abbazia mattutina si chiamava Byland Abbey, e la pomeridiana Rielvaux, più o meno!
Meno male che almeno lei le cose se le ricorda!
Io ho una memoria da ottuagenaria, a volte!
"Saggezza del pigro" mi sembra una gentile definizione, senz'altro migliore rispetto a "fannullona fancazzista" con la quale a volte sono stata apostrofata.
Che io ricordi, ero così anche da piccola.
Ero illuminata e non lo sapevo!
:))))
Al solito, troppo gentile, mi prostro e ringrazio!

gillipixel ha detto...

Ringrazia la Magnifica per le preziose precisazioni e non dare retta agli "oscurati" melvoli: è saggezza del pigro, confermato :-)

Visir ha detto...

Perchè non mettere anche qualche foto?

Vanessa Valentine ha detto...

Visir, le foto le avrei messe volentieri ma la digitale entrò in mio materiale possesso solo nel 2007. Io e la Magnifica disponiamo però di un filmato girato in codesti luoghi ameni, che presentiamo a Cannes.
Una cosa molto raffinata, alla Rohmer.
Ma per darvi un'idea di quanto bello sia lo Yorkshire, scaricherò qualcosa dalla Retona.
;)

Visir ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Visir ha detto...

Suggerisco di convertire i daggherotipi fatti in formato digitale.
In tal guisa puoi, dal reperto filmografico, estrarne i fotogrammi all'uopo e
poscia allegarli allo tuo scritto, onde pascerci dello maestoso panorama delle terre di Albione.
In subordine è possibile ammaestrare la tua genitrice nella pregevole arte della pittura e, come anzidetto, allegare l'elaborato. Acciocchè arrichisca l'opra tua con i bucolici pittogrammi della avita mano.
Chiedo venia, ma il martedì scrivo sempre in foggia arcaica.

Vanessa Valentine ha detto...

Ben venga la foggia arcaica, Visir. Il bel parlare e lo divino scrivere sono la zattera in codesti procellosi giorni di mediocrità.
Dubito molto però che la Mama si sbatta a tal punto di dipingere per me le terre di Albione, facciamo prima a trovarci tutti da qualche parte a gustarci il filmino girato dalla Magnifica, specialmente la mia figura di m. dentro la cattedrale di York...di cui parlerò se debitamente torturata.