giovedì 29 ottobre 2009

Trivial

Butto un occhio velocissimo al sito di H&M e vedo le scarpe che il famigerato marchio Jimmy Choo ha disegnato per la nota casa svedese di abiti e accessori low cost (è, in pratica , l'Ikea del vestiario). Le scarpe Jimmy Choo sono diventate famose perché in "Sex and the City" riuscivano a procurare alle protagoniste orgasmi più intensi, indossandole, rispetto a tutti quelli che potevano offrire i protagonisti maschili che via via si avvicendavano nel cuore, e nella branda, delle belle. Quindi, come è noto, le donne amano gli uomini e ne hanno giustamente bisogno, però in fondo al cuore amano di più le scarpe. Del resto ogni uomo potrà confermarlo, se guatate una ragazza come se voleste trapassarla (con lo sguardo), lei di solito vi tiene d'occhio di sguincio, perché comunque ci vede a 360° ed è ben felice che la osserviate, però nel frattempo guata a sua volta le vetrine. Riesce a vedere nel vetro voi ed i vestiti, o le scarpe, ed è nel suo paradiso privato.
L'unica cosa che mi perplime ("perplime" l'ho sentito l'altr'anno dalla bocca di una mamma che mi doveva ammollare il pargolo per un po' di babysitteraggio, ma il mio evidente spirito instabile e sarcastico l'ha ovviamente perplessa. Da quel momento quando voglio fare la sciureta sussiegosa, uso questa parola bellissima che mette in crisi l'interlocutore) è la forma delle scarpe Jimmy Choo, tagliole tacco dodici che ti fanno slittare la spina dorsale di un buon dieci centimetri in avanti, ti abbassano la dotazione di serie di altri dieci e ti mettono in lista per una safenectomia veloce veloce. Son la fine del mondo a patto che tu le tenga sul comò per la gioia degli occhi o decida di esporle alla Biennale di Venezia. Le modelle che le indossano peseranno 40 chili, non hanno il problema dell'ondeggiamento del grasso corporeo che tende a zavorrare qualsiasi essere umano vagamente normale (tipo, una persona che mangi sulle cinque volte al giorno, esclusi gli spuntini). Falciano la notte nei loro abitini di raso, con tutte quelle striscette di pelle nera che, in perfetto stile sadomaso, incidono la carne dando tormento ed estasi. E tutti sappiamo che se c'è una parte del corpo che può fare un male becco quello è il piede, pieno di ossetti e nervetti. Ovvio che le modelle vanno da un taxi all'altro e probabilmente ne prendono uno anche per andare in bagno, quindi non sono mortali come noi che ci maciniamo 1,4 km dalla stazione a Piazza Ferretto e ritorno ogni benedetto mattino che Dio manda in terra. Ti voglio vedere a farlo con le Jimmy Choo e le sporte. Senza contare che verrei alta come le ragazzone che frequenta l'ex presidente di una grossa regione del centro, non diciamo quale.
E poi come faccio a portarle con i calzettini a righe? Non vorrete mica che vada in giro scalza che così poi mi si vedono i pennotti al primo colpo di vento?
Potrei uscirci la sera, certo, ma già in macchina rischio di andare a sbattere guidando con le Lotto, figurati col tacco ondivago, metti che mi struffa la frizione e il primo muretto è mio.
E poi non resterei in piedi dritta a lungo, mi servirebbe un porta-Vanessa al quale appoggiarmi, e non posso stipendiare troppa gente.
Comunque, nella remota ipotesi che questo tizio, Jimmy Choo, abbia mandato un paio di scarpette anche a Mestre, domani me le provo, costi quel che costi. Non avrò speso neanche un soldo, ma vedere le commesse ridere fino a schioppare (non appena avrò riacquistato la stazione eretta) avrà dato ancora una volta un po' di senso a questa mia stupida, inutile vita.

mercoledì 28 ottobre 2009

Stima

Curiosa di vedere per quanto tempo la moglie riuscirà a sostenere la pressione all'interno del Transgate.
Comunque tutta la mia stima alla signora, e ammirazione.
E la signora Giada l'altro giorno ha detto che le mogli, al solito, hanno più palle dei mariti.
Come darle torto.

