lunedì 1 giugno 2009

Sagre

Il sabato freddino invitava a starsene a cuccia, al caldo, sentendo il vento fuori che sbatacchiava l'aralia, benché l'avessi legata come Ulisse all'albero maestro per preservarlo dalle Sirene. Però il lungo ponte, gli amici, le costicine, le salsicce ai ferri, tutta quella polenta...insomma, è tempo di sagre. E di uscire.
Si comincia con la fine di maggio, e si andrà avanti fino ad agosto, qui vicino ne fanno una anche per l'8 settembre, per la festa della Vergine, una roba pazzesca che dura dieci giorni e mi uccide con canti, balli e sgommate tutti i giorni della settimana, raggiungendo il climax nei weekend. Non si dorme per niente, ti sembra di avere i Rodigini che cantano seduti in divano da te, mentre guardi il film.
Però le sagre sono divertenti: i bambini ballano tra di loro ed è buffissimo guardarli, tutti seri, mentre imitano i passi dei grandi. In pista c'è sempre la coppietta di anziani vestiti bene che ballano la mazurchetta, lei con i capelli grigi e cotonati, le perle e il maglioncino figo ricamato e lui azzimato con la camicia bianca e il pantalone con la piega dritta a piombo, composti ed eterni come sul ponte del Titanic.
Poi c'è la gente che balla in fila, battendo le mani a tempo e ruotando ognuno in un senso diverso, guardando gli altri vicini e tentando spasmodicamente di imitarli senza inciampare e senza morire perché gli è partito il miocardio. Avete mai visto Telecittà, una tv locale del Veneto che trasmette solo le serate danzanti, la sagra del bovoletto (lumaca), quella della luganega, dell'asparago, delle rane, del carciofo...praticamente di tutto ciò che può essere ingerito, prima fritto, lessato, arrostito. Un amico di mio papà d'estate ci va tutte le sere, e mi dice che è la fine del mondo: con dieci euro mangia e beve da schioppare, poi balla con la moglie finché non crollano, e la sera dopo riattaccano da un'altra parte o se il menù è risultato gradito, tornano sul luogo del misfatto, e giù con birrette e frittura mista. Lui è un chiodo, lei un po' meno, sono uno spettacolo. Certe volte guardo Telecittà per vedere se li becco al volo davanti alle telecamere, fisse, che mostrano la marea rotante di gente, se la pista è piena come un uovo ricorda un po' Dante e un girone godereccio, miracolosamente nessuno rimane pestato dalla calca, anche se ogni tanto una vecchietta si sbraccia per salutare e stende con un gancio la vicina.
Certi signori eleganti hanno la canotta sotto la camicina bianca di piquè, e appena attaccano a sudare (in genere le temperature interne dei capannoni si avvicinano a quella che c'è su Mercurio) riesci a vedergli le vene sulle braccia e il segno dell'antivaiolosa.
Certi personaggi sono ricorrenti, come nella Commedia dell'Arte, c'è una signora tutta elegante che ha una cofana di capelli bianchi impressionante, sembra la mamma di Branduardi... e poi c'è un signore piccolino con un gilet di velluto che sorride smagliante sempre, portando una dama molto più grande di lui. E poi le signore leopardate, giaguarate, ghepardose, con unghie lunghe e rosso sangue.
Beh, hanno tutti l'aria di divertirsi un mondo, invece nei locali da giovani a volte vedi facce tristi di gente che deve accoppiarsi nel giro di cinque minuti o la sua specie morirà, tipo gli insettini sfigati che campano un giorno solo (che cavolo fai in un giorno? che incarnazione schifosa).
Sabato sera ho mangiato bene, colesterolo puro ma ben cucinato, mi hanno dato pure le cipolle alla piastra!, che delizia!
Ho comprato del caffè al banchetto dei volontari per il commercio equo e solidale, buono davvero, e poi ho partecipato alla lotteria, una manina fortunata ha scelto per me un bel numero, ed ho vinto una trousse di trucco Pupa, il diavoletto viola, con dentro dei colori adorabili.
L'erba luccicava già dell'umido della notte, con gli amici si andava da un'altra parte...non facciamo tardi, però, no no.
Le ultime parole famose.
E quel bianco favoloso che ho bevuto venerdì sera, sentendo raccontare del viaggio in India?
Passeggiando un po' nel Ghetto di Padova, tra le case alte, i ciottoli lucidi, i portici oscuri che ti circondano, che ti osservano da sempre? Faceva freddino, abbiamo tirato su il colletto delle giacche, abbiamo riso.
Avevo davanti a me quattro giorni di delizioso ozio, che lusso, cosa chiedere di più?

