giovedì 6 settembre 2012

Orrori da abitare (ma prima o dopo??)


Appena li ho visti sono impazzita, e me li guardo e riguardo in replica, praticamente appena li becco.
Questi due sono Simon e Tomas, designer svedesi che combattono il cattivo gusto delle case americane portando la progettazione del nordeuropa a livelli sofisticati (ma gli americani recepiranno??? boh).
Ma Iddio benedica questo digitale.
Ma quanta roba fuori di melone riesco a vedermi? Cose che prima nemmeno sapevo esistessero.
Loro girano su di una Smartina rossa, hanno due cagnetti bellini e cicciotti che passano il tempo a mordicchiarsi e ad annusarsi il culotto, sono helpers professionisti (sembra che oggidì se non hai qualcuno che ti aiuta ad uscire dalla porta di casa tu sia perso, ti ci vuole Clio per truccarti, la Marella per sistemarti la casa, gli chef per insegnarti a fare due spaghetti con le vongole...così non si vive più, ma lasciatemi fare i miei erroracci, a truccarmi da schifo e a cucinare di caccozza, che volete da me? Perché la gente ha il terrore di sbagliare e di fare la figura dello scemo? Che male c'è a cappellare e poi a correggere la rotta?
Bòn, insomma, ci sono effettivamente delle persone con case orrende, kitcciose, con giraffe impagliate, picandoli orrendi alle pareti, stanze lasciate come magazzini. Case proprio brutte, alla fine. Non curate.
Io non sono una grande esperta di design ma il catalogo Ikea arriva anche a me come arriva a voi.
Oddio, io sarei una tipa da poltrona Poang con plaid  Blibba e libreria Billy su tutte le pareti, lampada Ksvanga e tappeto Fluffig. Colori vivaci su legno chiaro, tanti libri, una parete arancione qua, una rossa là. Questo è il massimo del design a cui arrivo.
Non mi è mai piaciuto l'eccesso di strafantame in giro, le cose belle e inutili (non mi piacciono neanche i refettori benedettini vuoti ed echeggianti, mi piace il casino comodoso), ci deve essere un'armonia, un bilanciamento. Una casa che mi faccia da pouf, in grande.
Le stanze come le vedono i due designer le vorrei sistemare anch'io: solo che io farei, beh, meno. Non farei il caminetto di pietra bianco ma lo terrei nei bellissimi colori naturali che ha già, non metterei la moquette a stricche ma un bel prefinito in legno tinta rovere, farei una parete di un bel giallo sole o arancione o rossa per fare caldo e luce negli inverni del Minnesota e poi eviterei le stramberie che non servono a niente, anzi, ti ci cavi un occhio (tipo un tavolino di legno naturale, bellissimo, l'hanno sforacchiato e ci hanno piantato delle sezioni di tubo di rame con dei fiori infilati. Ma ascolta.
Intanto il fiore senza acqua ti schiatta dopo dieci minuti, ma mi metti un tubo tipo vaso da riempire d'acqua direttamente sul legno? e io ci dovrei versare il liquido dentro, così il legno mi va marcio in una settimana? Pronto, designer svedese? Ma 'ste robe le fai anche a casa tua? Non credo.
Certe volte partono benino e poi va tutto in vacca, hanno la mania di fare la scatola (tutte le pareti blu balena o marrone moka, viene fuori una roba che ti toglie l'aria e 35 mq diventano 8, col soffitto istoriato dalla carta da parati che manco D'Annunzio in un momento che gli salta la vena creativa). Ma che colori, con i pittori che sospirano e dicono all'aiutante, bòn, fa tutto rosso e grigio. Altro che Papavero al tramonto o Lichene al mattino. Come dargli torto.
Poi, alla fine, la stanza viene carina, ma ti credo! prima era una pena. Aveva la roba ammucchiata negli angoli, così sono capace pure io. E non sono nemmeno svedese. Se compri divani nuovi, bei cuscini e tende nuove, ti credo che quel pattume pare bello.
Mi sa che se la casa me la progettavano i cagnetti veniva meglio.

4 commenti:

Luca Adesso ha detto...

Sai, Valentina, stamattina le nuvole se ne sono andate un po’ prima del solito, soffiate in un angolo dal ciclope che ha infiammato l’estate, sicché non resta che la promessa di un tempo che deve ancora venire, indistinta e crudele come la bandiera dei pirati che sventola all’orizzonte.
Così ripenso al n. 11 di rue Simon-Crubellier, al corrimano di ferro battuto che si arrampicava per le scale, al manifesto con i quattro monaci davanti a un camembert, al letto svasato della signora Moreau (i gatti Pip e La Minouche li ho sempre immaginati lì sopra) e anche al grosso gatto tigrato degli Altamont, e mi dico che il privato delle quattro mura è pura illusione, che non c’è cuccia calda che ripari dalla tempesta, che la sabbia rotola ovunque e non c’è modo di fermarla. Voglio dire che la casa è un luogo pubblico, pieno di gente che passa.
(L)

Vanessa Valentine ha detto...

Ma no, Luca, può essere che una casa aperta a tutti gli amici e i parenti sia un porto di mare, ci può stare. Ma è magnifico godersela in silenzio, e non c'entra che sia un villone o un 50 mq, una soffittina o una mansion inglese (meglio la mansion, chiaro, potendo).
Direi che proprio in questi tempi sabbiosi e incerti la casa è il tuo guscio da paguro dubbioso.
Certo, prima di godersi le pareti fisiche, quelle intonacate dai designer svedesi, devi saperti gustare le pareti di carne che ti circondano...altrimenti, se non stai bene lì dentro, in primis, non c'è casa che tenga...:))))))))))))))

Luca Adesso ha detto...

Citavo "La vita, istruzioni per l'uso" di Perec, il carattere delle abitazioni analogo a quello dei proprietari, le nostre case ci somigliano, la mia è tutta bianca, uno sfondo.
(L)

p.s. ho qualche dubbio sull'efficacia del guscio del paguro, puoi resistere finchè vuoi ma quando senti il richiamo del bosco...

Vanessa Valentine ha detto...

Andrò a leggermelo, allora, grazie per la dritta!
Interessante, una casa tutta bianca...a dire il vero, preferisco il casino e i colori, come ho detto. Il bianco è elegante ma mi fa un po' freddino, abbacina.
Il richiamo del bosco...beh, c'è richiamo e richiamo. Si può sempre fare le scorribande col branco, no? :)))))))))
Forse la casa per me è così protettiva perché sono una casalingona, mi piace sempre meno uscire, se devo essere sincera. Forse per questo prediligo l'inverno, la cucina tiepida e profumata di torta, il caminetto, il gatto che dorme sul divano, fuori la pioggia o la neve...d'estate non c'è scampo, devi sempre stare all'aperto, la sera devi uscire, e puoi permetterti poco di fare l'orsetto. Ecco, in definitiva la casa è la mia grotta, sono un'orsetta e questo è il richiamo che preferisco, il letargo...tutto quadra. :)))))))