sabato 8 agosto 2009

Il coniglio vince sempre

C'è un cartone animato che mi ha sempre fatto morire dal ridere, e l'ho visto dieci minuti fa, mentre preparavo i bocconcini di bresaola e philadephia alle erbe. E' quello con Bugs Bunny che sbaglia strada (una delle sue autostrade sotterranee, naturalmente, da cui sbuca con le valigione) e si ritrova in una corrida, con il toro (meraviglioso) che sta inseguendo un torero sfigatissimo che getta la spugna in partenza. Naturalmente Bugs Bunny lo insegue per chiedergli lumi sulla strada, e rimane perplesso, mentre costui si dilegua, sulla traiettoria del toro che ovviamente lo incorna a razzo, spedendolo fuori dall'arena. E lui dice, guardandoci: "Naturalmente capite che questo significa guerra". Ecco, se c'è un personaggio nel quale mi identifico quasi totalmente (diciamo che è una delle mie varie personalità) è il cinico coniglio che mastica le sue carote osservando la commedia umana, nella quale non vorrebbe essere trascinato per le orecchie, ma a volte non ci può fare niente. E se c'è qualcuno che poi ve la farà pagare è proprio lui.
Allora, il toro è cattivo ma sempliciotto e nulla può contro le astuzie del grigio coniglio che, vestitosi da toreador, lo attende con il drappo rosso spiegato dietro al quale cela un incudine (Acme la fabbricazione, ovvio). Sbrang.
Il toro, un po' più rimbambito ma non domo comincia a temperarsi le corna, pronto a sferrare l'attacco, ma il Nostro si traveste con sombrero, lo schiaffeggia, gli balla davanti e si fa incornare via ancora una volta, e solo per compiacerci, col solito sguardo beffardo e fatalista (io lo adoro, è un personaggio fascinoso e sbilenco, come Bogart, come Mitchum).
Poi aspetta il toro, sempre più furibondo che smanetta per molarsi le corna ancor più aguzze, con gli occhi fuori della testa, nascondendo stavolta un fucile (a quei tempi i cartoonist potevano far vedere armi da fuoco, adesso guai, forse i ragazzini ne vedono già troppe nei telegiornali o in casa, e non fanno più sorridere) che ovviamente il toro in corsa ingoia. Gli finisce nella coda e capendo al volo le possibilità che gli si schiudono (con un sorriso satanico sul muso) inizia a sparacchiare a destra e a manca per colpire Bugs Bunny e stenderlo nell'avello definitivamente...
Grande.
L'ultima scena mostra un farraginoso piano del coniglio per sterminare l'avversario, comprendente grasso, colla, carta vetrata, un fiammifero e un bidone di dinamite...
Bugs Bunny al solito vince sempre, con quegli occhi a mezz'asta che prendono per i fondelli l'universo.
Che l'antagonista sia il cacciatore, Duffy Duck o chiunque altro, il coniglio vince sempre.
What's up, Doc?

5 commenti:

gillipixel ha detto...

Bunny è un personaggio sublime :-) è uno dei pochi "vincenti" che mi sta simpatico, in tutta la storia della letteratura, cinema, teatro, lirica, telefilm, epica, epopea cavalleresca, ecc. :-) forse perchè è un vincente che vince per manifesta stupidità del nemico :-) e poi ha quel non so che da snob saggio che osserva il mondo con distacco nobiliar-cialtronesco :-)
ce ne sono di stupendi di episodi, quello che hai raccontanto in modo così divertente è bellissimo, Vale, ma ti ricordo ad esempio anche quello in cui deve ricondurre il piccolo pinguino a casa sua (stupendo quando lo incontra per la prima volta, sbottando: "A young boy in a taxedo!!!" :-) e nel corso del tragitto continua a trovarsi fra i piedi Bogart :-)
Però la condizione necessaria per goderli al meglio è vederseli non doppiati, con la mitica voce di Mel Blanc, che era un vero e proprio sintetizzatore umano di suoni :-)
Insomma, cosa dire ancora se non una classica variazione sul tema:
What's cooking doc? :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Concordo sul fatto che nella lingua originale sono più incisivi.
Quello che mi piace, oltre al disegno, è la follia liberatoria delle storie, pure slapstick comedies sul genere dei Fratelli Marx (altro mito mai abbastanza amato).
Ho idea che oggigiorno quell'umorismo è inconcepibile, vista la tendenza al piattume, nelle sceneggiature e nelle storie in generale...
Ohimè.
Come direbbe Totò, "quelli erano bei tempi, e non tornano!":)

Visir ha detto...

Il coniglio Bunny è un mito.
Ho un amico "preciso a lui" come direbbe la mia portinaia napoletana.
Non mastica carote, ma alla fine è uguale.
La sua antitesi naturale è l'adrenalinico ed iracondo Pecos, quel personaggio con i due baffoni rossi che spara in aria a più non possso.
Ho un amico uguale anche a quello.
Quando i due si incontrano (i due omologhi viventi di Banny e Pecos) fanno scintille, litigano, polemizzano e si sopprimono a vicenda in una delirante ed esilarante tenzone.

Allora capisco che: "Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia".
That's all folks

Visir ha detto...

Il nome corretto è: Yosemite Sam.
Uno dei peggiori nemici di Bunny insieme a Taddeo.
Cattivissimo, ma di bassa statura (deve usare la scala per salire sul cavallo).
Il suo tormentone mi ha tratto in inganno la memoria: "north, south, east, aaaaand west of the Pecos".

Vanessa Valentine ha detto...

E come dimenticare il Diavolo di Tasmania, ferocissimo e vorace ma scemo totale?
Molte persone finiscono per assomigliare ai cartoni animati, Visir...e direi che in giro ci sono modelli peggiori a cui ispirarsi. Quindi...almeno questi sono simpatici!
(La citazione scespiriana è una delle mie preferite:) )