domenica 28 settembre 2008

Amiche e borse viola

E anche questo sabato è andato. Arrivata al capolinea della settimana stremata, piena di sonno, sempre più confusa dal caldo/freddo altalenante, con calzini e calzerotti dappertutto, camicette che strabordano dai cassetti, trippa estiva ancor più preoccupante perché prodroma della trippa autunnale che incombe (leggi vino e castagne, muffin a go go e goulash...), insomma, allo sfacelo, ho colto al balzo il giro in centro a Padova con la mia amica Elena, a prendere una bella boccata d'aria inquinata, a farmi calpestare dal popolo dello shopping (nelle mie vene scorre un pochino del loro sangue, anche però) e a gustarmi uno spritz nei baretti delle piazze. Padova dà il meglio di sé nei sabati, con tutta la gente tiratina e truccatissima, a farsi vedere e toccare, a fare casino, respirare e insomma esistere nel modo che più le aggrada, come in fondo è anche giusto che sia. L'atmosfera è sempre bella, con l'aria piena di fumo delle caldarroste, le bancarelle con le borse viola scuro, senza le quali non è possibile superare l'inverno, i negozi carissimi con molti che guardano e rari che comprano, ma l'essenziale è dire alla commessa"ci penso", cogliendo il suo sguardo altero e bistrato che sotto la frangia commenta silente "si certo, pidocchia".
Ma quando con la mia amica ci sediamo in questa pasticceria intima e affollata da anziane signorine con la permanente biondo cenere, o azzurrina, magari felici, o vedove, tutte serene e chiacchierone, e ci raccontiamo tante cose davanti al suo tè al limone e al mio cappuccino, parlando di tutto e saltando di palo in frasca perché comunque ci capiamo...è chiaro che uscire è sempre una buona idea, perché lì fuori c'è tanta vita, e magari non sempre ti piacerà ma troverà sempre il modo di farti scuotere la testa sorridendo.
Elena chiede al posto mio il prezzo di una borsa viola, visto che il tipo della bancarella ci ha agganciate solerte. Lui fa "59 euri, ma è tutta pelle, lavorazione artigianale e pregiatissima" e io dico "è bellissima, colore stupendo. Dai, ci penso". Ho visto come mi ha guardata.
Iddio sia benedetto per le donne che ti sono amiche, che ti vogliono bene per quello che sei, anche se non sei molto, perché ci sono sempre quando non sai che fare, anche se fai finta di saperlo.

mercoledì 24 settembre 2008

Voglio vivere in campagna...

Da due giorni bivacco tra divano, sedia dell'ufficio e letto, appena leggermente più attiva di un bradipo catatonico. Penso sia la sindrome autunnale che mi stende del tutto, come se ci fosse bisogno di incrementare la mia proverbiale lentezza.
Meno male che lunedì ho fatto un giro alla maison paterna e materna:consuetudine che i miei accettano con rassegnazione e stoicismo, e con le parole:"Oddio, xe rivà el teremoto!", ormai tristemente consapevoli che i figli, una volta fatti, non si possono più restituire.
Comunque, la giornata di sole ha rallegrato il mio spirito e ho passato un pomeriggio davvero stupendo, facendo anche la conoscenza di due signorine di sette e tre anni, Chiara e Ludovica, due bimbe così belle, gentili ed educate che mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi, giuro. Abbiamo fatto un giro per il giardino, guardando le giuggiole che sono ancora verdi e non si possono ancora mangiare, e le foglie degli alberi che cambiano colore come gli occhi dei gatti. Ho giocato con i cani di mia zia finché i ginocchi non mi hanno fatto scric; poi, a cena, i miei al solito mi hanno dato da mangiare in pratica tutto quello che avevano in frigo, temendo che potessi diventare pericolosa...Hanno questa fissa, in teoria secondo loro mangio sempre troppo poco (in realtà, chi mi conosce, sa che conviene comprarmi un cappottino di Burberry piuttosto che portarmi al ristorante, ecco, non per vantarmi), ma tant'è, i genitori ti vedono piccino e indifeso e affamato e io ci marcio in modo ignobile.
La casa è piuttosto vecchia, era un granaio in origine, poi ristrutturata. Il posto è così silenzioso che si sente solo il vento e il rumore dell'acqua che attraversa le chiuse, frusc frusc, un rumore di fondo così. Poi si sentono anche gli animali, ovvio, una marea di uccelli e di suoni, e ogni mese ha un odore diverso che ti si imprime nella memoria. Insomma, il paradiso dei birdwatchers solinghi. Così quando è ora di andare a letto, le dieci e mezza, ore piccole secondo i miei, tardo pomeriggio secondo il mio trascurabile punto di vista, accetto i loro ritmi campagnoli e soggiogata dal tepore del legno, vado a dormire sul soppalco, sotto il tetto. E sento gli animali che si muovono, una civetta o un barbagianni che ruota la testa con il suo verso tristanzuolo come se riuscisse a vedermi attraverso le tegole, ma la campagna ti vuole bene e non ha motivi per ferirti...così mi addormento subito, nel mio vecchio lettino ormai un po' corto ma sempre comodo, con lo stordente profumo dell'ammorbidente che usa mia madre, ma tutto sembra bello, rassicurante e duraturo. Tutto quello che voglio.
E alle quattro si scatena il temporale, ma la sassaiola della pioggia sul vetro mi fa sentire ancora di più a casa.

