venerdì 26 dicembre 2008

Auguri (in ritardo, ovvio)

Anche il vostro Natale è stato dolce come il mio?
Con le persone belle che circondano la mia vita, l'affetto, la cucina piena di profumi mentre spignatto, le carte lussuose e i fiocchi spiegazzati abbandonati dappertutto, l'allegro casino che regna la mattina di Natale, io che ciabatto in accappatoio, canotta e mutande cercando di non inciampare nel bordello generale, miliardi di telefonate e auguri scambiati, miliardi di calorie ingurgitate, e non so resistere...
A Santo Stefano c'è un po' di tranquillità, il libro con le storie di fantasmi, le candeline sul tavolino, i cioccolatini, il silenzio.
Ti raccogli tutta, le gambe ripiegate sotto il sedere, e guardi l'alberello illuminato, con Bing Crosby, Doris Day, Nat King Cole, Ella Fitzgerald che canticchiano let it snow e have a merry little christmas...
Il Natale mi piace così, bonsai, dolce, allegro...con i film che ho visto cento volte, con i cartoni, con i regali per giocarci.
A Natale sono una bambinona farlocca, lo so, e mi pregio d'esserlo.
E al resto...boh, ci penserò lunedì.
A tutte le persone che amo, a tutti quanti, a tutto il mondo... i miei auguri di Natale in ritardo, ma è perché vi auguro che anche i prossimi cento siano belli così.
Bacio.