La Vanessa cerca casa

Questa è una di quelle sere in cui la tua schiena ti chiede pietà, tutto il tuo corpo chiede solo di essere lasciato libero di accasciarsi in un angolo, e vuoi solo dormire, dormire dormire.
Ti senti stanca come se avessi fatto un favore ad un amico e dato una mano nel trasloco, portando su all'ottavo piano il comò intarsiato di sua nonna del peso di duecento chili (il comò, non la nonna). Mi rendo conto di avere un'autonomia di dieci minuti, la tastiera sembra allontanarsi e le idee escono fuori deformate (beh, non più del solito).
Il fatto è che ci siamo messi a cercar casa, e il nido ideale non è facile da trovare, per niente.
Al budget che non consente la villa quadricamere/settebagni/tresaloni in località residenziale e silenziosa, comoda ai servizi ma fuori dai piedi, si aggiunge il fatto che a volte non mi è chiaro se ai costruttori di case dei tempi recenti venga in mente che alle persone può anche garbare passare del tempo a casa propria, e non sprazzi di vita, come in albergo. E quindi mi aspetto che una camera matrimoniale riesca a contenere non solo il suddetto talamo (comunque sempre più piccolo di quello dei miei che fa concorrenza all'ormai celeberrimo lettone di Putin), ma anche, che dico!, un armadio per tenerci dentro i vestiti ( a meno che io non voglia tenerli buttati a casaccio sul divano o sulle sedie in cucina), due comodini sindacali per tenerci la lampada e un tascabile, forsanco due aspirine, e un comò per le canottiere e le mutande. Non mi sembra di chiedere così tanto.
(Ah, anche una cucina possibilmente non risicata tra porta d'ingresso e termosifone. Vorrei anche mangiare, ogni tanto).
E invece ti ritrovi con la camera che ti suggerisce di dormire con i piedi che sporgono sul terrazzo, e se vuoi tenere tutti i mobili che hai, ti devi buttare sul letto col fosbury ( e per uscire devi strisciare lungo la parete tipo geco).
Insomma, ho visto sette case finora, e quelle più grandi erano quelle vecchie. Quando insomma si costruiva ragionando, mettendo armadi a muro e sgabuzzini (perché la gente non può tenere tutto sul balcone, ti voglio vedere a lasciare lo stendino con la biancheria a - 3 in gennaio, tutto bello farcito di cavallettoni che ti albergano tra le mutande) oppure l'aspirapolvere che diventa umidino (la Pianura Padana non perdona, si sa). E le camere matrimoniali erano di 18 mq una volta, se non di più, per quelle belle camerotte in radica che pesavano il delirio e ti davano gli incubi...
Adesso te le fanno di 14. Ma dimmi te, era la mia cameretta alla Mansion Valentine, e mi andava bene, ma ero una bimba.
Ho visto case faraoniche di 130 mq, con sotto però una pizzeria (ma tranquilla!, non c'è mai nessuno!), salvo scoprire poi che è il polo d'attrazione della gioventù del paese. Il prezzo, a onor del vero, era ghiotto.
Ho visto case curatissime con porte di legno massiccio e parquet così belli che mi sarei messa a piangere, ma con mansarde a strapiombo che inducevano riflessioni suicide.
E altre con giardini stupendi, un sogno di buon vicinato (già mi vedevo con la torta in mano calda di forno, a fare il giro visite, tipo Bree Van De Kamp, mentre tutti potavano e tagliavano l'erba e i bimbi giocavano, ma silenziosamente). Peccato le stanze lilliput, ancora.
Ti offrono la casa chiavi in mano, non devi nemmeno piantare i gerani perché l'hanno già fatto loro, i bagni sono mosaicati, pannelli solari e riscaldamento a pavimento, peccato che tu debba fare a meno dei mobili. Cioè, se ti accontenti di mangiare surgelati per il resto della tua vita e di tenere i vestiti in uno scatolone, la casa è perfetta.
Stiamo andando verso una società di single, che vivono la maggior parte del tempo fuori. E quindi vale il concetto di casa/albergo, sempre in ordine perché disabitata (del resto, il casino porta via spazio vitale, e non te lo puoi permettere. Finirà con l'ucciderti nel sonno, sommergendoti).
Ogni casa, poi, mi deve parlare, mi deve dare sensazioni, mi deve far intuire come vivrò nelle sue stanze (è un talento da gatto, credo, percepisco la sottile atmosfera di ogni casa, e cerco sempre il posto migliore in cui stare, proprio come i felini. Spesso non c'entra la luce o il volume, ma quel non so che che ogni casa possiede, e che mostra solo a chi le vuole bene davvero). Se una casa è triste, io lo sento. Se è stata amata, anche.
La ricerca continua, quindi. Solo che è stancante, ma davvero tanto tanto.
E sono solo all'inizio.
Per piccina che tu sia, tu mi sembri un'abbadia, Sembri, ho detto.