6 commenti:

gillipixel ha detto...

le sagre sono un territorio di caccia splendido per predatori narrativi di tipi umani :-) bellissimo questo racconto, va giù come una salsicetta alla griglia ben rosolata più un buon bianchino secco come un chiodo :-)
rimanendo in attesa dell'ipotizzato scrittino riguardante canoni estetici e dolc&gabbati, porgo i miei rinnovati "ooohhh" di stupore ammirato di fronte a cotanta sapienza, delicatezza e sensibilità scrittoria :-)

Visir ha detto...

Resto sempre perplesso nei confronti di queste feste rupestri. Dove spesso si mangia bene, ma sicuramente non è altrettanto facile digerire quanto ingurgitato.
La mia perplessità è relativa a questi frequentatori attempati, personaggi inossidabili, che partecipano convinti e compunti a questo divertimento di altri tempi.
Qualche volta questo spettacolo mi appare un po’ finto, sarà colpa della muffa?.
Forse sono troppo giovane per farmi coinvolgere e troppo vecchio per disprezzarlo. Questa umanità sovralimentata di grassi idrogenati mi pare aliena.
Le signore agghindate come Messalina ma con le caviglie gonfie come Zeppelin le trovo leggermente inquietanti.
Ammiro invece la tempra, l'umana forza vitale di questi vecchietti. Ventri capaci di ingurgitare quantità pantagrueliche di cibo e vino e poi roteare al ritmo di una polka che pare non finire mai. Performance che superano di gran lunga le normali umane capacità.
Miracoli di bio-meccanica in pizzi, raso e crinoline.
I ragazzi quando si incontrano (nelle discoteche, nelle feste private, nei rave) si annoiano anche quando fingono di divertirsi.
Gli anziani invece si divertono veramente, senza ritegno (forse è proprio così che bisogna divertirsi), disperatamente direi.
Non so, una sottile inquietudine mi attraversa sempre nell'assistere, ( anche se mi è capitato raramente) a questi convivi paesani.
Mi aspetto sempre che finite le costolette questi ottuagenari assuefatti ai trigliceridi con carotidi dure come cavi d'acciaio si avventino sui partecipanti per sbranarli in un delirio cannibalesco.
Pare strano che in questa schiera di sopravvissuti con un'aspettativa di vita così breve serpeggi ancora così tanta voglia di vivere e godere. Alla fine della fiera pare ci dicano: mangia, bevi, balla, scopa fine che puoi. Non vi è altro che questo nel folle mondo.
Forse è così che succede: la candela prima di spegnersi emana sempre la sua luce più brillante.

Vanessa Valentine ha detto...

E io rinnovo i miei ringraziamenti, Gilli, anche se arrossisco compiaciuta! Sono un predatore gentile, e mi piace divertirmi ad osservare la gente, specie quella libera e felice di esserlo. Per quella che si prende sul serio, invece, tiro fuori gli artigli... ;)
Qui vicino sta per impazzare la sagra della Rana! Aiuto! Ma che odorini provengono dalle cucine!

Vanessa Valentine ha detto...

Visir, vedere i vecchietti pronti a divorarci cannibalisticamente è eccessivo! Di solito amano piantarti un bottone sulla Prima Guerra Mondiale, però starli a sentire è comunque cento volte più interessante di sentire i problemi di dieta di una trentenne, peraltro secca come un insetto stecco...
Le vecchiette si divertono e divertono perché dicono tutto quello che gli passa per la zucca, tanto? chissenefrega delle conseguenze! Io le trovo splendide! Che colpa ne hanno se i giovani pensano di essere interessanti fingendo la noia (inutile fingere, sono noiosi spesso come la morte!) I vecchi sono luminosi e sé stessi, e tanto basti! Evviva i nonnetti, anche quando rompono le ballozze!;)

Visir ha detto...

Beh, non sono un esegeta della senilità, ma in fondo se a qualcuno piace così tanto, basta saper aspettare.
L'invecchiamento non è garanzia di saggezza ed in certi casi mette solo allo scoperto le miserie che sono già in embrione in un corpo giovane.
Penso che se uno vuole ben invecchiare debba in primo luogo saper ben vivere.
L'unico vantaggio della senescenza è che si dimenticano le cose. E' forse l'unico modo di aver la meglio sui propri errori.
In fondo però diventre vecchi non è poi così male se si considera l'alternativa. :)

Vanessa Valentine ha detto...

Concordo, l'alternativa non solletica nessuno.
E il tempo è la nostra unica ricchezza.