domenica 21 dicembre 2008

Tricologicamente problematica

Allora: questo è il grande dubbio che attanaglia le donne verso la fine dell'anno. Che vestito metterò? Il secondo è: come mi farò i capelli? La mente, a partire dal 1 dicembre comincia a lavorare ossessivamente su questi due concetti, sviluppando una sorta di nevrosi, svuotando mentalmente gli armadi alla ricerca di abbinamenti probabili, salvo arrendersi all'evidenza che con circa 800 vestiti non ce n'è uno che possa andare bene (è statisticamente impossibile, ma le donne non mettono mai il carro davanti a i buoi, ed escono volentieri a comprarsi il n. 801, senza rimorsi). Una volta risolto il problema del vestito, grazie al Bancomat, all'amica buona consigliera o a qualche mercatino dell'usato, rimane lo scoglio della pettinatura. Infatti, mica una può andare alla festa dell'ultimo con i capelli disastrati, incolti e ispidi. Deve presentarsi con una chioma liscia, setosa, lucente, un'onda infinita come la Via Lattea che rifletta la luce come il diamante. Ovvero, lo spot umano che tutti vorremmo essere, privi però della malia di Photoshop, data la nostra limitata condizione. E quindi, disperazione.
Che fare, infatti, quando la natura ti ha donato una chioma riccia ma di capelli fini e capricciosi come passeri, che al minimo soffio di vento vanno ognuno in una direzione diversa? Capelli che sentono il gelo elettrico e reagiscono di conseguenza, con un voltaggio esagerato e volumi improbabili? Che percepiscono la bassa pressione mentre ancora turbina sull'Irlanda, e si arricciolano disperati e pesanti come codine di maialini al macello?
Che nessun taglio ha mai saputo strutturare, né schiuma, né acido hanno mai saputo convogliare in una forma consona alla dignità della testa che li alberga?
Ulteriore offesa viene loro portata dalla moda dei capelli lisci e scalati, colpo di grazia che sinceramente non sentivo di meritare.
Fin quando la permanente consentiva teste libere e indomabili, potevo anche permettermi riccioli disordinati ed anarchici, da pettinare con le dita e via, verso un nuovo giorno. Ma adesso.
Adesso le ragazze li portano lisci (chi ha inventato la moda, chi???), perché indubbiamente sono più belli, danno più luce, ringiovaniscono e ricordano l'infanzia, quindi una presunta maggiore arrendevolezza delle ragazze stesse (ah, ah, mi viene da ridere), e tutto questo bidona alla grandissima le ricce. Che ci provano, ad essere lisce. Ci provano.
Mettendosi nelle mani di un parrucchiere giovane, sadico, con i capelli che gli arrivano al sedere, credono di aver risolto tutto, che il nirvana tricologico spalanchi finalmente le porte innanzi a loro, che d'ora in poi sarà tutto un prato di rose, spine zero. 
Il punto è che il riccio non lo freghi. E' caparbio, testone, sa quello che è e quello che vuole, fondamentalmente essere lavato e lasciato in pace a fare il suo mestiere, crescere ritorto all'infinito. Ma se ci pensate, quale altra parte del nostro corpo ci dà meno problemi dei capelli? Con le consorti unghie si limitano a crescere e chiedono solo un po' di manutenzione ordinaria, le forbici, e per il resto non fanno male, non fanno danni, non sviluppano calcoli, grasso, cellule strane, non fanno casino. Certo, come le unghie se l'azienda va male ne risentono, e si sfagliano, cadono, ti salutano e dipartono. Perché tanti si preoccupano più dei capelli che dei denti? E sì che se cominciano a fare casino quei piccoletti sono cavoli amari, hanno un fior di sindacato, cattivissimo.
Nonostante tutto, i capelli sono i beniamini, e buttiamo via stipendi in schiume che dovrebbero lisciarli ma gli fanno bao, in sciampetti professionali che li fanno sorridere, in phon nutrienti...
Comunque, malgrado io sia consapevole dell'inutilità del tutto, me li faccio tirare e lisciare dal parrucchiere, e già così mi rompo le balle da morire, con questo tizio che arrotola la spazzola e me li tirona come uno yo yo impazzito, e spruzzetta una roba lisciante che possiede solo lui, il bastardo, mentre se la compri tu alla Casa del Detersivo o non la sai usare o sei un'impedita e resti con la spazzola incastrata e i capelli che fanno scroc e si spaccano. Per non parlare della piastra, poi. Che ridere.
Quest'anno, prima di partire per Amsterdam per una vacanza lampo, me li sono fatti lisciare. Per la prima volta. Ero rapita, sembravo un'altra, non mi stancavo di toccarli, di vederli così luminosi...al primo refolo dell'umido vento del nord i piccoli maledetti si sono gonfiati, così mi sono ritrovata mezza testa liscia e l'altra mezza crespa. E giù con la piastra, presa per l'occasione e portata in giro per il mondo. Naturalmente io i capelli non me li so né tirare né piastrare, ma ci ho provato. E' venuta fuori una specie di parrucca da paggio medievale, un po' a ondine un po' drittina un po' una boiata, insomma. Il tutto conferiva un'espressione di deficienza totale. Era perfetta per delineare il mio carattere e infatti la potete ammirare nel blog, sua bandiera. Perché nascondersi?
Così, quest'anno, ci ho pensato ben su. Per Capodanno il vestito è a posto, metterò i miei vecchi stivali da gattona e le sue sette leghe, ed eviterò accuratamente di sedermi sulla poltrona del parrucchiere. I soldi della piega che non ho intenzione di fare li reinvestirò in un bel libro che mi voglio prendere da un sacco di tempo, "Omicidio a Road Hill House", e che mi godrò immensamente proprio per questo motivo.
E lascerò i miei capelli liberi e brutti di esprimere la loro natura, di essere sé stessi, di fare casino. E' un augurio che farò, a mezzanotte, anche a tutto il resto del corpo.
Joy to the world.

lunedì 15 dicembre 2008

Siamo quel che siamo (e non ce ne dispiacciamo)