lunedì 19 ottobre 2009

George

George, l'amico dello Yorkshire, è passato l'altra settimana in visita alla Magnifica, suo ospite. E così una sera ci siamo visti, ed ho avuto il piacere di averlo per un bicchiere di tocai del mio papà alla Mansion Valentine, prima di uscire per una pizza.
L'abbiamo fatto accomodare in salotto e poi l'abbiamo stordito a dovere con il vino e le chiacchiere - la Mama parlava tranquillamente in veneto, non ho idea di cosa abbia capito George, comunque ho visto che annuiva e tanto mi bastava. Il mio vecchio invece gli parlava in italiano ma avendo la tendenza di tutti i Valentine di ciacolare a mitraglia mangiandosi tre quarti del discorso, pure su quel versante non garantisco una comprensione totale. Alla fine gli ha mostrato anche la sua preziosissima collezione di sassofoni (il mio papozzo da giovane suonava nelle balere, mi pare di averlo già scritto, e ogni tanto fa un giro a Padova e va a comprarsi un sax, o un clarinetto, e poi suona tutto il pomeriggio giù in taverna, anche a richiesta - la Mama gli chiede sempre "Malafemmena" che a lei piace tanto, e lui la propone tradizionale, jazz ma anche swingante, a seconda dell'estro.
Visto che i miei erano totalmente rapiti dal pregiato ospite, come se la sua inglesità fosse la cosa più esotica mai vista in giro, con la Magnifica abbiamo preso in mano la situazione e abbiamo deciso per la pizzeria (George deve essere l'unico straniero al mondo non amante in modo particolare del nostro piatto nazionale, mah...) stracicciandocene di quello che voleva lui (quando mai qualcuno sa mangiare meglio di noi italiani? Noi sappiamo quello che i nostri simili vogliono ingollare prima ancora che lo sappiano loro. E' notorio).
Passati a prelevare il Glorioso, fratello della Magnifica nonché mio cugino di primo grado, abbiamo vagolato rabdomanticamente alla ricerca della pizza perfetta, trovando poi un posto carino e non troppo incasinato. Qui ci siamo dati alle libagioni, tentando ci convincere George che la pizza era la soluzione perfetta per una serata perfetta. Lui non sembrava tanto persuaso. In realtà di roba buona ce n'era a pacchi (gnocchi, lasagne, tagliatelle, e per la carne tagliate, filetti, insomma un bengodi). Io e lui abbiamo preso una pizza Inferno (con salamino piccante, gnam gnam) ma anche quelle dei cugini sembravano valide (comunque mi pare di aver capito, cari miei, che a noi piacciono le pizze pesantine...) ed era tutto eccellente, specialmente perché affondato nello stomaco in compagnia di una Tennent's assolutamente divina, che infatti non ha mancato di spedirmi in una dorata nuvola di beato torpore. Il mio inglese risultava notevolmente più fluido, probabilmente più incomprensibile per tutti, presa com'ero dal discorrere in un curioso patois italo/veneto/inglesizzato, con George che rideva mentre un grosso punto di domanda prendeva forma aleggiando sopra la sua testa.
Devo aver detto tante di quelle corbellerie che gli altri avventori minimo avrebbero dovuto grigliarmi.
Verso la fine della serata sono pure riuscita con un poderoso allungo della mano a brombare i pantaloni di mio cugino, per fortuna con l'acqua (salvate prima le donne e la Tennent's, thank you). Direi che nel complesso, comunque, pur essendo cotti come braciole, ci siamo divertiti. Spero che gli altri confermino e che la mia non sia stata solo una isolata folle gioia ebbra.
Siamo andati a casa sul presto, e infatti ho beccato la Mama in pigiama che mi fa, già qua?
Eeeh, Magnifica, quanto mi sarebbe piaciuto fare mattina e casino con i miei cugini e George...ricordati che una volta o l'altra un'alba me la devi.