domenica 21 settembre 2008

Cervello

L'ora più pigra, più abbandonata a sé stessa della settimana, le 11 di sera della domenica...Quando il lunedì è uno spettro dickensiano che viene a mostrarti il futuro, ore eternamente colme di noia in ufficio, code, traffico, ritmi tediosi come la musichetta della filodiffusione...
Il sonno è la mia tenera benedizione, il caloroso fratello che mi tiene tra le braccia, che non mi lascia mai e mi consola sempre.Yaaaawn.
Per rilassarci e oziare ancora di più, e anche lo ammetto per insultare l'intelligenza dei fratelli Coen, ho affrontato l'ordalia del film di ben altri fratelli, i Vanzina di "Natale sul Nilo"...mi mancano le parole.
Infatti il mio cervello mi ha attaccato un post it alla fronte con su scritto:"Vado a farmi un giro per  un paio d'ore, non aspettarmi alzata."
Sabato sera perfetto, direi, ieri. Finalmente abbiamo visto "Burn after reading" dei miei prediletti fratelli Coen, da una settimana ero lì a coccolarmelo, l'attesa come il piacere più grande.Sarà la loro anda da secchioni, da tipici giovanotti dall'umorismo crudele (che personalmente adoro) o per come scrivono e dirigono, non so. Però i loro film, quasi tutti, mi toccano e mi fanno divertire. Inutile dire che fingono di essere leggeri quando in realtà prendono ferocemente per i fondelli, con finta aria innocentina. E non salvano nessuno, perché in un mondo che deve "reinventare sé stesso" con la chirurgia plastica, e non vede la bellezza profonda dei rapporti umani, è chiaro che non c'è più spazio per gente come voi e me, che converrebbe iniziare a investire su Marte o qualche luna di Giove. E' il vuoto pneumatico del mondo descritto, del nostro mondo, quello reale contro il quale sbattiamo il naso quotidianamente, quello mariadefilippizzato, della gente plasticata con gli occhiali da sole alle 6 del mattino in inverno, perchè è vipperia pura e sciccheria garantita, e sintomatico mistero.
Nel film sembra evidente che il corpo ha soppiantato il cervello e quello che dentro il cervello dovrebbe stare:l'anima, la mente. Da contenitore è diventato contenuto, e come tale i fratellini lo demoliscono. Lo plasmano, con bisturi o palestra, lo prendono ad accettate, lo usano per sedute di sesso mordi e fuggi (seguite da jogging ristoratore, come fa uno dopo aver lavorato...), lo alcolizzano. E osservato da un crudele satellite che tutto vede ma poco comprende, ecco il senso della vita. Abbiamo imparato la lezione, se solo avessimo compreso cosa abbiamo fatto. 
 Il film è cattivo e divertente, da vedere, per realizzare l'abisso e cadervi dentro ma indomiti.
Poi, dopo il film,con gli amici Billo e Alessia abbiamo parlato delle vacanze, che iniziano a suscitare la tenera malinconia dell'autunno, rovesciando addosso i ricordi dei mesi caldi, della splendida cialtronaggine da infradito e sudore che uno si porta dietro quando deve smetterla di giocare e iniziare a pensare con serietà (l'autunno dei nostri propositi, e del nostro malcontento...). Tanta mestizia è stata però alleggerita da crocchette al formaggio e peperoncini verdi, piccanti, che ci siamo fatti per ritemprare il tanto vituperato corpo, hanno straziato il palato ma ci hanno fatto sentire giustamente vivi, e appagati nel nostro sontuoso contenitore.

