mercoledì 22 aprile 2009

Tizi e libri (meglio i libri)

La Magnifica mi ha prestato "Caos calmo" di Veronesi, cominciato a leggere ieri nelle mie eterne trasferte Padova-Mestre, tra bus, tram e treno (a proposito, ieri ho incontrato un altro interessante soggetto umano, "Il Tizio Strano da Treno" che si differenzia dalla "Rompiballe da Treno" perché è più interessante, pone quesiti esistenziali a perfetti sconosciuti che tentano di leggere sempre Repubblica e vengono interrotti da conversazioni non richieste, inerenti a domande quali "esiste Dio? e noi che siamo, nell'ottica divina? matrimonio sì, no, forse? l'umanità ha finalità positiva, negativa o neutra?". E' chiaro che arrivati ad "ottica" il mio cervello ha preso su il retino ed è andato a farfalle per prati, continuando ad annuire in automatico delegando ai soliti tre neuroni minchioni tutto il lavoro. Mi sa che il fulcro è Repubblica, li attira. Proverò a portarmi dietro Dylan Dog o "Cucinare Bene", vediamo se almeno becco un goth con le paturnie o Wilma De Angelis).
"Caos calmo" comunque mi sembra bello però mi chiedo perché l'ha fatto Moretti (il film non l'ho visto, non riesco a vedere Moretti nelle scene di sesso, lo so, è un problema mio, ma è come vedere un parente o un amico girare una scena di partouze con Trentalance e tre bionde, proprio va oltre le mie possibilità). Favino non era meglio?
Piuttosto, un altro libro bello bello bello in modo assurdo è quel "Wesley il gufo" citato in precedenza, la storia di questa biologa, Stacey O'Brien, che ha allevato e tenuto con sé per quasi vent'anni un gufo dei granai, o barbagianni, in casa, visto che lui aveva l'aletta messa male e in natura sarebbe morto subito. Trattandolo da gufo ma dandogli l'imprinting umano, ci si è attaccata da matti, e il gufo lo stesso, diventando geloso pure degli uomini che volevano mettersi con lei. Sto imparando delle cose impressionanti su questo animale, del genere: sente un ragno camminare sul muro e lo acchiappa (con l'udito riesce a mappare lo spazio attorno a sé, tridimensionalmente), mangia una quantità folle di topi al giorno ed è monogamo per la vita, se la compagna o il compagno muore, si lascia morire di tristezza anche lui/lei. E' permaloso, serio, attento, amorevole, però se lo minacci non te lo perdona, e visto che ad ali aperte misura un metro o forse più ed ha artigli notevoli, è meglio non baruffarci mai.
Mi commuove questa storia, perché, forse ingiustamente, a volte, amo più gli animali dei miei simili. Dai, le persone sono in grado di difendersi, mentono, costruiscono personalità fasulle per avere sempre la meglio, per stare sempre sopra di te. Sono tutti unghie e denti. Cercano il modo di fregarti, la convenienza, se gli torni utile oppure no. E' evoluzione anche questa, è intelligenza. E invece le emozioni degli animali sono senza filtro, pure, intense, nel bene come nel male.
Se gli piaci, gli piaci e basta, sei l'universo in movimento (se penso agli occhi umidi di un cane, a come ti guardano...era Victor Hugo che scrisse "Dio creò il cane perché la virtù che non poteva incarnarsi nell'uomo potesse farlo almeno in un animale"?, chiedo conferma, Houston).
Ma il barbagianni è un'altra storia, tenera, buffa.
E il mio rimpianto per non avere scelto la biologia (mi ispirava poco la presenza della matematica, mia personale kriptonite) e l'etologia si è attenuato leggendo dei topi tenuti in freezer e scongelati nel microonde ( Wesley se ne pappa sei al giorno, e poi sputa lo scheletrino pulito pulito, con la biologa che li deve fare fuori per lui, brrrr...) ecco, meglio aver fatto letteratura inglese, più discreta. Non riesco ad ammazzare manco una cavalletta, figuriamoci far fuori roba più grossa.
E oggi è uscito "Earth" documentarione Disney sul pianeta... fine settimana prenotato.
Tanto per cambiare, ho visto il trailer e ho pianto. Che bei colori, che dolcezza.
Non roviniamolo, teniamocelo stretto, questo pianetino verdeazzurro.
Ascoltiamolo di più, come fa Wesley, girando la sua testa a forma di cuore.