domenica 18 ottobre 2009

Pedalini pedinati


Meno male che non m'hanno pedinato ieri...

giovedì 15 ottobre 2009

Non troppo vecchia?

Scendo dal tram nel pomeriggio freddo, ventoso, pelaguance. Il sole latita, mi stringo nel cappotto nero e maledico i jeans che proprio non ce la fanno a scaldarmi le gambe nude (fatta eccezione per i calzettoni, e meno male che mi sono messa quelli da maschio, più alti).
Sono tutta un casino di borsa, ventiquattr'ore, giornali. Una specie di dea Kali con due braccia sole, impacciata a morte, affamata. Inutile tentare di prendere la prima navetta, è un tripudio di ragazzine con cerchielli, fiocchetti, farfalle nei capelli, felpine coi cuori, jeansetti che fasciano coscette che sembrano un terzo della gamba mia, con i piedini nudi nelle ballerine di cartone. Mi vien la polmonite solo se le guardo. I maschi invece sono enormi, acneici (non tutti), i visetti a metà tra l'angelico e il patibolare, le frange mandano a ramengo la retina (hanno tutti il collo piegato per rendere i capelli più cascanti, somiglianza stringente con Pierrot e la sua mestizia.)
Insomma, son lì in piedi che mi faccio gli affari miei, e leggo il Corriere.
Ad un certo punto la luce si eclissa e un faraglione di un metro e 85 più o meno mi si para davanti. Il ragazzo mi fa,"Mi scusi". E io, "Sì?", e lui mi dice, "Ma il lodo Alfano, poi, lo hanno approvato?" e io resto a fissarlo per tre secondi circa con la faccia da pomi, non sapendo bene come reagire. E poi gli dico, "No", e basta. E aggiungo,"Scommetto che adesso sei molto più sollevato", e tento di sorridere per interpretare la domanda, se trattasi di interesse o di presa per i fondelli (ipotesi che si stava vigorosamente facendo strada nel mio cervello). E il bastardello aggiunge,"No, in realtà non mi cambia molto la vita". Ma allora vuoi farmi sentire l'odore del sangue!, penso. E gli dico allora, "E invece te la cambia eccome. Ma non li leggi i giornali?" - a scuola, classica frase che dicono i grandi per rimarcare quanto piccoli sono invece "loro". Lui fa," No, io leggo solo la Gazzetta". "Bravo, vantati anche. Non vorrei impressionarti, ma quelli come te la Storia li macella per primi" (questa potevo anche risparmiarmela, in effetti.Tra una 38enne realmente bastarda e un 17enne magari stronzetto ma tutto sommato tenero come le lasagne non c'è partita, davvero). Lui fa ah, e annuisce (e qui la presa per il culo mi sembrava evidente). Al che gli ho suggerito di leggersi tutto che male non gli faceva.
Il giovinotto è andato via con gli amici suoi.
Poi mi sono riimmersa nella lettura dell'articolo sul tizio del pd che, furbescamente si chiedeva su facebook come mai nessuno sparava al tizio famoso, potente, con le occhiaie e che di solito si veste di blè. Certi giovani sono proprio delle sagome, l'unico suggerimento possibile è sincerarsi che il cervello sia inserito nell'apposito allocamento prima di effettuare qualsivoglia operazione (tipo pensare).
Oddio, dovrebbe farlo anche il tizio che si veste di blè, ogni tanto, visto che certi discorsi suoi sembrano un po', come dire, farraginosi. Ma che diamine, se ci mettessimo a sparare contro tutti quelli che parlano farraginosamente questo paese sarebbe un cimitero.
Comunque, stasera al telefono ho riferito l'episodio alla Magnifica che ha sostenuto un'interessante teoria, e cioè che il 17enne abbia tentato di broccolarmi (lo so, non guardatemi così, l'ho detto anch'io, sembra una puntata di Voyager). E invece lei dice che lui abbia tentato di attaccare bottone, forse in modo aggressivo e maldestro, ma insomma, sta cercando di capire come si fa con le donne, ci vuole un po' di indulgenza. Ora, so che la Magnifica è una strepitosità di donna, furba come una volpe e con un acume di cui io, purtroppo, non sono troppo dotata. Devo dire che mi sembra strano, o il 17enne pensa ancora di poter godere dell'impunità dei 5 anni e di poter rompere gli zebedei agli estranei come se niente fosse, o rientriamo nell'ipotesi della Magnifica. Affascinante, ma rischiosa (sento già il clang clang delle porte delle patrie galere che s'aprono per accogliermi, motivazione del PM "corruzione di minore"), comunque non lusinghiera - appartengo dunque alla schiera delle carampane broccolanti i giovanissimi accompagnatori? Sharon Stone docet (anche se io alle sue vette di fighezza non arriverò mai, nemmanco in 70 reincarnazioni?)
O abbiamo a che fare con adolescenti che Colette avrebbe venerato, giovani Dorian Gray dalla carne soda ma dal cuore antico e corrotto? Eeeh.
Insomma, il dubbio mi attanaglia.
Preferisco pensare che mi stesse pigliando per il mio bel derrière.