sabato 20 settembre 2008

Il sabato mattina è in genere consacrato alla spesa. Rifornisco la dispensa mia e di Stefano, e a volte sembra davvero che ci siamo mangiati tutto in un nanosecondo, la credenza è vuota...
Specialmente il cioccolato, quello sembra auto-mangiarsi.
Non mi piace ammetterlo, ma sono il consumatore ideale: totalmente asservita a tutto ciò che è appena stato gettato sul mercato, appena leggo "nuovo!" su una boccetta/sacchetto/scatola qualunque, beh, quel prodotto devo averlo. Ho deciso di classificarlo come una dipendenza, e visto che comunque mi costa meno della cocaina, a questo punto assecondo le mie inclinazioni.
Ho un debole speciale per i detersivi, i saponi, gli shampoo e le creme...non resisto. Fin da piccola, restavo minuti a fissare lo scaffale con i prodotti di igiene personale, rapita. Mia madre faceva in tempo a farsi tutta la spesa, e tornando mi trovava ancora lì, in estasi. Se nessuno mi guarda, apro e annuso tutto, ma ho visto che lo fa un sacco di gente, e allora è tutto a posto.
Quest'estate i miei amici romani, miei ospiti, mi hanno chiesto quanta gente usava il mio bagno, vista la quantità industriale di bagnoschiuma...mi piace questa bulimia di profumi, l'impossibilità di scegliere perché ho tutto, troppo.
Ripeto, altri vizi sarebbero più dispendiosi...

venerdì 19 settembre 2008

Stamattina ho avuto la conferma di un sospetto che mi rodeva da tempo: la laurea a suo tempo conquistata nel prestigioso ateneo patavino l'ho avuta grazie ai punti Barilla.
Un piacente ragazzo (inglese, scozzese, mah) mi ha fermata, in piazza. Le sue parole sono state:are you a local?, e cioè se ero del posto. Ma il mio torpido cervellino ha capito "are you a locker?", e cioè se ero un armadietto, domanda che mi ha effettivamente spiazzato, anche perché non somiglio affatto ad un armadietto...il mio sguardo lo ha convinto a rifarmi la domanda chiedendomi se ero di lì, al che ho entusiasticamente annuito. Cercava un internet point, e l'ho aiutato dicendo che non ne avevo assolutamente idea ma che poteva provare in centro.
Me lo immagino ancora vagante, mentre cerca di contattare la famiglia o gli amici, e probabilmente da Mestre non se ne andrà mai più.
Mah, gli amici inglesi mi dicevano che il mio inglese era più che decente, ma sono, appunto, amici e forse quella sera che me l'hanno detto avevamo alzato il gomito, diventando tutti più buoni e generosi...

mercoledì 17 settembre 2008

Finalmente!

Le prime serate autunnali sono davvero le benvenute, qui a casa mia, stasera!
Finalmente i calzettini a righe di lanetta, la birra e il plaid steso a drappo selvaggio sul divano sono la dolce consuetudine esistenziale...e si può allegramente buttarsi nel deboscio più totale evitando le uscite, il tirare tardi estivo, tutto quel casino e le chiacchiere, godendosi il teporino del salotto, con 13 gradi fuori e le prime nebbiette notturne...tecnicamente siamo ancora in estate, ma le mie piante là fuori raccontano una storia diversa, cambiando odore e colore, preparandosi alla stagione più dolce e discreta, e anche più elegante.
Con le candele accese, la tv a volume zero e le lampade basse basse, il mio salotto è il luogo magico per nascondermi e fare finta di essere al sicuro, che niente cambierà mai, che la vita non mi troverà tanto facilmente.

lunedì 15 settembre 2008

Un pigro non comincerebbe mai

L'inizio perfetto per il blog di una pigrona cronica come me è questo:una settimana di ritardo.
Sempre stata così, tutta la vita, in ogni piccola cosa:farò fra sei giorni quello che devo fare fra sei minuti. Così l'attesa e il dolce far niente diventano semplicemente un modo di vivere e di essere, con belle pause per pensare e guardare fuori dalla finestra  (a questa età si diventa la finestra di sé stessi...)e si diventa molto riflessivi e tranquilli, ma, la cosa forse vi stupirà, si fa pochissima carriera. E' incredibile come la professionalità di una pigra, di una flanellona come me non venga riconosciuta...ci ho speso tanto di quel tempo!
Pace.
Comunque oggi ho passato un bel pomeriggio a zonzo per la città con la mia amica Mariangela, era da un sacco che non ci vedevamo e abbiamo ciacolato come solo le amiche di vecchia data sanno fare. Ci siamo fatte un bel po' di risate, abbiamo imperversato nei negozi tipo desert storm travolgendo in una sarabanda dei consumi simpatici commessi e vedendo spuntare sorrisoni di gioia sui loro visetti...che bello.
Adoro regalare soldi alle persone in cambio di cose tipo borse, vestiti, creme, libri etc etc.
In questo la mia accidia proprio sparisce.
E insomma è così bello passare un pomeriggio con un'amica e divertirsi ridendo di tutto. Si può dire che sia una delle rare occasioni in cui la vita mostra di avere un senso.
Poi, tornando in treno, con Dido che flautava nel mio ipod e nelle mie balde orecchiotte, mi sono nuovamente abbandonata al dolce far niente, alle rotaie sonnolente e al sedile comodo comodo, osservando la gente che dormiva e cercando di svegliarla con la forza del pensiero, ma ronfavano tutti.