sabato 2 gennaio 2010

Strange Days

Sembrano sempre strani, i giorni a cavallo tra due anni che si rincorrono. Da un lato ci sono le vecchie rogne dell'anno morente che con discreta probabilità ritroverai appollaiate sul tuo petto la mattina del 1 gennaio, lì a fissarti come un gatto curioso e ineluttabile, un po' sogghignanti e senza nulla da fare a parte ricordarti quello che sei e quello che non saprai mai.
Gli ultimi giorni dell'anno suonano sempre a morto, da Mille e non più Mille e le feste, i vestiti eleganti e i brindisi concedono solo un ultimo, lauto pasto che non digerirai del tutto (metaforicamente, ovvio. Tutto seguirà il suo corso, più o meno, come è scritto che sia).
La sensazione bruciante, dieci minuti passata la mezzanotte, è questa, per tutti: e allora? Tutto qui, sempre qui, al solito qui? Dopo, per fortuna, passa, e ti puoi godere il fresco della pioggia e le risate degli amici, rientrando nel tuo corpo materiale e confortante come un vestito caldo, un bel tweed spesso e sensato.
I primi giorni dell'anno vanno avanti sulla stessa strada, scorrono veloci come i titoli di coda di certi telefilm, fatti male e in fretta, e non scoprirai mai il responsabile di un montaggio così deludente. Ma ormai che importanza può avere?
Per alcuni giorni ti viene concesso di vivere sospesa, in trepidante attesa del futuro (che dimostrerà di essere, ancora una volta, un fasullo imbonitore, spacciatore di ore slegate e presenti delle quali non puoi fare a meno, che potrai chiamare futuro quando ormai sarai vecchia e ti serviranno a poco, come un cassetto pieno di oggetti ai quali sei ancora legata senza sapere perché. E non ti decidi mai a buttare via niente).
Tutte queste sensazioni suonerebbero strane, all'anima, e deprimenti, se non potessi contare su di un robusto ottimismo e su di un ancor più robusto gruppo di persone speciali, per fortuna nella mia vita, sempre lì a sostenermi e a darmi una spinta, quando ce n'è il bisogno...
Caspita, gente, senza di voi sarei davvero persa, voglio che lo sappiate. Senza di voi starei seduta con il mento in una mano, a guardare le gocce di pioggia scivolare lungo i vetri.
E invece siete qui con me, vicino a me.
Beh, se verranno i giorni strani, troveranno pane per i loro strani denti.;)

8 commenti:

Esther ha detto...

Sarò troppo semplice, ma per me la cosa più difficile quando cambia l'anno è scrivere la data giusta. Lo so, tutto gennaio mi verrà ancora naturale battere "2009", sia a mano che al computer. Verso febbraio mi metto a posto.

gillipixel ha detto...

Vale, la mogezza post-festiva, da te così ben descritta, è roba normale, anzi, oserei dire salutare e fisiologica :-) pensa se si fosse sempre tutti quanti, costantemente "mediaset-premiumizzati", in eterno brindisi, col perenne sorriso vacuo sulle labbra: un orrore :-D
La vendita dei bazooka salirebbe alle stelle, per gratificare tanti infelici di una degna fine delle loro sofferenze :-)
A parte gli scherzi, aggiungerei che oltre alle persone care, che sono il primo tassello fondamentale, è importante poter fare affidamento sulla nostra curiosità sempre attenta a tutti i dettagli del vivere, su una disposizione curiosa e "narrativa" verso il Tutto :-) Anche quello è di grande conforto :-)
Baci neoannuali :-)

lorenzo ha detto...

Lo diceva già il buon vecchio Giacomino Leopardi.

Auguri.

Vanessa Valentine ha detto...

Esther, caspita, è verissimo! Pure io vado avanti a scrivere l'anno passato e poi faccio un macello tentando di scrivere giusto. Anche se mi concentro, e mi ripeto come un mantra "2010, 2010, dai, è facile, ce la puoi fare", metto giù la penna e zac, riscrivo i due zeri traditori, di nuovo. Così adesso prima scrivo il 10, così non mi faccio fregare dall'automatismo, e poi metto davanti il 20. Viene tutto più ciucciato sulla pagina, ma chi se ne importa.:)
Auguri!

Vanessa Valentine ha detto...

Gilli, concordo sull'orrore dell'eterno festeggiare, molto meglio godersi la tranquillità e il tepore domestici in attesa di ridiscendere nell'arena...
Una robusta cerchia di amici e parenti, solida, da appoggiarci il piede per intraprendere la scalata è una benedizione, purtroppo non tutti possono farci affidamento. Però per quanto riguarda la curiosità, individuale e sacrosanta, ognuno è responsabile di sé stesso. Chi non si interessa a niente, chi pensa di sapere già tutto e chi smette di farsi sorprendere, beh, ha perso in partenza.
Scrivere e inventare, invece, sono un bel sentiero di montagna.:)))
Ricambio, per un anno di reciproche, sane letture!:))))

Vanessa Valentine ha detto...

Grazie per gli auguri, Lorenzo, e benvenuto!
Leopardi ce l'aveva su con i calendari, se non ricordo male (soffio via la polvere accumulata sui ricordi del liceo...ehm, ehm...:))))) e poi era un po' mestizioso di suo, pur avendoci lasciato poesie meravigliose (la sofferenza da' i suoi frutti).
Ci sono momenti biechi nei quali è facile restare impantanati. Poi passano, magari ne arrivano di peggiori, ma questo è il gioco, ragazzi.
Ci restano sempre la buona cucina, il jazz e i libri...:))))

Visir ha detto...

Riconoscere che siamo ben poco senza gli altri è il più bel monumento all'umiltà di un uomo.

Le feste e le risa esorcizzano il tempo che passa, certo tutti attraversiamo la lunga notte dell'esistenza con la speranza di una tiepida alba, ma questo viaggio, già terribile, lo sarebbe ancora di più se lo affrontassimo da soli.
Dimenticare a volte le nostre meschinità in uno slancio puro verso l'altro è, forse, l'unica preghiera che ci farà meritare il paradiso.

Vanessa Valentine ha detto...

Giusto, Visir, non dovremmo mai dimenticarci che siamo responsabili verso gli altri, in tutto quello che fanno.
Donare la nostra attenzione o il nostro tempo spingerà (se tutto va bene, chiaro) gli altri a fare altrettanto. E se incappiamo in qualche ottuso egoistone, beh, almeno l'avremo fatto sentire un pidocchio, per un po'...
(N.b.: questo comportamento potrebbe arrecare danni, per esempio fare amicizia con la Rompiballe da Treno, conosciuta qualche mese fa - anche se poi si è rivelata meno peggio del previsto).
Astenersi impazienti...;)