lunedì 12 ottobre 2009

La tisana

Aspetto 'sto gelo polare che sembra debba arrivare da un momento all'altro, ingozzandomi di arancini (strategico modo per far fuori il carnaroli in eccesso) e plissettando il plaid sulle ginocchia, con Barnaby-maratona serale. Ma il primo freschetto (che già Delerm incensava) lo metto al tappeto con la dolce tisana profumata di rhum e uvetta...
Oddio, che pace, che beatitudine.
Che dolce incanto.
Sembra la scena da film Disney, quando tutti iniziano a cantare e ti senti così buono che ti viene il groppo in gola.
In realtà stai solo godendo perché tu hai il sedere al tiepido e al bar qua sotto le squinzie stanno appollaiate su sgabelli-traliccio rinfrescandosi...il rinfrescabile. Chessaddafà per acchiapparsi un uomo.
Quanti inumani sacrifici.
Scusate, ma preferisco la tisana.

giovedì 8 ottobre 2009

Bastardi dentro, fuori e tutt'intorno

Usciamo dal cinema e dalla visione di "Bastardi senza gloria" di Tarantino con gli occhietti che ancora ci scintillano di stelline e meraviglia. Che bel film, osteria!
Ti tiene col sedere sulla poltrona per due ore e mezza e nemmeno ti accorgi del tempo che passa, primo; poi, alterna ai suoi dialoghi famosi, chandleriani per finezza e cinismo, scene comicissime seguite a rotta di collo dalle mattanze coreografiche alle quali siamo abituati, che un po' desideriamo e un po' temiamo (mi stomacherà? mi impressionerà?, beh, no, però il ragazzo accanto a me al cinema ha chiuso gli occhi e ridendo ha detto urgh!, in un paio di scene...mammoletta).:)
La trama, in breve.
I nazisti imperversano con le loro nefandezze in lungo ed in largo nei '40, così un tipo americano e vispo con sangue apache nelle vene, il baffuto Brad Pitt, mette su un gruppetto di soldati di origine ebraica con lo scopo di far fuori il maggior numero di nazisti, possibilmente nella maniera più efferata possibile. Troveranno sulla loro strada il "cacciatore di ebrei" (pre-nemesi di quelli che andranno a caccia dei transfughi tedeschi in Argentina e dintorni) che a sua volta incrocia il suo destino con la ragazza unica scampata all'eccidio dei familiari che ripara a Parigi e gliela giura.
Tarantino mette in scena il suo mondo, calandosi in una realtà che è stata tra i più funesti incubi della storia. E come può far sì, quindi, che un male così grande possa venire esorcizzato, senza citare i campi di concentramento? La prima scena, con il lunghissimo dialogo tra l'ufficiale Landa, detective privato scovapersone al soldo del Fuhrer, di soave crudeltà, gentile come i serial killer psicotici soltanto possono, è tesissima: il contadino francese protegge invano i suoi vicini ebrei che simbolicamente rappresentano tutto un popolo sterminato. Ma Landa sa già che le persone sono nascoste sotto il pavimento, e il suo è solo teatro che mette in scena per sé stesso (è uno, quindi, degli alter ego registici che Tarantino dissemina all'interno della trama). Landa dirige, si prende tutta la scena, e se fa fuggire la ragazza, pur potendole sparare alle spalle, è solo perché a riacchiapparla il maledetto si divertirà molto di più.