C'è un articolo divertente sull'ultimo Venerdì, quello in cui si parla dei motivi di litigio nelle coppie.
E' uscito questo libro, "Baruffe d'amore", di un certo Sig. Kaufmann che si è buttato anima e corpo nell'analisi comportamentale dei maschi francesi, scoprendo che per certi aspetti sono incredibilmente simili ai maschi italiani, e cioè (orrore!!!) un po' infantili, un po' attaccati alla mamma, un po' perplessi di fronte alle pretese delle donne. Ah, ha analizzato pure le femmine, intesi. A quanto pare la coppia fissa manifesta problemi di territorio seri e pericolosi, che possono sfociare anche nel divorzio, ad esempio quando lui schiaccia il dentifricio nel mezzo, deteriorando così il delicato cosmos sul quale l'universo poggia.
Adesso, e mi sto rivolgendo alle donne, ditemi voi quando non avete avuto un uomo che schiacciava il dentifricio nel mezzo. Lo fanno tutti! Tutti gli uomini! (Quelli che non lo fanno sono pericolosi e meticolosi, due aggettivi non a caso simili, attente). E invece noi che facciamo? Cominciamo a spremerlo dal fondo, risalendo piano e con metodo come se aprissimo le finestrelle del Calendario dell'Avvento, perché nemmeno una molecola del prezioso contenuto rimanga persa nei meandri smisurati del tubetto.(Mi vergogno, ma io alla fine taglio pure il fondino con le forbici e vado dentro a raschiare con lo spazzolino... e non ho nemmeno l'alibi del tempo di guerra, poiché sono nata nei Settanta libertari e fricchettoni).
E insomma lui molla i calzini al gorgonzola in giro per casa (lasciamo stare il discorso della tavoletta che in un bagno frequentato da un uomo o di sua proprietà può anche essere tranquillamente dimenticata, come acquisto), siede scompostamente (!) a tavola (penso solo la Marzotto faccia casino al figlio in questo caso, noi persone che buttiamo a sinistra a tavola stiamo scomposti quanto ci pare, la cucina è nostra, il tavolo pure e se voglio mangiare per terra lo faccio, oh là, è bastata e avanzata la Mama con i suoi perbenisti divieti per tanti anni, adesso si fa come dico io), così però ce n'è da affossare l'autostima di Vittorio Sgarbi.
E invece noi fanciulle lo facciamo sentire in colpa (noi??? ma quando????mai saputo), non teniamo in ordine i documenti (menzogna! conosco donne che mettono in ordine cronologico gli scontrini della pizzeria per asporto, anche se non è il mio caso, e infatti seppellisco le bollette nel divano), abbiamo pretese (trovatemi un essere umano che non le abbia, se provate al cimitero forse avrete un po' di fortuna) e, soprattutto, siamo inaffidabili alla guida (qui non dico niente, chi mi conosce sa che quando esco con la macchina il Viaggiare Informati dirama un allarme nazionale). Che ci possiamo fare? Niente.
Penso che la questione del dentifricio possa essere facilmente risolta con l'acquisto di DUE tubetti, uno pro capite, cosicché ognuno possa torcerlo, schiacciarlo, pestarlo sotto i piedi o mangiarselo tutto senza che l'altro abbia da obiettare alcunché. E i dentifrici di adesso sono contenuti in futuristiche confezioni di plastica morbida morbida, e basta dargli un colpetto nel mezzo per sprimacciarle come se fossero nuove! Evitiamo così avvocati, tribunali e contenziosi.
Ognuno può ricavarsi la propria nicchia di disordine (creativo) lasciando i propri calzini in giro (ammetto che essere una donna disordinata presenta dei vantaggi, è più facile entrare nella mente dell'uomo). Tutti abbiamo diritto alle piccole manie e al ciarpame che scegliamo come compagno di viaggio, oltre a quello umano.
Ma noi donne abbiamo comunque più trucchi di voi, allenate da secoli di trappole, inghippi, tagliole che voi soavi compagni avete disinvoltamente lasciato sul nostro cammino, cosicché l'evoluzione ci ha rese scaltre (non tutte, duole ammetterlo) e incredibilmente fantasiose.
L'esempio classico: chiedete ad un uomo di prendere una cosa che si trova, poniamo, sul comò. Se avete avuto l'accortezza di nasconderla dietro ad un'altra cosa, anche più piccola, non la troveranno mai, e ce l'hanno a pochi centimetri dalla mano. Provate, è divertentissimo. In alternativa, se l'oggetto è bicolore, potete capovolgerlo, loro cercheranno una cosa rossa, ma troveranno una cosa verde e il tutto farà fare fzzz fzzz ai loro circuiti cerebrali, frustratissimi.
Non sto a dirvi cosa succede quando cominciamo a nascondere le cose sul serio.
Pure Grissom di CSI getterebbe la spugna.
Ecco, secondo me questi sono i piaceri della convivenza, le piccole lotte intestine che ravvivano la vita.
Se la gente comincia a litigare sul serio, allora vuol dire che il senso dell'umorismo latita proprio. Che Iddio vi aiuti. Che vi mandi un po' di Sacro Disordine Creatore.