Compleanni

Mi pare sia stato ieri, l'ho letto sul televideo, ma io sono quella che in veneto viene definita "magnadesmentega", ovvero una persona con problemi di memoria a breve termine, insomma un po' distratta.
Era il compleanno della vecchia, dolce (?) Betty britannica, la regina. Mi pare che sia dell'Ariete, gente tosta, cocciuta, battagliera.
Ammetto: l'ho amata da morire quando nel suo vestitino rosa confetto, attorniata dai soliti potentoni dell'universo ha redarguito Silvietto che faceva casino, proprio come il mio glorioso maestro delle elementari che conteneva la nostra esuberanza con una efficace didattica (un bastone di bambù che sbatteva sui banchi, paralizzando il malcapitato casinista come quando gli indios ti tirano la freccetta col veleno dentro). Lo spostamento d'aria ti pettinava.
A lei lui li fa proprio girare, si capisce lontano un chilometro.
Non voglio difendere l'educazione degli inglesi a spada tratta, per carità. Li ho visti pure io il venerdì sera, ridotti come una busta di insalata marcia dimenticata in fondo al frigo. Non è che siano esempi di compostezza, in certi momenti. Sono umani pure loro.
Però un tizio foderato di borchie e piercing da mandare ai matti il metal detector mi ha urtato a Piccadilly, mentre passeggiavamo di sera, qualche anno fa: e mentre io salutavo mentalmente la Mama pensando allo strazio del Console che le riportava le mie spoglie sullo scudo, attendendo il colpo di grazia da questo tizio alto 30 cm più di me e largo il doppio e un altro po', beh, questo, brandendo il bicchierone di birra, ha pronunciato "Sorry, miss" (più sul "Sciorry, mish", se proprio vogliamo fare le pulci fonetiche) ed è andato via, mentre mi coprivo la testa con le mani e le ginocchia si incartavano. Insomma, composti ed educati pur sembrando a volte pendagli da forca.
Bah, forse idealizzo, è un mio difetto. Però mi fa sorridere sempre. E ammorbo tutti con questo racconto, da anni.
Happy Birthday, cara la mia regina vecchiotta, pure se in ritardo, però auguri sinceri.
Ah, se avessi avuto tra le mani anche tu, una bella bacchetta di bambù...

Mostre e scampagnate

Il fine settimana è andato via come l'olio, ben speso nella bella Marostica (in tivù direbbero nella suggestiva cornice), a vedere "Umoristi a Marostica", quarantennale appuntamento per gli aficionados di umorismo, satira e fumetti. Con una compagnia di amici splendidi che si danno da fare anima e corpo perché la cosa risulti bella e appassionante, spendendo molto di sé nell'allestimento e nell'organizzazione. Si può vedere fino alla fine di maggio.
La città è piccolina, benestante, tranquilla. Tutti conoscono tutti, i merli del castello sorvegliano accigliati dall'alto, la piazza con i suoi scacchi attira i turisti, e tra un po' ci saranno i ciliegi in fiore e un sacco di manifestazioni gastronomiche. Ecco, questo bisogna dirlo: a Marostica si mangia da Dio. C'è pure una pasticceria, appena usciti dalla piazza, un po' più avanti sulla destra: è il paradiso della ghiottona, con certe pastine mignon che ti fanno morire con la glicemia di un rinoceronte tirato su a Fieste, ma ragazzi, morire così vale proprio la pena, potendo scegliere. E ci sono dei caffè deliziosi, e si ciacola, si ciacola...sembra la puntata perfetta di "Barnaby" ma col bel tempo (oddio, forse era un po' troppo inglese, nuvoloni neri, ma speriamo bene per il mese che arriva....), e comunque qua niente omicidi, ma c'è appunto quel senso di appartenenza delle piccole città, che scalda il cuore.
Aprile, a parte i rovesci improvvisi e il vento che ha già procurato il raschietto alla gola malgrado le sciarpine caute pure all'una col sole che picchia, è un mese coccolone (forse T.S. pensava fosse crudele perché gli bidonava sempre le gite in macchina con la morosa, sabotando il tutto con la pioggia...mah), con certe giornate che ti accendono dentro come una lampadina da 100 watt. Tipo oggi, con lo stordente profumo di fiori e l'aria tiepida...forse è crudele per questo, se visto dalla finestra di un ospedale, un'illusione di benessere.
O forse è vivo come l'istinto da animali che abbiamo in tasca, accuratamente celato. Quando annusiamo la scia di vetiver lasciata da un giovanotto, e sorridiamo.

martedì 14 aprile 2009

E c'era il sole...