I "Bastardi" intanto, nella progressione narrativa, fanno carriera ma non fanno prigionieri. Tendono imboscate e scalpano via la chioma ai nazisti uccisi (Aldo Raine/Pitt ne pretende almeno cento da ognuno di loro), e la loro fosca leggenda prende a inquietare lo stesso Hitler, un pupazzetto isterico e baffetto, incapace di fronteggiare la situazione. Come un anticorpo furibondo, i Bastardi e tra loro quello che viene chiamato l'Orso Ebreo, il quale dà prova di una personalissima e gustosa reinterpretazione del baseball sfondando con una mazza le teste dei malcapitati di turno, mettono in scena la loro personale regia (Brad Pitt è un Tarantino che assiste sornione al massacro mangiando e applaudendo, l'Orso è il regista Eli Roth, sanguinario ideatore di "Hostel", celebre film squartattori). I suoi occhi profondi, vellutati e pazzoidi sono la fine del mondo. Al soldato che viene lasciato in vita per andare a mettere un po' di informazioni e pepe nella vita del Fuhrer, Aldo incide una svastica sulla fronte perché "la divisa finirai col togliertela, e questo non ci piace". Chi ha accettato e compiuto l'abominio porti su di sé il marchio infamante per sempre. Questo pareggia il conto con i numeri marchiati su persone innocenti, sterminate.
La ragazza fuggita, nel frattempo, ha cambiato nome ed è proprietaria di un cinema a Parigi, che mette in cartellone solo film che ai nazi garbano: ha una storia col suo proiezionista, un ragazzo di colore, ma un giorno ha la sventura di piacere al ciccioso soldato che si è reso famoso nell'impresa di cecchinare un intero paese e che per questo si è visto eternare nel film di Goebbels "Orgoglio di una nazione" (girato da Eli Roth). Il soldatino prende una tranvata micidiale per la biondina e fa il diavolo a quattro per far sì che la premiere del film si tenga nel cinemino della sua bella. Così, la fa prelevare e la porta a pranzo con gli alti papaveri, e qui alla ragazza a sentire che in quella serata ci saranno tutti i nazi che contano,
viene in mente un piano. Altra messa in scena, altra regia. Visto che ha reincrociato l'odiato Landa, pensa che chiuderli tutti dentro durante la proiezione e dar fuoco a una catasta di bobine al nitrato d'argento, infiammabilissime e letali, sia un'idea strepitosa. E così si farà. Quindi fa buon viso a cattivo gioco, e allestisce la sua scena.
Gli inglesi intanto non stanno con le mani in mano è mandano in Germania uno 007 fico e raffinato come il miglior Sean Connery. Lì l'aggancio è una famosa attrice, amica di ufficiali tedeschi. Il piano si chiama "Kino", cinema, e prevede l'uccisione dei capi nazi sempre durante la premiere, fine della guerra, si volta pagina. L'appuntamento è in una cupa taverna, la regia è della bionda e bella attrice, gli esiti imprevisti, nefasti. Niente va come dovrebbe andare, e Raine interviene, sostituendosi agli inglesi e andando in scena nelle vesti di un attore siciliano, accompagnando l'attrice con due Bastardi ben imbottiti di tritolo (nel frattempo si scopre che il Fuhrer sarà della partita). E qui bisogna dire che la regia primaria, quella tarantiniana, si mostra in tutta la sua potenza: che scena meravigliosa la preparazione della ragazza, i suoi colori di guerra, indiani, il suo abito rosso, il vetro del rosone che incornicia il suo riflesso