mercoledì 10 dicembre 2008

Forse è ancora troppo presto (facciamoci coraggio)

Riusciamo a stupirci se Rai2 trasmette "I segreti di Brokeback Mountain" ad un'ora che ti fa benedire l'invenzione del dvd recorder e comunque lo manda in onda monco? Certo che ci stupiamo, visto che si parte dal presupposto che quelle persone che al cinema se lo sono perso, o non se lo sono fatto raccontare dall'amica con le lacrime agli occhi, per filo e per segno, o non l'hanno recuperato al noleggio avrebbero tutto il diritto di vederselo intero e giudicare in libertà, o semplicemente di godersi un gran bel film in divano e coi pop corn, senza censori all'orizzonte che agitano il ditino e spauracchiano le nostre libere coscienze.
E invece l'orripilante scena dei due ragazzoni nella tenda, a baciarsi e a fare quello che in genere gli umani fanno quando gli piglia quel certo frisson non viene trasmessa, accampando poi le solite scuse tipo, ah, sì? era monca? ma come? non lo sapevamo/non ce ne eravamo accorti/ c'è finita sopra la maionese e avevamo solo 'sta copia. Ma dai.
Ditecelo che avete una fifa blu che noi si prenda tutti e si vada a fare i pecorari nel Wyoming, e buonanotte al secchio della nostra eterosessualità. E' scienza!, mica carrubbe! Mai sentito parlare dei neuroni specchio? Uno sbadiglia, e tu lo imiti, uno ride e tu ti unisci alla brigata, due maschi esternano le coccole e il ragazzo che fino a due minuti prima guardava la Juve sbracato sul divano porconando di gusto manifesta il desiderio di comprare tutta la discografia della Carrà. Posso immaginare lo sgomento dei genitori.
Le associazioni del settore sono giustamente insorte, anche perché fanno passare da fessi soprattutto gli straight, come se non fossero in grado di capire. Signori, ve lo garantiamo: capiamo molto meglio di voi. Capiamo ad esempio che ci siamo rotti le scatole di sentire proclami sull'amore universale quando poi tanto universale, visto che esclude un bel po' di gente, non è. Perché tutta questa paura nel sollevare la questione? Non capisco.
Ma credete davvero che l'evoluzione sia stata tanto tonta da non tutelarsi e far sì che fosse follemente interessato alla riproduzione più o meno il 90% dei soggetti, consentendo al residuo di sperimentare delle varianti, delle vie alternative, svariati sentieri per non morire di noia sulla strada maestra? Ma se non funzionava se la teneva per secoli sul groppone?
La storia raccontata nel film è d'amore, universale, e tristissima, ovvero tutto quello che una donna ha bisogno di vedere al cinema. Castrarla è un'offesa verso la sensibilità degli esseri umani e, mi dispiace, questo non mi va. Non esiste nessuna religione che con ragione possa proibire, possa comandare, possa svilire il sentimento d'amore. Nessuno.
Altro che coraggio ci serve qua, ragazzi.
Io sono una persona molto ostinata, comunque. Gentile, ma ostinata.