Che bella Pasquetta, soleggiata, finalmente!
Ed era bello pure a Pasqua (evento rarissimo, da queste parti, io mi ricordo una Pasquetta bellissima e calda tipo giugno nel '92, può anche essere che ce ne siano state altre, però sono una signora che invecchia e mi sa che non ricordo più così bene).
Comunque a Pasqua mangiatona di rito con antipastini meravigliosi, barchette di pasta ripiene di crema di porcini e gamberoni in pasta fillo, il tipo di cibo che mi aspetterei di trovare in paradiso, e il salmone...ma l'agnello non l'ho mangiato, non ci riesco proprio.
Il Lunedì è volato invece in campagna dalla Mama, a bruscandoli, carletti (altra erbetta mangereccia) e asparagi selvatici (ragazzi, con quelli comprati, non c'è partita...), il tempo era meraviglioso, così vivo, vibrante.
Oggi ho passato il pomeriggio a curarmeli, ad un certo punto vedevo tutto verde. Soffritti in pentola e pronti per risottini e torte salate, frittatine, yum yum...
Solita stanchezza primaverile, dormirei sempre (un po' più spesso del solito).
Sabato sera ho visto il Che al cinema, e l'ho trovato un po' lentino...forse non ero nello spirito smagliante e giusto.
Invece mi ero gustata in precedenza "Mostri contro alieni", mi sa che il mio cervello sta tentando di farmi notare che la moria neuronale è già cominciata. Sono proprio una donnina frivola.
Adesso vado sotto le coperte a leggermi "Wesley il gufo", ed. Elliott. Un libro coccoloso che mi commuove un fracco. Quasi certamente mi sveglierò col libro sul naso e la luce accesa.
Ronf.

sabato 11 aprile 2009

Festa

E malgrado il periodo non sia dei più allegri, malgrado non si possa essere spensierati sempre e comunque perché si pensa a chi è stato colpito duramente...un augurio perché sia una festa di rinascita e speranza, di ricostruzione e di vita, come dovrebbe sempre essere.
Un abbraccio e un bacio a tutti quanti, là fuori.

lunedì 6 aprile 2009

Niente

E' faticoso trovare qualcosa da dire quando si ha poca voglia di raccontare.
Una può solo mettersi lì davanti al televisore, sul divano, e guardare il televideo, abbastanza neutro nel dare le notizie, senza giornaliste addolorate o giubilanti a seconda della persona estratta dalle macerie, se ancora vivente o purtroppo no.
E una può pensare, se capitasse a me, sulla mia pelle, se capitasse a quelli che amo, se perdessero tutto sotto le macerie rapide e indifferenti, una vita di lavoro e sacrifici e poi più niente?
Tutta quella povera gente che adesso dorme in una tenda, con qualche sciacallo maledetto che gli rovista tra le pietre alla ricerca della collanina della Comunione, dell'anellino di nonna...
Se penso a tutti quei poveri morti mi viene un magone micidiale.
A tutta l'arte persa nel crollo, alle chiese sparite, ai borghi scomparsi. Ci sono momenti in cui pensi davvero che Dio si giri da un'altra parte. O peggio, che non ci sia proprio nessuno voltato a guardarti, a seguirti, a darti il tempo. Che si sia molto semplicemente soli, piccoli e casuali. Che sia enormemente facile diventare niente.
Seduta sul divano pensi ai terremoti della tua vita, a quello del '76, quando tua madre ti ha preso in braccio e giù di volata per le scale che oscillavano, con i piatti che si rovesciavano sulla credenza e il lampadario che minacciava di staccarsi. Giù di corsa, in una notte tiepida, con tutto il quartiere confuso e rassegnato a stare sveglio e ad aspettare.
O a quell'altro, quando eri adolescente e a casa da sola, con i genitori in montagna. A letto, mezza addormentata, a sentire lo strano, improvviso e violento vento che soffiava fuori, e poi le imposte scosse con rabbia, come se qualcuno volesse entrare, staccare i cardini dal muro. E il letto che oscillava furibondo, e tu immobile con l'unico pensiero, devo uscire di qui, ma le gambe sono immobili e il cuore sbatte tanto forte da far male.
Che altro si può pensare.
Arriva davvero come un ladro nella notte, e fa di te niente.