splendido e triste. Una dolce Lady Vendetta, che scende le scale inquadrata dall'alto, con Bowie che canta e la pistola nella borsetta, dark lady senza un domani. E' solo l'inizio della sua regia, perché anche lei ha girato un film, e lo ha inserito nel tronfio "Orgoglio". Un letale j'accuse in pura salsa espressionista, il suo volto gigante, fatto della stessa sostanza dei sogni che ghiaccerà il sangue nelle vene di una folla allo sbando, inseguendola mentre viene decimata, punendone la disumanità, deridendone la morte, dissacrandone i corpi. In un olocausto di fuoco, la pellicola dona la giustizia che tutti vorrebbero.
Tarantino ha fatto in modo che il cinema, l'unica verità che lui riconosca, cambi la Storia, metta i puntini al posto giusto.
Ricordare le citazioni, o le ispirazioni di cui il film è pieno come un uovo è difficile: diciamo allora che ognuno ci vede quello che sa, o preferisce. A me è piaciuta l'inquadratura della ragazza che legge da sola nel caffè, prima di venire ancora una volta ammorbata dal soldatino che cerca di fare il brillantone: seduta lì, col basco e la sigarettina sembra una ragazza di Godard, già negli spensierati '60, a cambiare il mondo, e l'incubo è ormai lontano. Poi entrano in campo le divise...
E se appunto i vertici nazi sono da parodia, l'ufficiale che da il via al bailamme nella taverna salta fuori all'improvviso, nascosto in un angolo buio, e sta leggendo. Ma come, i libri loro non li bruciavano? E questo invece è un esperto di dialettologia. E' il male peggiore, quello che nasce dalla distorsione del talento e dell'intelligenza, le forze che dovrebbero creare e fare del bene, e non distruggere. E meno male che un soldato nazista che verrà arruolato dai Bastardi perché "non potevano lasciarselo scappare" ha iniziato a farli fuori per conto suo portandosi avanti col lavoro (riesce a farne fuori 13, uno strozzandolo ficcandogli un pugno in gola...l'attore ha una faccia comica unica, feroce e inespressiva, un Buster Keaton sotto steroidi).
Un grande momento comico è anche quello con Eli Roth che va a richiamare il compare seduto tra le fila immerso nella proiezione di quella fantozziana boiata pazzesca che è "Orgoglio di una nazione" e costui gli dice, a segni "ma sto guardando il film!". Grandioso, è pieno di tritolo fino alle orecchie, sta per morire, ma al cinema non rinuncia.
E poi il film finisce, con altre messe in scena e colpi di teatro, e tutto sembra prendere una piega politica e sensata. Però il coraggioso, stolido, folle Aldo Raine dona una piega inaspettata, ancora una volta, alla vicenda: trova il modo di punire comunque il male crudele che si illude di essere sveglio ma invece è tutt'altro, perché c'è sempre qualcuno più sveglio, più cattivo e più matto di te. E se alla prima svastica incisa sulla fronte Raine/Tarantino diceva "sto cominciando a diventare bravo", l'ultima che la macchina ci mostra, vicinissima, splatterosa, con tanto di sangue e lembi di pelle che si squadernano lo costringe a dire, maledetto figlio di una splendida buona donna, "credo che questo sia il mio capolavoro". Sguardo in macchina, verso il basso, verso noi spettatori.
Mi sa che ha davvero ragione, il bastardo.