domenica 7 dicembre 2008

Cagnetti, pargoli e lacrime

I film di animazione con gli animali sono i miei preferiti in assoluto, quindi aspettavo la visione di "Bolt", l'ultimo Disney con lo zampino produttivo di Lasseter, con una certa trepidazione.
Per fortuna siamo riusciti a vederlo venerdì sera, alla fine di una settimana in cui ho dormito progressivamente sempre meno (da domenica in poi rispettivamente 6,6, 5 e 4 ore, tipo deprivazione sensoriale, salvo recupero in zona Cesarini a casa dei vecchiotti, in campagna, giovedì, con dormita in un letto pieno di galline) e un venerdì pomeriggio in cui mi sono trascinata per negozi, sempre sotto la pioggia, in un tristo remake del venerdì precedente (e infatti sembrava "Ricomincio da capo", quello con Bill Murray che si sveglia sempre nello stesso giorno) per cambiare delle camicie da uomo, e scegliere vestitini per bimbi. Che faticaccia.
E quindi la visione di "Bolt" appariva come un'oasi lussureggiante, pace e voluttà avvolta da una sontuosa poltrona stracomoda, a rinverdire nell'infanzia i miei maturi e scocciati neuroni. Però.
Il film è stato progettato per la visione in 3D con gli occhialoni da indossare per tutta la durata che, in tutta franchezza, mi è sembrata più lunga del normale. Forse perché sono miope e quindi sul naso dovevo caricare due paia di occhiali (infatti se tolgo i miei occhialini viola e rettangolari non vedo più una beata mazza, in 3D o in 4D che si voglia) e la cosa mi ha prodotto uno scanso sull'osso fondo come una trincea. Tre quarti del film li ho visti con il dito sul naso, per alleviare il dolore.
E la famiglia accanto.
Mi chiedo dal profondo del cuore cosa spinga una coppia di giovani genitori a portare al cinema due bambini, sui 5 o 6 anni, intasati di tosse come lavandini. Il bimbo era seduto ovviamente accanto a me, e tossiva cavernosamente che neanche mio nonno dopo cinquant'anni passati a fumare le Nazionali (e infatti ci ha salutati prematuramente grazie all'enfisema). La bimba piangeva disperata, probabilmente Bolt il cagnetto non la convinceva del tutto e preferiva quello con Di Caprio nella sala 6.
(La cosa divertente era che la madre cazzona faceva "shhhhh!" al figlio che tossiva, come se il bimbo sbolsegante lo facesse apposta, ma dico...). C'era di che scatenare una rissa, e rovinarsi la serata, e quindi ho scelto la linea che mi contraddistingue, la vigliaccheria, e ho taciuto.
"Bolt" però è davvero un bel film, la trama la sapete, il cagnetto crede di essere un supereroe e invece è il Truman Show canino, tutti effetti speciali per fargli credere di essere in grado di difendere la padroncina Penny dai cattivi (ma è una serie tv molto seguita) e la bimba attrice  vorrebbe tenerlo con sé nel mondo reale e invece produttore, agenti e adulti fessi in generale dicono di no, perché ci sono le regole dello sciobisness e dei soldi a dettar legge. Il cagnetto però scappa perché è convinto che sia davvero capitato qualcosa di brutto alla padroncina e finisce grazie alla solita serie di sfighe fortuite dall'altra parte dell'America, piuttosto lontano dalle mollezze e dagli agi di Hollywood. Incontrando una magnifica gatta nera, Mittens (splendido nome, le zampette sono bianche come se portasse le muffole), cinica come una dark lady, ferita dalla vita e scafatissima, e un criceto teledipendente, Rhino, personaggio stratosferico che da solo meriterebbe un film, e che passa le sue giornate in una roulotte a schiacciare il telecomando alla ricerca delle avventure di Bolt di cui è il fan numero uno, coraggioso fino all'incoscienza, il nostro inizia il classico percorso da "troverò il vero me stesso" in un road movie, tipologia che ci piace sempre da morire, ammettiamolo. L'amicizia li renderà forti, li libererà, li farà felici. Ora so quello che sono e quello che voglio dalla vita, il che è più di quanto sappia un sacco di gente là fuori, anche in questo momento.
 La morale funziona sempre sui bambini e sugli adulti, che spremono volentieri la lacrimetta (nel mio caso, più di una), i film Disney potrei vederli cento volte di fila e cento volte piangerei, non c'è niente da fare. (Sfido chiunque a non soffiarsi il naso quando Mittens ricorda i padroni che hanno cambiato casa , e se la sono "dimenticata" senza portarla con sé). 
Alla fine del film non sapevo più che fare, avevo un groppo in gola, il naso dolorante, lacrime ovunque che facevano scivolare la coppia di occhiali e il terrore che si accendessero le luci di colpo e la gente vedesse la mia faccia deformata dal magone...quel che si dice un momento di relax al cinema. E il bimbo accanto tossiva come se dovesse espellere Alien dai bronchi.
La serata è finita con un'aspirina e la borsa dell'acqua calda. Ho rinunciato a una seratina nel locale caraibi style, con balli latino americani, che poteva protrarsi fino alle 4 del mattino, ottimisticamente. Ma il cervello ha fatto capire che lui sarebbe rimasto a casa, e che noi al solito potevamo fare di testa nostra. Gli abbiamo dato ragione tutti quanti. E gli abbiamo fatto compagnia ronfando sul cuscino morbidoso, come gatti al calduccio.


lunedì 1 dicembre 2008

Pure la Betty è una riciclona!

I fasti del fine settimana mi hanno costretta a lasciare la Repubblica, comprata venerdì mattina in stazione, sul bordo del divano, negletta e tristanzuola, e mi hanno quasi fatto dimenticare l'articoletto che avevo leggiucchiato di corsa: la Regina Elisabetta ha invitato (il che equivale a dire che lo ha ordinato) tutta la Royal Family a darci un taglio con i bagordi, visto il periodo di vacche magre che funesta il regno di Albione, e non solo. Insomma basta con le Limo dei nipoti che entrano ed escono come matti dai vari nightclubs esclusivi e coolissimi, in compagnia di sedicenti fidanzate o top model in cerca del posto al sole (scarso, visto il clima britannico, ma tant'è). E fine anche con le cene a settanta candelabri, fiandra a gogo e argenti sbrilluccicanti, come si è visto nel modaiolo servizio sul Tg2 di ieri (Raidue a volte mi sembra Italia1, o forse mi sbaglio, è il contrario, ma chi se ne).
E soprattutto, udite udite!, la Reginissima ha (cito testualmente) "personalmente riciclato un vecchio abito per un vestito da indossare a una serata di gala." Ma dai! Ma pure tu!! Che donna, che mito. E il Principe Consorte porta le stesse braghe da una vita. Ma sono meravigliosi.
Io vorrei passare le vacanze da loro a Balmoral, come si vede nel bellissimo "The Queen" di Stephen Frears, a fare un tubo a parte passeggiare nella nebbia con i corgies che mi abbaiano intorno alle caviglie e fanno un casino della madonna, oppure ( a caccia no, mai, per carità) a leggere in bibilioteca, a scrivere lettere, ad annoiarmi come la morte ma in uno dei posti più ficosi del pianeta. Mi invitate, eh, lo fate? Dai, ditemi di sì. Se qualcuno della Royal Family è in ascolto, batta un colpo e mi contatti, io vengo lì anche se c'è solo da pelare le carote o fare il bagno ai cani, io ci sto.
La Regina butta un occhio nell'armadio reale e fa, questo può andare, questo ha le tarme ma il colore è ancora bello, questo l'ho portato quando ho incontrato Winston Churchill ma il taglio vintage quest'anno va un fracco, e così via. Tanto, sono almeno cinquant'anni che porta i cappellini color malva con le piumette e i fiorellini sopra come Clarabella, nessuno di noi ha mai fiatato, è super partes, super tutto. Una così può andare con la vestaglietta con le pannocchie che portava la mia mitica Nonna, ed essere bella e potente e terribile uguale. Ed è una lezione per tutte le donne, davvero:i vestiti sono belli, siamo d'accordo, averli belli è cosa buona e giusta, averne tanti è anche meglio. Ma quello che conta è che siamo regine, possenti e terribili, e non ce lo dovremmo dimenticare mai.