lunedì 5 ottobre 2009

Bello come il sole


Nuova passione serotina ed autunnale. Ovvio, un serial.
"The mentalist" racconta di un tizio affascinante con un cervello grande come uno Zeppelin che di lavoro faceva il medium. Oddio, lui in realtà è medium come lo siamo voi ed io, però la gente crede a quello che lui dice. Lui va in televisione e alla ragazza affranta che ha appena perso il padre racconta che ora lui la perdona ed è in un posto pieno di luce. Lei piange come una fontana, giustamente. Solo che Patrick Jane è intuitivo ai massimi livelli, interpreta i tic e la postura del corpo, legge effettivamente nella mente, ma i suoi poteri sono profondamente, esclusivamente umani, ancorché raffinati, sublimi. Visto che la gente in determinati momenti più o meno si somiglia e pensa le stesse cose, lui quelle cose le legge come un libro aperto. Solo che.
Ad un certo punto con un flashback ci viene raccontato che lui fa incavolare parecchio un serial killer, John il Rosso (spero di ricordare bene il nome), dato che si dice certo di riuscire a stanarlo con i suoi poteri, e visto che i serial killer di solito non brillano certo per simpatia e senso dell'umorismo, costui gli stermina la famiglia (incipit classico, un bagno di sangue in genere dà il via alla catarsi zen del personaggio).
Passa un po' di tempo e Patrick fa il consulente per una squadra speciale in California (bei paesaggi). All'inizio lo guardano strano, un po' per la tragedia, un po' perché sembra un alieno gentile, con gilè e gessato e scarpe fighe, sorride sempre e in genere tira fuori segreti dalle persone, le manipola senza che se ne accorgano, fa cantare i criminali come canarini. E come fa? Mette in atto tutti i trucchi appresi da ciarlatano, un po' di ipnosi, un po' di manipolazione, ascolta la gente, vede quello che gli altri invece...Insomma, è un'autobotte di personalità. E in più, è bellissimo. Beh, direi che la foto parla da sola (lo interpreta Simon Baker, australiano, forse lo ricorderete in "Il diavolo veste Prada", faceva lo scrittore marpione che si porta in branda la protagonista).
Coadiuvato da Lisbon, il suo capo, una moretta minutina ma con due zebedei così (altro classico, e noi aspettiamo che i due si accorgano che sono fatti l'uno per l'altra, noi lo sappiamo già, no?). Intanto mastichiamo nervosi ciotole di semi di zucca.
Il plot in genere è tranquillo, due-tre sospetti, la faida familiare (Jessica Fletcher era più barocca, in effetti), tutto si risolve bene con il pronto intervento di Patrick che giusto all'ultimo ha l'intuizione micidiale. E' chiaro che non lo guardo per la complessità della trama...di serial sulle squadre investigative ce ne sono a scatoloni, questi mi stanno simpatici, non so perché. Sarà tutto il sole della California.
Inutile dire che lui è agnostico e crede solo nel cervello. Verrà smentito da una medium che gli darà un messaggio da parte della moglie defunta, rispondendo ad una domanda che solo lui poteva conoscere. Lui, e la coniuge dipartita. In quella puntata, Jane piange.
Perché lo guardiamo? Perché è un bel personaggio e come si diceva nei vecchi cinema, vale da solo il prezzo del biglietto. E poi uno che non gira nemmeno armato e quando è nei casini chiama una donna a salvarlo...osteria, come si fa a non amarlo?
E poi è sempre bellissimo. Saranno quegli occhi un po' tristi che piegano all'ingiù, ma sollevati da quel sorriso angelico, totale, paralizzante, fiducioso.
E dire che in genere i biondi non sono esattamente il mio tipo.
O beh, pazienza. Mi adatterò.